30 nov 2007

...Templari a Vaglio???

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Girovagando tra i blog della Basilicata o sulla Basilicata mi imbatto, o meglio reimbatto, nel filone templari. Il blog di Acerenza sostiene la tesi di una presenza templare in Basilicata non di scarso valore ma addirittura che in questa terra sia custodita la chiave per svelare segreti e misteri che da sempre hanno avvolto e accompagnato questa sacra militia.

Il mio pensiero a riguardo rimane immutato, da buon san Tommaso. Scettico ma pronto ricredermi...solo però quando ci saranno documenti ufficiali e storicamente provati. Aspettiamoli con ansia. Le intuizioni di qualcuno possono diventare manie o grandi scoperte.





Templari a Vaglio

La presente per informarvi di importanti scoperte storiche ultimamente venute alla luce nel Comune di Vaglio di Basilicata. Trattasi di importanti ritrovamenti relativi a dipinti, statue e affreschi che riconducono all’Ordine dei Templari,tema assai discusso in qesti ultimi tempi.Mi permetto di allegare alla presente un breve relazione preparata dal sottoscritto ed inviata poche ore fa al Corriere delle sera,Repubblica e speciale Domenica di Repubblica.Vi informo altresi’ che il giorno 1 Dicembre c.a. alle ore 17,00 a Vaglio di Basilicata si terra’ una importantissima conferenza che vedra’ presenti relatori di grosso spessore culturale e storico.La manifestazione oltree al partocinio della presidenza della Regione Basilicata ,Provincia e Ass.ti vari, godra’ dell’alto patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.Attendo vostro cortese riscontro, cordiali saluti
Dott.Nicola Barbatelli.


Mi chiamo Nicola Barbatelli e sono un Accademico Costantiniano, da alcuni anni mi interesso di studi Medievali e Storia Bizantina.Circa tre anni fa’ , decisi di entrare a far parte dell’ Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Gerusalemme, l’unica organizzazione Templare oggi legittima per continuita’ storica e per riconoscimento ufficiale da parte dell ORMOTE (Organisation Mondiale des Templiérs) .La passione per gli studi della tradizione Templare e per la Cavalleria medievale mi hanno condotto in quelle che sono le meravigliose terre Lucane dove storia e mistero si fondono in una realta’ a mio avviso volutamente “sfuggita” agli storici.Attraverso gli atti, simboli e inconfutabili prove storiche presenti, abbiamo ragione di credere che questi luoghi siano stati la culla della Gloriosa Milizia dell’ Ordine dei Templari.
Alcuni anni fa’ a seguito di uno zelante lavoro di ricerca, brillantemente condotto dai Fratelli Glinni, vennero portati alla luce elementi impressionanti relativi all’Arcibasilica Normanna di Acerenza, Banzi, e Forenza. Oggi tali studi unitamente ad imporanti atti in nostro possesso ci consentono di dimostrare senzai dubbio che il fondatore dell’Ordine Templare sia stato un Lucano nativo di Forenza. Purtroppo acclarati ed eminenti “storici” ritengono questa “ipotesi” del tutto infondata e quindi priva di alcun elemento probatorio.Anche se assolutamente mancati di alcun fondamento scientifico e storico, le nostre “ipotesi” ci hanno condotto nel meraviglioso territorio del Comune di Vaglio di Basilicata. Credo sia inutile ricordare al lettore quanto interessante dal punto di vista storico sia questo bellissimo luogo,meta di archeologi e storici di grande fama.
Lo stesso nome “Vaglio” deriva dal basso latino vallum o vallium (luogo cinto o vallo ossia fortificato da palafitte), successivamente chiamato Baglio da Giustiniani.In epoca cinquecentesca si chiamerà LOVAGLIO, mentre nel tardo XVII sec. prendera’ il nome di BALI.Sara’ solo nel 1794 che prenderà il nome di VAGLIO.Sosteniamo in base agli studi affrontati dal sottoscritto e dal parroco della Chiesa Madre,Don Teodosio Avigliano che il nome Vaglio possa derivare non da Vallum ma da Balium (cioe’ sede del Balivo) o addirittura da BAIOLUS (reggente protettore ambasciatore residente).Comunque sicuramente d’origine Celtica.Il centro abitato conserva la sua impostazione medievale caratterizzata dalla presenza di alcune torri necessarie alla difesa della stessa citta’ .Tra tutte emerge in maniera austera e superba la torre della meravigliosa Chiesa Madre costruita su pianta ottagonale.E’ proprio la struttura della torre che mi incuriosi’ particolarmente ,infatti la stessa è caratterizzata dalla presenza di quattro finestre che, in una determinata ora del giorno (ore 13 circa), lasciano filtrare un leggero raggio di luce capace di inscrivere una spettacolare croce templare.Cosa assai curiosa è il fatto che stranamente a Vaglio si adorano Santi venerati dai templari, in particolare è presente una scultura lignea rappresentante il fondatore della regola dell’Ordine del Tempio , San Bernardo da Chiaravalle.Questo fu solo l’inizio di una serie di altrettanto straordinarie scoperte che mi lasciano pensare con una certa serieta’ che Vaglio sia stato centro di importanti attivita’ logistiche e politiche della potente Milizia del Tempio.Questo ed altro ancora sara’ trattato durante una conferenza prevista per il giorno 01 Dicembre a Vaglio, dove storia, reperti, e curiosita’ saranno poste al vaglio di importanti storici e ricercatori che sicuramente sapranno interpretare e magari spiegare quei fenomeni chiamati “SIMBOLI”.
Nicola Barbatelli
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27 nov 2007

