29 set 2008

Pisticci TRIBUTO A ROCCO SISTO - Attore Occasionale

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Intervista a Rocco Sisto, attore occasionale nel film" Cristo si è fermato ad Eboli"e alla figlia.Le immagini credo siano state girate nel 1979. Share

Baragiano La terra di Basileus

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Un percorso a ritroso di una storia millenaria che, dall'Età del Ferro attraversogli splendidi fasti della Magna Grecia, qui custodisce autentici tesori solo in minima parte conosciuti. Alla scoperta degli interessanti siti archeologici dove è stata rinvenuta la tomba del "Basileus", oppure dei monumenti sacri o dei riti secolari che ancora si tramandano. Immagini suggestive ed inedite dei reperti archeologici della necropoli, delle chiese, delle feste patronali, del "passaggio della spina". La Baragiano di ieri ma anche quella di oggi, con le sue manifestazioni e la bellezza di una valle in cui abita ancora la leggenda. Share

27 set 2008

Il Sole e la luna

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IL SOLE E LA LUNA

Quando il Sole e la Luna si incontrarono per la prima volta,si innamorarono perdutamente e da quel momento cominciarono a vivere un grande Amore...
Allora il mondo non esisteva ancora e il giorno che Dio decise di crearlo, gli donò il tocco finale... la bellezza!
E decise anche che il Sole avrebbe illuminato il giorno e la Luna la notte, obbligandoli senza volerlo a vivere separati. I due si intristirono molto quando capirono che non si sarebbero mai più incontrati. La Luna diventava sempre più amareggiata malgrado la brillantezza che Dio le aveva donato, Lei soffriva di solitudine...Il Sole, a sua volta, aveva guadagnato un titolo di nobiltà "Re degli Astri", ma anche questo non lo rendeva felice... Dio li chiamò e li disse"non avete nessun motivo per essere tristi dopotutto avete una brillantezza che vi distingue l'uno dall'altra. Tu Luna, illuminerai le notti fredde e calde, incanterai gli innamorati e sarai molte volte motivo di poesia... Quanto a te Sole, sostenterai questo titolo perchè sei il più importante degli astri, illuminerai la Terra durante il giorno, fornirai calore agli esseri umani e la tua semplice presenza farà le persone felici... La Luna si intristì molto per il suo terribile destino e trascorreva i giorni piangendo. Il Sole soffriva per la tristezza della Luna, ma non poteva lasciarsi andare perchè doveva darLe la forza di accettare il destino che Dio aveva deciso per loro. La sua preoccupazione era tanto grande che pensò di chiedere un favore a Dio: "Signore, aiuta la Luna, per favore, lei è più fragile di me, non sopporterà la solitudine". E Dio con la sua bontà creò le stelle per tenere compagnia alla Luna. La Luna quando è molto triste ricorre all'aiuto delle stelle, che fanno di tutto per consolarla, ma quasi sempre non ci riescono. Tutt'oggi loro vivono così... separati. Il Sole finge di essere felice, e la Luna non riesce a nascondere la Sua tristezza. Il Sole è ancora caldo di passione per la Luna e Lei vive ancora nell'oscurità della solitudine. Il desiderio di Dio era che la Luna dovesse essere sempre piena e luminosa, ma lei non riusciva ad esaudirlo.. Perchè è una Donna e una Donna nella sua Vita ha delle fasi: quando è felice riesce ad essere piena e luminosa, ma quando è triste è calante, e quando è calante non è nemmeno possibile vedere la Sua brillantezza. Luna e Sole seguono il loro destino, Lui solitario ma forte, Lei in compagnia delle Stelle ma debole. Gli umani cercano in tutti i momenti di conquistarLa, come se questo fosse possibile. Ogni tanto alcuni uomini La raggiungono ma ritornano sempre soli, nessuno di loro è mai riuscito a portarLa fino alla Terra, nessuno di loro L'ha veramente conquistata, anche se pensavo di averlo fatto. Dio ha deciso che nessun Amore in questo mondo fosse del tutto impossibile, neanche quello tra la Luna ed il Sole ed è stato allora che ha creato l'eclissi. Oggi Sole e Luna vivono nell'attesa di questo istante, unico momento raro che li è stato concesso. Quando guarderemo il cielo e vedremo il Sole nascondere la Luna è perchè sdraiandosi su di Lei, incominciano ad amarsi.... La brillantezza della loro estasi è così grande che gli occhi umani non possono guardare l'eclissi... gli occhi potrebbero rimanere accecati... nel vedere tanto Amore.http://tracieloemandarini.blogspot.it/2008/09/il-sole-e-la-luna.html Share

