La quotidianità di un borgo lucano a dicembre è un viaggio stando semplicemente seduto sui gradoni in piazza mentre i carabinieri nella camionetta ti osservano distratti.
18 dic 2014
La quotidianità di un borgo lucano a dicembre è un viaggio stando semplicemente seduti
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
La panda 4x4, panni sventolandi stesi ad asciugare, due passi e qualche chiacchiera, chiacchiere davanti ai bar, spesa all'alimentari, cani mai randagi, bambini all'uscita da scuola senza genitori, i cellulari in tasca, i fumi dei camini, le auto aperte con le chiavi inserite.
La quotidianità di un borgo lucano a dicembre è un viaggio stando semplicemente seduto sui gradoni in piazza mentre i carabinieri nella camionetta ti osservano distratti.
La quotidianità di un borgo lucano a dicembre è un viaggio stando semplicemente seduto sui gradoni in piazza mentre i carabinieri nella camionetta ti osservano distratti.
17 dic 2014
la Svezia e la transizione Low Carbon
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Era il 2010 e la Svezia annunciava che:
"La nostra dipendenza dal petrolio deve cessare entro il 2020.
La Svezia mira a diventare il primo paese al mondo a eliminare completamente il petrolio come combustibile, concentrandosi sulle fonti rinnovabili.
"La nostra dipendenza dal petrolio deve cessare entro il 2020", ha dichiarato il ministro per lo Sviluppo sostenibile, Mona Sahlin. L'iniziativa volta a svincolare la Svezia dalla dipendenza dal petrolio è guidata da un consorzio di industriali, membri del mondo accademico, agricoltori, costruttori di automobili, dipendenti pubblici e altri soggetti. Questo consorzio presenterà una relazione al Parlamento svedese tra pochi mesi.Il Parlamento svedese ha
"La nostra dipendenza dal petrolio deve cessare entro il 2020.
La Svezia mira a diventare il primo paese al mondo a eliminare completamente il petrolio come combustibile, concentrandosi sulle fonti rinnovabili.
"La nostra dipendenza dal petrolio deve cessare entro il 2020", ha dichiarato il ministro per lo Sviluppo sostenibile, Mona Sahlin. L'iniziativa volta a svincolare la Svezia dalla dipendenza dal petrolio è guidata da un consorzio di industriali, membri del mondo accademico, agricoltori, costruttori di automobili, dipendenti pubblici e altri soggetti. Questo consorzio presenterà una relazione al Parlamento svedese tra pochi mesi.Il Parlamento svedese ha
15 dic 2014
Un 15 dicembre ci lasciava Rocco Scotellaro
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Era un15 dicembre! Aveva appena 30 anni! Forse nella sua Tricarico, così lontana da lui, stava nevicando. "È sera con la luna. Ti stanchi a passeggiare. Staresti tutta la notte fuori, così, a bearti delle cose sotto la luna che t'appaiono eterne: così le porte chiuse, i camini, i muri dei giardini. Con tutte le cose vorresti stare un po' assieme e vedere come la luna tramonta, ascoltando i gemiti di questi uccellacci notturni. Questi gemiti richiamano i morti e tu ti prepareresti a vederli passeggiare, i morti in vestaglie bianche." Tratto da "Uno si distrae al bivio".
Rocco Scotellaro
Rocco Scotellaro
12 dic 2014
Se vedete un gigante avvisatemi!
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Bernardo di Chartres diceva che siamo come nani assisi sulle spalle dei giganti, cosicché possiamo vedere più cose e più lontano di loro, non perché abbiamo una vista più acuta o altra particolarità fisiologica, ma poiché siamo sollevati più in alto dalla loro mole gigantesca. (Cit.)
La frase venne ripresa da Isaac Newton che scriveva « Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti ».
Guardo il passato e vedo giganti. Osservo il presente e faccio fatica ad accorgermi della loro presenza. Eppure non dovrebbero passare inosservati.
Per capire che esistono devo pensare a ritroso, non pensare al presente e sperare nel futuro.