Si trova in Basilicata la migliore località del pianeta...

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Castelmezzano, un paesino tanto sconosciuto quanto bello

Si trova in Basilicata, secondo il sito di viaggi americano Budget Travel, la migliore località del pianeta tra quelle di cui non si è mai sentito parlare. Seguono Caraiva in Brasile, Estacada negli Usa, Irgalem in Etiopia, Puerto Angel in Messico, la regione dello Jura in Francia, Jomsom in Nepal e Sangkhlaburi in Thailandia
Roma, 25 nov. (Ign) - E' Castelmezzano, un paese
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Antichi approdi portuali in Lucania

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La presenza attiva di più approdi lungo la costa ionica della Basilicata già nel corso delle fasi finali dell’età del Bronzo appare pertanto concretamente proponibile. Nonostante l’attuale silenzio della documentazione archeologica su strutture portuali così antiche, è tuttavia possibile avanzare alcune, caute ipotesi sulla loro probabile ubicazione... http://www.consiglio.basilicata.it/pubblicazioni/ARCHEOLOGIA%20DELLE%20ACQUE/Giardino.pdf Share

Culto della Mater Dea nell’Italia Meridionale

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Il Culto delle Acque: il Pozzo Sacro e la Dea Acquatica

Atavici ricordi del culto della Mater Dea nell’Italia Meridionale


Il folklore italiano presenta spesso, nelle sue molteplici tradizioni e leggende, antichi retaggi culturali e rituali pagani assorbiti dalle usanze popolari, che però si ripresentano con forza nel tessuto sociale che ci circonda e che fanno capo alla dea dal volto bruno, la Mater donatrice di vita e di morte. Molteplici sono gli aspetti legati alla figura ctonia della dea della fecondità e tra questi di particolare rilievo appaiono quelli legati agli antri e al culto delle acque. Già dal VII sec. a.C. in moltissime grotte europee sono presenti i segni del culto delle pozze carsiche e delle sacre stalattiti o stalagmiti spesso ornate dai simboli della dea.