22 set 2008

Tricarico su Familylife TV

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M’ accompagna lo zirlio dei grilli e il suono del campano al collo d’un’ inquieta capretta. Il vento mi fascia di sottilissimi nastri d’ argento e là, nell’ ombra delle nubi sperduto, giace in frantumi un paesetto lucano. Rocco Scotellaro, Lucania, 1940(?)
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20 set 2008

Giorno triste nella casa Tra Cielo e Mandarini

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Igor e dietro Lola
Giorno triste nella casa tra cielo e mandarini.
Tra i campi, a lato di un albero, trovo Igor steso a terra. Morto da un paio di giorni, credo. Non lo vedevo da qualche giorno, non rispondeva al mio richiamo: IGOR, IGOR. Non rispondeva al mio fischio, un richiamo che  lui conosceva benissimo. Non ci ho fatto caso.
Era normale che sparisse. Lui era libero, senza catena, senza guinzaglio, senza collare,come tutti i cani nella casa TRA CIELO E MANDARINI.
Aveva l'abitudine di andare e venire. Credevo che si fosse allontanato in cerca di compagnia femminile. Ogni tanto scompariva per qualche giorno e poi ritornava magro, stanco, affamato ma felice e scodinzolante. Veniva vicino con la testa china sapendo che lo avrei rimproverato ma sapeva anche che lo poi avrei accarezzato. Lo sgridavo e gli davo qualche pacca sulla testa. Igor sapeva che quello era il prezzo che doveva pagare per quella fuga verso l'amore.
Lo si poteva rimproverare? Certo che no! Il mio era un rimprovero di forma più che di sostanza. In realtà era un carezza.
Anche ora, lì steso al suolo l'ho accarezzato. Lui,però, questa volta non ha scodinzolato e nemmeno roteato. Era solo disteso e immobile.
Igor è' stato compagno fedele, mai invadente, mai eccessivo. Era li, silenzioso, con gli occhi a seguire ogni movimento. Con il suo abbaiare forte e cavernoso era il primo ad avvisarti che qualcuno era al cancello. Era il primo ad accoglierti al rientro e l'ultimo a lasciarti quando andavi via.
Ora Igor era in silenzio, morto,  investito da un'auto. Questo era il suo destino. Doveva finire come era cominciato
Lo presi tanti anni fa, da un canile municipale dopo che era stato investito, anche allora, da un'auto. Erano lui e la sorella, mi dissero. Quella volta, Igor sopravvisse, la sorella no.Lo presi con me e lo portai nella casa Tra Cielo e mandarini.
Igor é, scusate, era un pastore maremmano, dolcissimo ma diffidente. Giocava con i gatti, divideva con loro il mangiare. Era il padrone indiscusso di quel territorio. Romeo, un piccolo meticcio, era la sua ombra e si sentiva al sicuro. Entrambi bianchi, entrambi girovaghi per il loro "feudo". Erano belli da vedere insieme. Lola, una pastore maremmano, li aspettava e quando ritornavano li ringhiava e li rimproverava. Come una donna rimprovera i suoi uomini quando non tornano presto a casa.
Quel giorno, proprio Lola mi ha accompagnato e indicato il corpo inerte di Igor. Mi prendeva la mano e mi tirava.
Seguendola ho visto da lontano la sagoma, Ho Chiamato:  "Igor, Igor." Ho fischiato. Già sapevo!
Portato da Lola , gli ho accarezzato il capo, ma lui non ha scodinzolato.
Romeo in lontananza guarda senza avvcinarsi.
C'è tristezza tra gli abitanti della casa tra cielo e mandarini.
Ashua e Byron
A Igor, ma anche a Byron, Ashua, ed altri fedeli amici che in passato mi hanno regalato momenti splendidi, dedico questa poesia di Pablo Neruda ODE AL CANE :
"Il cane mi domanda e non rispondo. Salta, corre pei campi e mi domanda senza parlare e i suoi occhi son due domande umide, due fiamme liquide interroganti e non rispondo, non rispondo perchè non so e niente posso dire. In mezzo ai campi andiamo uomo e cane. Luccicano le foglie come se qualcuno le avesse baciate ad una ad una, salgono dal suolo tutte le arance a collocare piccoli planetari in alberi rotondi come la notte e verdi, e uomo e cane andiamo fiutando il mondo, scuotendo il trifoglio, per i campi del Cile, fra le limpide dita di settembre. Il cane si arresta, corre dietro alle api, salta l'acqua irrequieta, ascolta lontanissimi latrati, orina su una pietra e porta la punta del suo muso a me, come un regalo. Tenera impertinenza per palesare affetto! E fu a quel punto che mi chiese, con gli occhi, perchè ora è giorno, perchè verrà la notte, perchè la primavera non portò nel suo cesto nulla per cani vagabondi, ma inutili fiori, fiori e ancora fiori. Questo mi chiede il cane e non rispondo. Andiamo avanti, uomo e cane, appaiati dal mattino verde, dall'eccitante vuota solitudine in cui solo noi esistiamo, questa coppia di un cane rugiadoso e un poeta del bosco, perchè non esistono uccelli o fiori occulti, ma profumi e gorgheggi per due compagni, per due cacciatori compagni: un mondo inumidito dalle distillazioni della notte, un tunnel verde e poi una prateria, una raffica di vento aranciato, il sussurro delle radici, la vita che cammina, respira, cresce, e l'antica amicizia, la gioia di esser cane e di esser uomo tramutata in un solo animale che cammina muovendo sei zampe e una coda intrisa di rugiada." Share