Noi, quella generazione di mezzo, figli di un tempo nuovo e di riscatto in cui si sperava nella germogliazione dell'Uomo Nuovo, non abbiamo giganti su cui salire. Addirittura, a volte penso, non abbiamo neanche delle semplici spalle su cui arrampicarci.
Noi nati negli anni '70 e giù di lì, generazione di passaggio dai giochi strada a quelli tecnologici, allevati anche dai vicini di casa e che ora, cresciuti di età e e di misura, salutiamo solo per educazione, ci affacciavamo al mondo del secondo millennio fiduciosi e baldanzosi. Ma i percorsi non sono mai lineari e progressivi. Anzi!
Ignoravamo che tutto era già scritto e segnato e che non avremmo avuto possibilità di incidere. Tutto era stato consumato da chi ci aveva preceduto. Oggi, possiamo solo assistere impotenti ad un disastro e alla scomparsa di una generazione. .
Chi ci ha preceduto aveva avuto in dote pochi soldi e tanto futuro. Hanno consumato soldi e accumulato case. Hanno consumato risorse e futuro. Ci lasciano in eredità illusioni vaghe e un presente perpetuo.
Se vedete un gigante avvisatemi!, voglio osservare un mondo diverso.
La frase venne ripresa da Isaac Newton che scriveva « Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti ».
Guardo il passato e vedo giganti. Osservo il presente e faccio fatica ad accorgermi della loro presenza. Eppure non dovrebbero passare inosservati.
Per capire che esistono devo pensare a ritroso, non pensare al presente e sperare nel futuro.
Noi, quella generazione di mezzo, figli di un tempo nuovo e di riscatto in cui si sperava nella germogliazione dell'Uomo Nuovo, non abbiamo giganti su cui salire. Addirittura, a volte penso, non abbiamo neanche delle semplici spalle su cui arrampicarci.
Noi nati negli anni '70 e giù di lì, generazione di passaggio dai giochi strada a quelli tecnologici, allevati anche dai vicini di casa e che ora, cresciuti di età e e di misura, salutiamo solo per educazione, ci affacciavamo al mondo del secondo millennio fiduciosi e baldanzosi. Ma i percorsi non sono mai lineari e progressivi. Anzi!
Ignoravamo che tutto era già scritto e segnato e che non avremmo avuto possibilità di incidere. Tutto era stato consumato da chi ci aveva preceduto. Oggi, possiamo solo assistere impotenti ad un disastro e alla scomparsa di una generazione. .
Chi ci ha preceduto aveva avuto in dote pochi soldi e tanto futuro. Hanno consumato soldi e accumulato case. Hanno consumato risorse e futuro. Ci lasciano in eredità illusioni vaghe e un presente perpetuo.
Se vedete un gigante avvisatemi!, voglio osservare un mondo diverso.
10 dic 2014
la via dei canti
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Al ritorno nel borgo natio, per Natale, per la festa del santo Patrono, per un matrimonio, per un funerale, o semplicemente per quella matta voglia di ritornare, accade sempre qualcosa.
Mentre si percorrono vie conosciute da sempre, fin dal primo giorno di vita, apparentemente smarrite e ogni volta ritrovate, accade qualcosa dentro ognuno.
Accade che un piccolo filo si riannodi e ritorni a essere parte del gomitolo che avevamo lasciato in custodia al paese.
In un patto silenzioso e segreto tra il paese e il suo abitante.
Una promessa di ritorno, seppur breve.
Un filo che ingrossa quel gomitolo "cresciuto"lungo la via dei canti,
Quella via dei canti in cui:
"nessuno era senza terra, poiché tutti, uomini e donne, ereditavano in proprietà esclusiva un pezzo del canto dell'Antenato e la striscia di terra su cui esso passava .
Una tappa era il luogo delle consegne, dove il canto cessava di essere di tua proprietà e passava ad un altro.
Si credeva che ogni antenato, mentre percorreva il paese cantando, avesse lasciato sulle proprie orme una scia di "cellule di vita"".
Mentre si percorrono vie conosciute da sempre, fin dal primo giorno di vita, apparentemente smarrite e ogni volta ritrovate, accade qualcosa dentro ognuno.
Accade che un piccolo filo si riannodi e ritorni a essere parte del gomitolo che avevamo lasciato in custodia al paese.