Se l’antro rappresenta il metaforico ventre della divinità, la stalattite diventa l’elemento priapico, l’immagine “acheropita” del dio generato dalla stessa mater. L’acqua accumulandosi in piccole cavità lascia il suo contenuto di carbonato di calcio e genera quelle concrezioni calcaree che sembrerebbero materializzarsi nel ventre della sua sposa. Elemento importantissimo del culto diventa così l’acqua e le sorgenti, il mistico liquido che microcosmicamente ricorda la misteriosa umidità del “sesso” femminile e i liquidi naturali secreti dalla donna, che avvolgono l’infante nel momento della sua nascita. Sarà questa acqua carbonatica che, a causa del suo colore lattescente, assume nell’immaginario popolare le sembianze del latte della Mater e dà vita alla tradizione tutta italiana delle “pocce lattaie” o “latte di grotta”. Ancora oggi, secondo le tradizioni contadine, l’acqua delle sorgenti o quella raccolta in piccole pozze carsiche ha notevoli poteri curativi il cui ricordo rimane ben saldo nelle culture contadine successive ove alla sacra “coppella” è sostituito il pozzo, simbolo religioso ma anche materiale dato che l’acqua in esso accumulata può garantire la sopravvivenza di una famiglia o del raccolto. Il culto del pozzo come luogo sacro è già testimoniato da ritrovamenti di ceramiche votive dell’Eneolitico e proseguirà successivamente, infatti sarà da questi atavici ricordi che nasce nel Medioevo la valenza magica di questi luoghi tramandata ancora oggi nelle leggende popolari che narrano di “pozzi dei desideri” ove basterebbe lanciare una moneta per realizzare quello a cui si aspira fortemente. Successivamente con l’avvento della religione cristiana questi antichi luoghi di culto vengono demonizzati, e quindi il pozzo diventa la via per accedere agli inferi o spesso legati a santi, alla Vergine,a Santa Verena o a Santa Brigida. Un interessante esempio potrebbe essere la il St. Brigid's Well a Liscannor, la leggenda narra che la Santa giunse in questo luogo e raccogliendo a se tutti i pagani li battezzò con l’acqua della fonte ivi presente e ancora oggi il 1 Febbraio, data non casuale ma coincidente proprio con l’antica festa del fuoco di Imbolc. Si narra che l'acqua del pozzo abbia notevoli poteri taumaturgici e così si usa bagnare un pezzo di stoffa nella fonte e passarlo poi sul volto per guarire malattie agli occhi e successivamente appeso su di un albero, rituale che ricorda i culti arborei da sempre legati alla dea. Altro luogo dedicato alla Madonna e alle miracolose acque è Chatres in Francia, sito sacro alle popolazioni celtiche e galliche che veneravano la dea madre all’interno di una grotta nelle vicinanze e utilizzavano le sacre acque ivi presenti per i loro rituali di fertilità.Tradizioni legate al culto delle acque e della dea le troviamo diffuse in particolare nel sud Italia ove la tradizione della dea si è conservata per millenni nelle figure delle “masciare” le streghe-guaritrici che ancora fino ai primi del ‘900 operavano nelle campagne. In Basilicata ancora oggi possiamo ritrovare nella toponomastica dei luoghi le tracce di un antico culto mai del tutto dimenticato, pensiamo a Melfi o al termine “Mofeta”, che riecheggiano il nome dell’antica divinità autoctona Meftis, dea della fertilità e prosperità e alla quale si raccomandavano le giovani spose partorienti, per arrivare al fiume Bradano, il cui nome nasconde nel “dan” il ricordo degli antichi popoli legati alla dea Dana, divinità che abbiamo incontrato anche nelle culture nordiche e che lega indissolubilmente popoli anche lontani tra loro come i Danai, i Dauni, gli Shardana, i Tuatha de Danann, i popoli autoctoni di quella zona dell’Europa dell’Est oggi vicina al Danubio e molti altri ancora. Molto interessante è poi Matera, la “Mater Dea” che nasconde nel suo grembo di cunicoli, antri e anfratti i ricordi della dea e dove ancora oggi o ancora si venera il culto della Vergine Bruna, la venere “nigra sum sed formosa” che, sotto le sembianze della Madonna, nasconde atavici ricordi di un culto mai scomparso. Un interessante centro è “Labrum” o meglio nota oggi come Lavello, “l’Abbeveratoio”, ove è stata portata alla luce una enorme acropoli nei pressi del cimitero cittadino e un tempio dedicato proprio a Mefite. Moltissimi poi sono i ritrovamenti legati a questa antica divinità, in località Murgia Timone ad esempio, nei pressi di Matera sono presenti monumenti enigmatici non molto facili da spiegare se non nell’ottica del culto delle acque. Questi sono costituiti spesso da un doppio cerchio di pietre con al centro un foro che conduce nell’ipogeo, il ventre della dea segnato dal circolo femmineo esterno che indica la sacralità del luogo. Spesso questa entrata era ricoperta da cumuli di pietre e alcuni sono ancora visibili con una funzione che spesso è considerata oscura e che troppo facilmente si è definita sepolcrale. In realtà questi cumuli lapidei, spesso definiti “specchie”, avevano un ruolo importantissimo nel culto della dea delle acque, infatti per un semplice fenomeno di condensa la brina che si accumulava durante la notte tra le pietre