Tra le tante ipotesi dell'origine del nome Lucania, da Lucus, quella che ritorna più spesso è"TERRA DELLA LUCE" . E in alcuni luoghi avvengono fenomeni legati alla luce. Molti li che abbiamo dimenticati o peggio fatti scomparire. Negli ultimi anni particolare attenzione è stato rivolta al calendario astronomico preistorico, situato nel Parco gallipoli Cognato, nel cuore della Basilicata. Altri luoghi sono sopravvissuti al tempo e agli uomini e portano il segno del rapporto sacro tra luce e terra.
Qui al solstizio d'estate un raggio di sole filtra attraverso una delle finestre presenti nella cripta e si sovrappone, illuminando, un fiore a sei petali posizionato sul pavimento della cripta (XII sec.)
Le fotografie sono state scattate alle 16.30 circa. Tutto il merito va a Eufemia Verrascina.
Gli orti saraceni , costituiti da superfici terrazzate a ridosso delle mura dell’abitato, erano dei veri e propri orti nei quali si coltivavano in modo intensivo piante officinali di uso domestico, quotidiano e stagionale.
Infatti prima che guerrieri, gli Arabi nelle zone di origine erano allevatori ed ingegnosi agricoltori degli aridissimi pascoli e delle oasi della penisola arabica.
Come agricoltori elaborarono ingegnose tecniche agronomiche che, attraverso il controllo dell’irrigazione e
In un articolo su i Paesaggi nei documentari di "Sentieri Selvaggi", trova ampio spazio " un’antica cerimonia ( Il Rumito) di un paese della Lucania, in cui degli uomini si ricoprono di rami dalla testa ai piedi per trasformarsi in veri e propri uomini-albero, il paesaggio si trasforma radicalmente, diventa parte integrante del movimento dello sguardo della camera, è ciò che scopre... e che maschera (è la natura a muoversi all’infinito, mentre i corpi sono spesso immobili, tranne quando si trasformano in alberi).
Alberi mostra allora un movimento del mondo che lavora il tempo antico della cerimonia, mostrando uno spazio che diventa senza tempo (pur essendo “reale”). Il “movimento di mondo”, è ciò che
Popolazioni dell'Italia antica - I millennio a.C. . verde chiaro: Popolazioni celtiche; giallo: Camuni; verde scuro: Reti; bordeaux: Veneti; verde marcio: Liguri; viola: Etruschi; rosso: Latino-Falisci e affini; blu: Osco-Umbri; arancio: Illiri; verde: Nord-Piceni. - Espansione Osca: V secolo a.C., Invasione Celtica: V-IV secolo a.C. Fonte: Delia Guasco - Popoli italici - L'Italia prima di Roma, Giunti editore 2006
Interessante nota di Avigliano Avellana, un profilo Facebook che fa riferimento alla cittadina lucana di Avigliano, che qui volentieri pubblico:
Quasi il 30% dei vocaboli del dialetto aviglianese sono di origine osco lucana ed enotria, il restante 51% latina e poi molti di origine longobarda e normanna, qualche termine di origine spoagnola ed anche araba mutuata dal periodo normanno-svevo.
Ma chi erano gli Osco Lucani?
Probabile che il nome Lucania deriva dal termine osco lukon che significa lupo, infatti la popolazione lucana era appartenente al ceppo italico e di lingua osca, che giunse, nel V secolo a.C., nella terra che da essi prese il nome di Lucania, territorio genericamente compreso tra i fiumi Sele,Bradano, Laos e Crati, fino ad allora chiamato dai Greci Enotria.