14 set 2008

LE BRIGANTESSE- I MASSACRI DEI SAVOIA

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Drude Brigantesse Ancora un altro video sui Savoia sulla vera storia della conquista del Sud Share

Grottole: il castello e Abufina

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Una notizia, non ancora verificata, narra che il castello di Grottole fu fatto costruire nell'851 da Sichinulfo, un duca longobardo principe di Salerno. Fatto edificare con materiale calcareo e difeso da una serie di merli e feritoie, per i numerosi arcieri, difendeva la città di Grottole, che anticamente, come si legge nei Registri Angioini, era cintata di mura con vallo e ponte levatoio. Probabilmente il duca Sichinulfo aveva voluto questa fortezza soprattutto per difendere i territori venuti in suo possesso. Oggi non rimane che un colossale torrione, con una sola finestra spalancata verso il paese e, se la si osserva con attenzione nelle notti di luna e nei mesi da aprile a giugno, è facile vedervi una figura di una donna, Abufina, la più bella e la più sfortunata ragazza mai vissuta a Grottole. E’ la storia di un grande amore che inizia così. Un giorno Abufina, bellissima dama, ricamava seduta accanto alla finestra del torrione: ella possedeva la pelle bianca come latte e pensava al suo amore, Selepino, che combatteva in terra lontana. All’improvviso, mentre era intenta ai lavori domestici, avvertì lo scalpitio di un cavallo; era un messaggero che portava un plico che così recitava: “Vieni, Abufina, vieni da me; io che uccido i nemici, me l'amore mi uccide; vieni, Abufina, vieni da me: insieme con te al castello di Grottole sol tornerò; fà presto, fà presto...”. E Abufina partì, ma il bianco cavallo, distratto dalle pietre luccicanti e scivolose del fiume Basento, s’impennò, e la bella fanciulla fu travolta nei vortici del fiume. La leggenda narra che il signore del castello, per onorare la memoria di una fanciulla, Abufina, morta per andare incontro al suo amore vi collocò una lapide (di cui era possibile vedere fino agli inizi del secolo scorso dei frammenti) con una scritta: “Ad Abufina la bella, che corse, cui fu dolce morire d'amore; questa torre che fu tua dimora, parli sempre alle genti di te. Ogni amante ti porga un saluto, e si stringa al suo cuore l'amata...”. Ancora oggi il Basento, pentitosi per aver distratto il cavallo bianco, pare che mormori ogni tanto il nome di Abufina. fonte:http://www.icastelli.it/regioni/basilicata/matera/grottole.htm Share

09 set 2008

...dopo più di 10 anni.