condensava di giorno cadendo così nella camera sottostante, per il primitivo erano proprio questi massi a creare il liquido vitale, la dea che con il suo fresco umore garantisce la vita e la fertilità e dunque luoghi ove sicuramente si raccoglieva l’acqua per abluzione rituali e per garantire prosperità alle donne. Moltissime poi sono le cisterne e le coppelle sacre presenti nelle rocce e che servivano per la raccolta delle acque.Nei pressi Vaglio e Macchia Rossano, scavi archeologici hanno portato alla luce templi costituiti da grossi massi sui quali erano intagliati dei canali che portavano in loco l’acqua delle sacre fonti presenti nella zona. Anche in questo caso le numerose iscrizioni ritrovate hanno permesso di attribuire il luogo al culto della dea Mefite, e successivamente a quello di Venere e della ninfa Oina, il cui ricordo ancora oggi si cela tra i ricordi di una festa patronale dedicata alla Madonna e ad una sorgente che si trova nelle vicinanze. Sicuramente questo luogo era dedito, oltre che al culto acquatico, alla pratica della prostituzione sacra tipica dei rituali della dea come testimoniato da alcune dediche a Venus Ercynia il cui rituale era legato alle sacre meretrici. La stessa idea la ritroveremo poi in due dei centri più antichi dell’area di culto in Lucania, datati VI sec. a.C., Garaguso e Armento ove la presenza di antiche canalizzazioni riportano prepotentemente ai rituali acquatici e delle fonti. Per quanto riguarda il primo, presso alcune sorgenti del paese sono stati trovati diversi depositi votivi, uno in contrada Fontanelle, il cui nome appunto ci rammenta il legame con i culti acquatici, e un secondo, scoperto nel 1922, in località Filera. Molto interessanti sono stati i rinvenimenti, statuette di divinità femminili in piedi o sedute, portatrici di frutta e fiori, la statuetta della dea accompagnata da un porcellino o meglio un cinghiale, animale totemico dei culti arborei e una focaccia su di un piccolo vassoio, offerte votive per chiedere fertilità alla dea. Altro interessante sito piuttosto simile a quello di studio è quello che si trova nel bosco di cupolicchio ad Albano di Lucania, qui sarebbero presenti massi erratici e rudimentali vasche ricche di pittogrammi e graffiti. La tradizione dei santuari dell’acqua è presente anche in Calabria, testimoniata da antiche tradizioni ancora oggi celate nel folklore locale, e così che per conoscere e entrare nel mistico “circolo femmineo” dovremo seguire le orme della dea che ancora oggi riecheggia nella regione tra cupe rocce megalitiche e volti di brune vergini. Una interessante scoperta che collega prepotentemente queste aree al culto delle acque e della mater è quella recentemente effettuata nelle campagne di Nardodipace in località Sambuco e successivamente nelle aree limitrofe dei territori comunali si Serra S.Bruno e Stilo. Qui sono state individuate strutture megalitiche datate V-III millennio a.C. sicuramente collegate al culto delle acque. In quelli che sono stati definiti dagli studiosi i siti “A” e “B” sono presenti strane strutture megalitiche e diverse coppelle rituali, anche di enormi dimensioni tanto da poterle assimilare a vasche che ci riportano ai culti precedentemente descritti. Non si conosce ancora la reale funzione di questi templi megalitici ma sicuramente essi sono legati al culto della fertilità e alla “mater aqua” che fa se stessa immanente nella grotta, alla guardia di quel mistico liquido che assicura la vita. Dopo aver esaminato il sito dal punto di vista geologico-petrografico però potremmo azzardare una interessante ipotesi, infatti il posizionamento di determinati siti megalitici non sarebbe casuale ma seguirebbe alcune particolari correnti di energia definite “telluriche”. Si potrebbe così pensare ad un criterio geologico-energetico nella scelta dei siti sacri, infatti la composizione litologica, idrologica e tettonica di un territorio influirebbe fortemente sulla vita umana, dato che le rocce, le discontinuità e i corsi d’acqua, in particolare quelli sotterranei, emettono delle radiazioni elettromagnetiche che, rientrando nello spettro compatibile alla vita umana, e cioè nel visibile e in parte dell’infrarosso, andrebbe ad interferire positivamente o negativamente, a seconda se assorbe o cede energia, con lo stesso. Nel nostro caso della composizione litologica notiamo come le rocce del sito siano composte prevalentemente da graniti, quarzo, diorite, monzonite, minerali che tendono a riflettere o emettere energie nel visibile interagendo così positivamente con la vita umana.Anche l’associazione di questi luoghi poi con il culto della Grande Mater non è estraneo alla cultura e tradizioni locali come testimoniato dai templi dedicati a Persefone e Demetra presenti nella vicina Vibo Valentia dove son state ritrovate moltissime sono le statuette votive raffiguranti la dea e il toro, i suo animale totemico. Ma forse ancora più importanti sono le testimonianze lasciate nelle famose lamine d’oro ritrovate a Vibo che ci descrivono il culto di Demetra e delle sacre acque riecheggiando atavici ricordi mai del tutto scomparsi.