La teoria fa riferimento all'uso delle popolazioni sabelliche di adottare un animale totemico come guida nelle loro migrazioni, secondo l'uso della Primavera sacra; tuttavia, proprio
Quando ero piccolo, dopo aver trascorso i pomeriggi in partite infinite, escursioni ed esplorazioni, che solo a pensarci anni dopo ancora non mi capacito di come sia riuscito a sopravvivere e ad uscirne praticamente illeso, capitava che nelle tarde serate d'estate si ascoltasse gli anziani che raccontavare storie e leggende. I racconti si riempivano di monachicchi, lupi mannari, spiriti, anime, palazzi magici. Nessuno contestava la veridicità delle storie, l'autorevolezza dell'anziano non si discuteva e pareva che queste avventure lui le avesse vissute sul serio. Ma una particolarmente mi colpiva e riascoltavo con piacere, era la storia della nascita di Metaponto e del mulino sotterraneo che macinava l'oro nei pressi delle Tavole Palatine.
Naturalmente le storie ogni volta subivano variazioni, tagli, aggiunte e personalizzazioni, i nomi erano vaghi e indefiniti, ma la sostanza era quella. Ho ritrovato, con grande piacere e un pizzico di malinconia, su una rivista " LA BASILICATA" del 1928, la versione forse originale e ispiratrice di quei racconti .
La nascita di Metaponto
Dopo tre giorni e tre notti, il mare era sempre più nero di sdegno e di tempesta. Dalle 90 navi partite da Troia per tornare a Pilo, l'unica che non fosse stata ancora travolta dai flutti furibondi era quella sulla quale si trovava Nestore, il vecchio re cui il fato non voleva concedere la gioia del ritorno. Erano con lui i più arditi, e tra essi Epeo, il prodigioso costruttore del cavallo di legno, nel cui ventre s'erano
Il Progetto Vultur è un'indagine archeologica della zona Vulture del nord Basilicata che coinvolge sia di scavo e indagine. Si tratta di una squadra di archeologi provenienti da Canada, Australia e Norvegia. Le ricerche si concentreranno sulla frontiera lucana, zona individuata come sfera di interazione culturale pre-romana e di successiva stabilità tardo romana.
Lucania , terra di boschi e magia, dove monti e mari si mescolano in un concerto di silenzi, odori, colori straordinari. Terra quasi incontaminata, sconosciuta al mondo nei suoi segreti più intimi e naturali, nei suoi spettacoli di “civiltà naturalizzata” che mantiene salda la tradizione di ogni singolo paese.
Leggi l'articolo a cura di methasiri
Non esiste il dialetto lucano ma i dialetti lucani. Esiste cioè un pendolarismo tra vari universi linguistici che hanno coabitato per secoli, e che esprimono ancora oggi ciascuno una mentalità, una letteratura e condizioni sociali riconducibili alla stessa terra madre. Il profilo linguistico della Basilicata è sensibilmente frammentato, date le differenti vicende storiche che l’hanno attraversata, ma non esistono dei veri e propri confini dialettali: siamo in presenza, semmai, di un grande “ipersistema linguistico”, nel quale l’isolamento geografico e di conseguenza culturale hanno generato l’arcaicità ed insieme la vitalità delle forme. La loro individualità e molteplicità è una ricchezza per la regione, che ha saputo coltivare e tenere unite attraverso
Edrisi: Un reporter ante litteram, forse uno degli antichi cronisti più entusiasti della Basilicata. E' il geografo Abū Abd Allāh Muhammad ibn Muhammad ibn Abd Allah ibn Idrīs al-Siqillī meglio conosciuto come Edrisi.
Ricevuto da re Ruggero II di Sicilia il compito di scrivere un libro sui paesi e le città del suo Regno, Edrisi, anche autore d'una carta del mondo nel 1154,viaggerà in lungo e in largo la Basilicata ricevendone una impressione che Tommaso Pedio, nella sua "Storia della Basilicata" del 1993, sintetizza in poche righe come
"terra di gente laboriosa, ricca di boschi e campi coltivati. Costellata di vigneti, oliveti e bestiame".Terra ricchissima, insomma, la Basilicata che Edrisi descrive quasi rapito dallo stupore.
Nel suo libro "Kitab nuzhat 'al mustaq", (in italiano "Sollazzo di chi si diletta a girare il mondo") il geografo di re Ruggero racconta di Matera e Venosa annoverandole tra le "Castella famose" delle terre di Calabria e Longobardia. Della città dei Sassi aggiunge che ""è bella, estesa e molto popolata".