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09.09.08, e viaggiavo sulla fondovalle dell'Agri direzione sud.
Come al solito ero affascinato dalle strade e dai panorami della Basilicata ma ad un certo punto, verso la fine della strada ho visto, anzi rivisto, un casello ferroviario che immediatamente mi ha rimandato indietro a dieci anni fa.
In passato avevo l'abitudine, la buona abitudine, di avere con me un diario di viaggio.
All'epoca viaggiavo quasi sempre in autostop. Ho cercato tra i vari cassetti e ho trovato gli appunti di quei giorni. Precisamente di quel giorno d'agosto di undici anni fa, era il 4.08.1997. Io e un mio collega universitario (Marco A.), avevamo appuntamento a San Brancato di Sant'Arcangelo. Di lì, poi, insieme ci saremmo dovuti recare da un certo Pasquale A., pastore e suoantore di uno strumento a fiato ( tipo flauto) da lui creato. Uno dell'ambiente universitario di antropologia culturale ed etnomusicologia parlò di lui al dipartimento. Ci mandarono immediatamente ,  a me e Marco, ad incontrare e intervistare Pasquale.
Arrivammo da lui come un troupe televisiva, armati di telecamere, faretti, registratori, macchine fotografica ecc. Immaginate dieci anni fa, appena dieci, quale ingombro potevano avere questi marchigegni. Meno male che Marco venne in auto. Passamo tre giorni tra le campagne e boschi,di Roccanova e Sant'arcangelo. Tre giorni con Pasquale, la sua musica, le sue pecore e suoi cani. Ma questa è un'altra storia.
Di quei giorni ho trovato, tra gli appunti, le note del viaggio di andata e qualche fotografia di Pasquale. Il resto credo sia conservato nell'archivio del dipartimento dell'Università.
 Ecco il racconto di quel pomeriggio caldo di agosto: 4/8/97 Sono partito da casa che erano quasi le tre, dopo trenta minuti più o meno, ed aver lasciato la Basentana, sono al bivio di Craco – Pisticci. C’è una fontana, un pilaccio; l’acqua è fresca e saporita e il suo gusto rimane nel palato. Mi sposto alla ricerca d’ombra. Alla mia destra si vede, lì su un colle, la torre della vecchia città di Craco, alla sinistra Pisticci.Tutto intorno non varia mai, il colore, la luce. Sono dentro i calanchi. Cammino nel suo cuore. Ogni tanto mi volto, mi sembra di sentire il rumore di un auto in arrivo. Non è sulla mia stessa strada. Il rumore è di un auto che percorre chissà quale strada vicina. Avverto di tanto in tanto odori d’animali morti, in stato di putrefazione. Vedo anche delle carcasse che qualche automobilista distratto e veloce ha lasciato dietro di se. Mi tolgo gli occhiali da sole per non avere filtri. Cerco un po’ di ombra, ma intorno solo calanchi e qualche arbusto bruciato dal sole. I calanchi mi fanno venire in mente le mani d’anziani contadini bruciate dal sole e indurite dai calli del lavoro. Alle 15.40 circa, un uomo si ferma con la sua auto e mi carica. Mi lascia dopo alcuni chilometri su un cavalcavia. Aliano- Santarcangelo a destra, Tursi a sinistra. “ Circa duecento, trecento metri in fondo, c’è una vecchia stazione d’autobus abbandonata. Però qualche auto si ferma ogni tanto.”- Mi dice l’automobilista. Sono sulla s.s. 598, fondo Val d’Agri. La stazione è molto più che a trecento metri. Alle mie spalle i calanchi s’allontanano con loro anche l’aria rarefatta dal calore. Un paesaggio più verde e ospitale s’estende ai lati della strada. Gli alberi e le colture rinfrescano l’atmosfera. Arrivo alla stazione abbandonata. C’è una fontana. L’acqua è fresca e piacevole, mi rinfresco il collo e mi bagno i capelli, sento l’acqua scivolare giù per la spalla. Oltre a me nel piazzale della stazione c’era un vecchio, mezzo cieco, mezzo zoppo e, mi accorsi dopo, mezzo rimbambito. Lancia bottiglie e carta sulla strada. Mi chiama a se e il suo interesse sono i miei occhiali da sole. Mi chiede se sono occhiali da sole. Gli piacciono. I suoi sono anche loro tutti neri ma sono da vista e con orgoglio mi racconta che gli sono costati duecentocinquanta mila e in più ha pagato settantacinque mila per la vista oculistica. C’è un suo amico che se li vuol comprare però gli vuole dare solo mille lire. Sono le 16: 30 circa. Alle 18: zero ho appuntamento con Marco a Sant’arcangelo. Penso di essere a trenta chilometri dal paese. Gioco con la mia ombra proiettata sull’asfalto.Il vecchio si è spostato all’altro lato della strada. Non so precisamente che cosa faccia qui. Mi ha detto che deve andare a Montalbano. Intanto, continua a lanciare oggetti in mezzo alla strada. Spezza dei rami e li scaraventa sull’asfalto. Ogni volta che un auto passa su qualcosa lanciata da lui si mette a ridere, e ride con soddisfazione. Ad essere sincero faceva ridere anche me. Questa strada è percorsa da molte auto ma nessuna finora si è fermata. L’aria è meno calda ed afosa Il passaggio dai calanchi ai frutteti è improvviso, per niente graduale. I colori anche qui sono forti e vivaci. Il contorno stride con la stazione, con le sue tinte, sbiadite dal passare del tempo e delle stagioni. Le lettere del nome della stazione, attaccate sul muro si stanno sbriciolando. Altre si sono staccate lasciando l’orma sul muro; ancora si riesce a leggere la scritta Montalbano J.co. Intorno alla costruzione, nel gran piazzale, giganteschi salici piangenti creano ombra. Ore 16: 30, un ragazzo con una Uno bianca si ferma. “Santarcangelo. Verso Santarcangelo?” Chiedo. Mi guarda, sorride, mi fa cenno con la testa di salire. “Ti ho visto sulla strada, prima ancora ho visto quel vecchio. Pensavo fosse successo qualcosa.” Dice. “Poco fa ho soccorso un tipo che s’è ferito, cosa da poco, in un piccolo incidente sulla strada. Poi sono ritornato in azienda, dove lavoro, ho preso il muletto e ho spostato la sua auto dal centro della strada.” Gli chiedo dove lavora. “In un azienda agricola”, risponde. “È grande oltre duemila ettari. Il proprietario possiede la maggior parte delle terre da qui fino a Policoro. Neanche lui sa precisamente dove finiscono ed iniziano” Il ragazzo è simpatico e sembra anche abbastanza sveglio. “Come ?!” Esclama quando gli dico di non conoscere questo De Ruggieri, padrone di tutte queste terre. “ Per farti un esempio. Il castello ed il borgo vecchio di Policoro sono di De Ruggieri.” Non riesco ad immaginare come si possano possedere duemila ettari di terra. Provo a visualizzare il viso ed il comportamento di questo feudatario del duemila. Cambio argomento e gli chiedo informazioni su Sant’arcangelo. “ Non c’è vita perché non c’è gioventù. E non ci sono giovani perché non c’è lavoro” Il ragazzo mi racconta storie già ascoltate e conosciute. È la storia di tutti questi paesi del sud e profondo centro sud, tagliati fuori dei programmi di sviluppo. “Solo nella provincia di Parma”, continua, “ ci sono circa sessanta ragazzi tra i venti ed i trent’anni. Poi ci sono altri che sono andato a Reggio Emilia, a Ferrara, Modena. Qualcuno è andato in Svizzera dove aveva dei parenti. La nuova America o Germania, oggi è l’Emilia Romagna. La c’è lavoro e anche il divertimento. Non è mica come qua.” Dopo un po’ di chilometri arriviamo in paese. Mi chiede se devo andare in un posto preciso nel paese. Gli dico che devo fermarmi a San Brancato, vicino alla stazione dei carabinieri, dove ho appuntamento con Marco. “ Io vado a Sant’arcangelo. Faccio il giro lungo e ti accompagno” Mi porta al luogo dell’appuntamento e scendo. “ Grazie”, dico e “ io mi chiamo Giuseppe” “Vito”. Sorride come quando s’è fermato e se ne va. Sono le 17: 00 passate. Dovrò aspettare un’ora prima che Marco arrivi Share