“…troverai a sinistra delle case di Ade una fonte ed accanto ad essa un bianco cipresso:a questa fonte non avvicinarti neppure.Ma ne troverai un’altra, fredda acqua che scorre dal lago Mnenosyne:vi stanno innanzi custodi.Dì “son figlia della terra e del cielo stellato, Urania è la mia stirpe e ciò sapete anche voi.Di sete son arsa e vengo meno:ma datemi presto la fredda acquache scorre dal lago Mnenosyne”.Ed essi ti daranno da bere dalla fonte divinaE dopo d’allora con i sacri dei eroi sarai sovrana.A Mnenosyne è sacro questo (testo):per il mystes a quando sia sul punto di morire…


BIBLIOGRAFIA·

AA.VV. Popoli Anellinici in Basilicata Napoli 1971·

AA.VV. Il sacro e l’acqua. Culti indigeni in Basilicata, Roma 1998·

J.Frazer: “Il Ramo d’Oro” Bolati-Boringhieri·

A.Romanazzi: “La Dea Madre e il culto Betilico: Antiche conoscenze tra mito e folklore” Levante Editore Feb.2003



a cura di Andrea Romanazzi
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22 nov 2007

Basilicata autentica: Francis Ford Coppola

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Basilicata autentica: Francis Ford Coppola
VEDI VIDEO
My GrandFather Agostino Coppola was born in Bernalda...così inizia il racconto di Francis Ford Coppola sulla sua Bernalda e sulla sua Basilicata.
Sua poichè legata a evocazioni nati da racconti ascoltati da bambino chissà quante volte.
Quando vedi la Basilicata dal cielo vedi bellissimi campi, vigneti...bellissimi paesaggi. Vedi la terra come doveva essere! ...una regione di Italia che è ancora preservata, ancora autentica, ancora pura.

Questi sono alcuni estratti del video in cui vi è una sua intervista.
Il video integrale è ben montato con musiche, immagini e naturalmente la voce e la presenza di F.F. Coppola.
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13 nov 2007

I Campanacci di San Mauro Forte (MT)