In un patto silenzioso e segreto tra il paese e il suo abitante.
Una promessa di ritorno, seppur breve.
Un filo che ingrossa quel gomitolo "cresciuto"lungo la via dei canti,
Quella via dei canti in cui:
"nessuno era senza terra, poiché tutti, uomini e donne, ereditavano in proprietà esclusiva un pezzo del canto dell'Antenato e la striscia di terra su cui esso passava .
Una tappa era il luogo delle consegne, dove il canto cessava di essere di tua proprietà e passava ad un altro.
Si credeva che ogni antenato, mentre percorreva il paese cantando, avesse lasciato sulle proprie orme una scia di "cellule di vita"".
9 dic 2014
Storia d'amore, di armi e di panettoni- La casa degli atellani a Milano e il panettone... lucano
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Il panettone ha origini a Milano e questo sembra chiaro a tutti. Ma come nasce il "pan de toni"?
Questa storia, o per meglio dire leggenda di fondazione, mi è ritornata in mente dopo aver letto del pasticcere di Acerenza (Basilicata) e del suo panettone, premiato a Milano come miglior panettone artigianale d'Italia.
Mi è venuta in mente la casa degli Atellani a Milano e una delle tante storie che circonda questo palazzo: "Uomini d’arme provenienti dalla Basilicata, gli Atellani (da Atella)furono una delle famiglie più vicine agli Sforza nella seconda metà del ‘400. I personaggi più illustri della cerchia dei Duchi si ritrovavano nella casa degli Atellani in occasione di banchetti e momenti di svago." (cit.)
Il panettone è legata alla storia di questa famiglia lucana e di un amore contrastato e di uomini di armi.
"Ogni notte Ugo usciva dalla finestra di casa sua per scendere in giardino e scavalcare il
"Ogni notte Ugo usciva dalla finestra di casa sua per scendere in giardino e scavalcare il
24 nov 2014
Un caffè, grazie!
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
La contadinella di Seymour - Matera 1948
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Non è bella? Anche di più! C'è un mondo in questo sorriso. E David Seymour bloccò quest'attimo in uno scatto fotografico. Bloccare la vita in uno scatto, prerogativa dei grandi artisti.
Immagino la ragazza tranquilla con il suo cavallo che viene fermata da David Saymour e le viene chiesto di farsi fotografare. Esce fuori la sua innocenza, la sua età, il suo vivere il presente con spensieratezza. Ma viene fuori anche il suo imbarazzo di fronte ad uno straniero, magari sconosciuto, e alla sua macchina fotografica. Siamo a Matera e correva l'anno 1948.
Immagino la ragazza tranquilla con il suo cavallo che viene fermata da David Saymour e le viene chiesto di farsi fotografare. Esce fuori la sua innocenza, la sua età, il suo vivere il presente con spensieratezza. Ma viene fuori anche il suo imbarazzo di fronte ad uno straniero, magari sconosciuto, e alla sua macchina fotografica. Siamo a Matera e correva l'anno 1948.
David Szymin, noto come David Seymour o con lo pseudonimo Chim, pronuncia scim, abbreviazione di Szymin (Varsavia, 20 novembre 1911 – El Qantara, 10 novembre1956), è stato un fotografo e giornalista polacco.
Nacque a Varsavia da genitori ebrei Polacchi e cominciò a interessarsi alla fotografia durante i suoi
5 nov 2014
Tra Maschere e Poesie : Ambrogio Sparagna nella terra di Scotellaro
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Narrazione di Ambrogio Sparagna nel suo Viaggio in Basilicata tra maschere e poesie.
Sparagna si avventura in un viaggio dentro Tricarico, luogo dalle tante suggestioni e terra di Rocco Scotellaro
Sparagna si avventura in un viaggio dentro Tricarico, luogo dalle tante suggestioni e terra di Rocco Scotellaro
Herni Cartier-Bresson e la Basilicata: una lunga storia tra immagini e immaginario
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Herni Cartier-Bresson e la Basilicata è una storia iniziata negli anni '50 le cui tracce si trovano sparse in mostre o centro documentaristici.