07 set 2008

Brienza: il castello Caracciolo e la leggenda di Bianca

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LA leggenda di Bianca e il castello Caracciolo di Brienza A Brienza (PZ) si racconta che nel castello che domina il borgo, tra i tanti ospiti che qui hanno trovato accoglienza e animato le sue stanze e i suoi saloni , una in particolare abbia lasciato un segno indelebile. Un segno rimasto vivo tra le mura del castello che sussurrano storie di uomini valorosi e di dame bellissime. Su tutte risuona la storia dei Bianca da Brienza. In questo castello, verso la metà del 1300, pare, vi vivesse unadonna di nome Bianca, bella e lussuosa. Ella era solita dare delle feste alle quali prendeva parte vestita dai soli gioielli di cui era fiera; intratteneva i suoi ospiti danzando languidamente e tuffandosi in un mastello pieno di monete d'oro. Si narra che il suo tesoro fosse custodito in una stanza segreta del castello che possedeva 365 stanze, tanti quanti i giorni dell'anno. La stanza in cui il tesoro fosse nascosto è la 366, una stanza segreta. Tanto segrata che i soli a conoscerne il tragitto fossero Bianca e la sua fedele ancella. Ma il destino eveva in serbo per lei una percorso diverso dal lusso e dagli agi del castello di Brienza. Durante un viaggio verso Amantea fu catturata dai pirati e portata ad Algeri; qui un pascià se ne invaghì e la volle con sè. Da quel momento non si seppe più nulla di lei e del suo tesoro. Tutt'oggi la 366 stanza non è stata scoperta e, secondo la leggenda, chi troverà questa stanza diventerà ricco e padrone del tesoro. Share