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La Tradizione de “Il Campanaccio” a San Mauro Forte"Dalla sera del 15 gennaio, festa di San Mauro, fino all’alba del 17 successivo, festa di Sant’Antonio Abate, notti comprese, gruppi di persone di ogni età, provvisti di campane, di mortai di bronzo e di rudimentali tamburi, girano per le strade del paese, producendo rumori assordanti.I gruppi di campanari iniziano il loro lungo girovagare che ha sapore di festa e di penitenza, con tre giri intorno alla chiesetta di San Rocco, dov’è custodita e venerata l’effigie di Sant’Antonio Abate.I rumori che peraltro aprono i riti del Carnevale, si placano di tanto in tanto, quando i girovaghi campanari sostano per bere qualche bicchiere di vino, offerto nelle cantine di generosi oblatori o nei punti di ristoro appositamente predisposti lungo il percorso. Qui è possibile degustare salsiccia ed altri prodotti che si ricollegano all’uccisione del maiale, altro rito della civiltà rurale, legato alla tradizione del campanaccio."Queste poche righe rappresentano una succinta descrizione del “Campanaccio” ritualità consolidata nella tradizione di San Mauro Forte e oggetto di attenzione da parte di diversi antropologi e studiosi in genere, tra cui:• V. Di Noia, “Gli aspetti magico religiosi di una cultura sbalterna italiana, 1976”;• G.F. Di Sanza, “San Mauro Forte, le ore, 1956”;• P. Crachi, “Notizie storiche su San Mauro Forte, 1900”;• C. Levi, “Era Prometeo e S. Antonio, 1976”;• E. Spera, “Il carnevale in Puglia e Basilicata”;• GB. Bronzini.Il Campanaccio ha luogo in questo Comune nei giorni 15-16-17 gennaio, in coincidenza con l’inizio delle manifestazioni di carnevale.Allo stato non è possibile datare con certezza l’avvio di questo singolare rito.Di certo esso affonda le sue radici nei riti pagani propiziatori legati al culto della madre terra e della trasumanza, successivamente, è poi coincisa con le celebrazioni sacre in onore di S. Antonio Abate, senza mai confondersi.Legata al mondo contadino questa tradizione si è mantenuta viva finché nei nostri territori si esercitava l’economia rurale e cioè fino agli anni ‘50, non subendo interruzioni neanche durante il periodo della seconda guerra mondiale.Con la fine della vita rurale si è registrato un calo di interesse per questo rito, ma non si ricorda mai un anno in cui non vi siano state squadre di scampanatori per le vie del paese in tale ricorrenza...
http://www.sanmauroforte.com/eventi.html
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Cucina di carnevale

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Una pluralità di consuetudini culinarie erano e sono ancora proprie della festa carnevalesca. Attualmente, è quasi del tutto scomparso il senso dell’attesa e del rispetto delle tradizioni carnevalesche, ma in Basilicata si preparano ancora in questo periodo alimenti molto nutrienti: la pasta fatta in casa, la carne di maiale, i dolci fritti in abbondante olio o strutto. Durante il Carnevale era abitudine preparare pasti lauti ed abbondanti, in particolare la domenica o il martedì grasso, oppure in ambedue i giorni. E’ necessario precisare che per le notizie raccolte ci riferiamo agli anni che vanno dal 1950 al 1975 circa. Alcuni autori ci forniscono informazioni più recenti per Cirigliano, Roccanova, San Mauro Forte e Tricarico. Il quadro della documentazione desunto dalle fonti edite non è molto ricco di dati. Le maggiori testimonianze si hanno per le città di Matera e Potenza. http://www.consiglio.basilicata.it/basilicata_regione_notizie/brn3_4-1995-pdf/14%20Cibi%20tipici%20Carnevale.pdf Share

YouTube - Peppe Barra - Canto dei Sanfedisti

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YouTube - Peppe Barra - Canto dei Sanfedisti Allu suono d'a grancascia viva lu popolo bascio, allu suono d'e tammurrielli so' risurte li puverielle, allu suono d'e campane viva viva li pupulane, allu suono d'e viuline morte alli giacubbine!!!Viva 'O Rre!!!Viva le Due Sicilie!!! Share

05 nov 2007

Il Carnevale di Tricarico (MT)

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A Tricarico, piccola località in provincia di M... A Tricarico, piccola località in provincia di Matera, il Carnevale inizia il 17 gennaio, in occasione della festa di Sant'Antonio Abate. All'alba del 17 gennaio, la popolazione di Tricarico viene svegliata da un cupo suono di campanacci agitati da alcuni figuranti travestiti da vacche, giovenche e da tori governati da un vaccaro, che si radunano presso la chiesa dedicata al Santo per la benedizione. Di qui inizia un corteo" nel rito della transumanza attraverso le vie del paese. Quest'anno il Carnevale si conclude il 18 febbraio con il rito dell'uccisione sul rogo del fantoccio di Carnevale, con pianto e stazio della moglie Quaremma.

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Montescaglioso (MT) e i cucibocca

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I PERSONAGGI DEI CUCIBOCCA APPAIONO A MONTESCAGLIOSO IN OCCASIONE DELL'EPIFANIA.
SIMULANO LA CUCITURA DELLA BOCCA DEI BAMBINI CATTIVI CON GROSSI AGHI

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Carnevale di Teana

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Teana: un Carnevale Lucano
...Un gruppo di “brutti ceffi” appare improvvisamente. Tra questi possiamo riconoscere una Sposa e uno Sposo, quattro Carabinieri, un Prete e il suo Sacrestano, un Giudice e due Medici. Poi c’è una banda informe e malvestita di “cafoni” uomini e donne: calze di seta, scarponi vecchi, gonne stropicciate giacche ripezzate, coppole, pantaloni di velluto. Tra questi mi vengono presentati: “U Pezzente”, “Quaremmma”, “Carnevale”.