Potenza, dal canto suo, è definita "illustre per possanza, molto estesa e popolata, con un territorio abbondande di viti, alberi e campi".
Ma non solo delle città più importanti scrive Edrisi nel suo "Sollazzo". Grottole, Montepeloso (oggi Irsina), l'antica Tursi e molte altre città della Basilicata sono ripercorse dall'attento estensore per offrire della nostra regione uno spaccato di "cose, condizioni, stati e costumi" di grande attualità e interesse.
La narrazione di Edrisi diventa un pretesto per far emergere le testimonianze della presenza storico-artistica della cultura araba in Basilicata e farne affiorare i segni sopravvissuti tra gli affreschi e gli oggetti; riportare all'attualità gli antichi rioni della "Rabatana" di Tursi, Pietrapertosa e Tricarico, ovvero gli acquartieramenti di Abriola, Castelsaraceno, Montepeloso e Pescopagano.
fonte: www.basilicata.travel
approfondimenti: archivio storico pugliese castelli medioevali edrisi geografo arabo
Reggia del VI secolo a.C. costruito con pezzi con iscrizioni che rimandano ad istruzioni per il montaggio
ROMA - Una reggia del VI secolo avanti Cristo assemblata come un mobile dell'Ikea. E' la scoperta fatta a Torre Satriano, alle porte di Potenza, dove gli archeologi, -secondo quanto riporta la rivista 'Storica' National Geographic - hanno riportato alla luce un edificio sfarzoso, dotato di un tetto a falde i cui pezzi sono quasi tutti segnati con iscrizioni che rimandano ad istruzioni per il montaggio. Si tratta di un edifico "simile ad un tempio", anticipano dal periodico, con un corpo centrale sormontato dal tetto a due falde con decorazioni rosse e nere, e un volume laterale con un porticato che valorizzava l'ingresso della lussuosa
...Dei vari templi i resti più imponenti appartengono a quello dedicato alla dea Hera, con le sue quindici colonne meglio conosciute come “Tavole palatine”.
Alle famose tavole dell’Heraion di Metaponto, oggi frazione del comune lucano di Bernalda, restano legate varie leggende che le collegano a Pitagora, all’imperatore Ottone II e agli invincibili paladini di Carlo Magno. continua --->Questo straordinario materiale in pellicola amatoriale in 8mm. a colori, girato a Metaponto, ambientato negli anni Sessanta, costituisce una preziosa testimonianza !
Il video è opera di galleriaforma.
L'occupazione della Lucania termina l'esistenza di questo popolo fierissimo che tenterà un'ultima ribellione dopo essere stato punito per ave tradito la fiducia di Roma per Annibale, con la Guerra Sociale, dopo esser usciti da un periodo di malattie virali che decimarono la popolazione nel periodo sillano; con Augusto la regine, pur mantenendo i propri confini, verrà accorpata al Bruttium, formando con esso la Regio III.
laureato in letterature straniere, con tesi in Antropologia Culturale. Assistente per alcuni anni di Antropologia culturale presso l'Università di Basilicata. Qualche master e sempre in formazione continua. Ho lavorato e collaborato con enti pubblici e privati, anche esteri, occupandomi di sviluppo locale , turismo, antropologia, formazione e dei dispositivi di comunicazione e marketing. Giro la Basilicata in lungo e largo e conosco storie e personaggi di paesi e contrade. Collaboro con produzioni televisive e cinematografiche. La conoscenza del territorio mi ha permesso di sviluppare anche la figura di location manager e scouting. Mi incuriosiscono le dinamiche dei movimenti di massa, dei comportamenti sociali, gli scenari di sviluppo. Una serie di pubblicazioni e articoli sparsi e anche persi. Racconto la Basilicata su Tra Cielo e Mandarini, più volte definito come buon esempio di narrazione di un territorio e di promozione.
Blogger su Huffington Post da sempre ammaliato da Corto Maltese.
Viandanza e Festina lente, le mie parola d'ordine.
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