Il primo porta una sacca di Juta a tracollo, dove riporre il frutto della mendicazione. Carnevale è un povero contadino ormai perso nei fumi dell’alcol, dell’ozio e della buona tavola. Quaremma, moglie di Carnevale, ama profondamente suo marito, nonostante la sua scarsa propensione a provvedere agli impegni familiari ed a sfamare i 7 figli, forse per qualche non misteriosa dote nascosta. A causa della sua vita immorale e “scellerata” è agli arresti, trascinato con le corde da due Carabinieri. Ma c’è un’altra figura, feroce selvaggia e inquietante, completamente coperta di peli, incatenata e condotta anch’essa da due carabinieri, che avanza minacciosa, spaventando bambini e ragazzi: l’Orso! Così questo strano corteo attraversa i vicoli del Paese, accompagnato, da tarantelle e zampogne, danzando in ogni piazzetta, scherzando, seguito da ragazzi che scherniscono l’orso, e con la gente che saluta dalle finestre.

Portafortuna, con una gabbietta al collo con dentro un porcellino d’india (la mattina però era una colomba...magia?) bussa alle porte. La gente apre, infila un' offerta in un barattolo e ritira un bigliettino della fortuna. Così ecco che una signora di 93 anni, dopo aver aperto la porta e infilato l’offerta, non resiste al suono delle zampogne e dell’organetto e scende armata di cupe-cupe, a ballare sulla piazzetta.

La meta finale è la piazza dove si svolgerà il processo a Carnevale con un confronto serrato tra avvocato difensore e accusatore. Ma il giudice, come Pilato, lascia che sia il popolo a decidere, e nonostante i pianti strazianti di Quaremma e figlie, la condanna a morte per fucilazione è inevitabile. L’esecuzione immediata si concluderà con la fuga dell’Orso che porterà via il corpo straziato di Carnevale fuori dalle mura cittadine...Così termina questa parodia “sacrilega” della passione di Cristo, in questa giornata in cui è concesso scherzare di tutto, irridere i notabili del paese, prendersi in giro, esprimere il desiderio di una vita meno rigorosa.

“Il pianto di Quaremma e figlie si rifà in qualche modo al tradizionale lamento funebre delle nostre nonne - secondo Rosa Santini, responsabile della Pro-Loco. Tutto si svolge in modo improvvisato, dove l’unica cosa rigorosamente stabilita sono i ruoli delle figure principali.” Se cerchi un volto sotto le maschere ti accorgi che spesso gli occhi non sono giovani come si potrebbe pensare e che non è una festa di soli ragazzi, ma coinvolge gente di ogni fascia di età. Un “Carabiniere” (anche se sembra un agente della “poliza” albanese) mi confessa che quest’anno non ha fatto la sposa perché se lo fa ogni anno poi lo riconoscono.

La festa ha una sua “gemella” ad Alessandria del Caretto in Calabria, nell’altro versante del Pollino, e chissà in quante altre località è andata ormai perduta. Il Processo si svolge ogni anno l’ultima domenica di Carnevale e si comincia a sfilare per le vie del paese dalle 10 di mattina circa. La serata si è conclusa con la sagra dei “maccaroni con la mollica” e della “cuculella” (formaggio uova patate) due piatti tradizionali della cultura gastronomica di Teana.

Non perdetevi l’occasione di visitare anche il bel Museo della Civiltà Contadina, ricco di materiali, sapientemente raccolti e conservati, ed anche ben esposti. Da Teana il panorama spazia verso i monti dell’Appennino Lucano, fino alle vette del Pollino. Ad oriente si aprono le pianure dello Ionio, quelle terre che qualcuno avrebbe voluto condannare a cimitero nucleare.
Viaggiare nel Pollino
Pubblicato su Lucanianet e Apollinea 2004
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Carnevale di Pedali

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A Pedali, nel comune di Viggianello (PZ), "Carnevale" viene portato a dorso d'asino per le vie del paese e a bere al bar... senza scendere. Alla fine viene bruciato sul rogo.

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