Qui si di seguito alcune foto:
Alcune fonti:
https://www.magnumphotos.com/C.aspx?VP3=SearchResult&ALID=2TYRYD1KMVKX
http://immaginaredalvero.it/la-basilicata-secondo-henri-cartier-bresson/
http://www.centrodocumentazionescotellaro.org/fondi1.asp
* Henri Cartier-Bresson,La Basilicata, numero monotematico di «Du Magazine», ed. Conzett & Huber, luglio 1974.
*Henri Cartier-Bresson, La Lucania di Henri Cartier-Bresson, testi di Rocco Mazzarone e Giuseppe Appella, Roma 1990.
*Henri Cartier-Bresson, La Lucania di Henri Cartier-Bresson, testi di Rocco Mazzarone e Giuseppe Appella, Roma 1990.
*C. Biscaglia, Rocco Mazzarone e la Lucania nelle fotografie di Henri Cartier-Bresson, in F. Mirizzi (a cura di), Da vicino e da lontano. Fotografi e fotografia in Lucania, Franco Angeli Editore, Roma 2010, pp. 226-246.
18 ott 2014
Quando Matera non era 2019 e neanche 2000. Questo post lo dedico a loro.
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Sto leggendo post e tweet su Matera 2019. Mi emoziono è inutile nasconderlo. Un brivido sale lungo la schiena ad ogni parola. Lucani fuori, lucani altrove, lucani in Basilicata. Ad ogni post di ogni ragazzo, ragazza, studente o lavoratore, terrone e emigrante sfigato o di successo, per scelta o necessità. C'è amore e tanto in ogni parola. Non avrei immaginato. C'è tanto, c'è tutto. Il senso del riscatto, dell'orgoglio, dell'appartenenza. Non saprei definire questa sensazione. Forse è quel senso di lucanità che uno si porta dentro sempre, che mette nello zaino, nella valigia, nelle tasche. Ieri ho rivissuto quelle stesse sensazioni provate a Scanzano.
Oggi ho pensato alla Lucania del terremoto, alle foto dei giorni seguenti al sisma e in tanto scorrevano le foto della gioia a Matera così come a Potenza.
E mi son messo a sfogliare le pubblicazioni fotografiche di Cartier Bresson, di Pinna e letto qualche pagine di De Martino e Carlo Levi. E pensavo a Rocco Scotellaro, al Albino Piero, ad Assunta Finiguerra, a Leonardo Sinisgalli e ai tanti che non cito.
E penso a quella Lucania così come l'Irpinia, il Cilento il Gargano che hanno mantenuto e che oggi più che mai resistono ai modelli altrui e ricercando dentro se stessi il filo materno con la terra e la propria storia. E penso all'anima di un territorio e pensavo ad Antonio Faccenna e il suo vivere podolico. A Noviello contadino di Montescaglioso. A don Marco Bisceglia. E mi rendevo conto che i nomi e le storie di resistenza sono tante e sottaciute. Storie di uomini che non hanno spezzato le radici ma hanno donato ali, esempi, visioni.
E scorrono i tanti nomi e visi di donne e uomini di amici e conoscenti che ogni giorno ci credono e resistono ma sopratutto rilanciano. Anche quando Matera non era 2019 e neanche 2000. Questo post lo dedico a loro. Sopratutto!
Beato colui che riesce a dare ai propri figli ali e radici. (Proverbio Arabo)
Oggi ho pensato alla Lucania del terremoto, alle foto dei giorni seguenti al sisma e in tanto scorrevano le foto della gioia a Matera così come a Potenza.
E mi son messo a sfogliare le pubblicazioni fotografiche di Cartier Bresson, di Pinna e letto qualche pagine di De Martino e Carlo Levi. E pensavo a Rocco Scotellaro, al Albino Piero, ad Assunta Finiguerra, a Leonardo Sinisgalli e ai tanti che non cito.
E penso a quella Lucania così come l'Irpinia, il Cilento il Gargano che hanno mantenuto e che oggi più che mai resistono ai modelli altrui e ricercando dentro se stessi il filo materno con la terra e la propria storia. E penso all'anima di un territorio e pensavo ad Antonio Faccenna e il suo vivere podolico. A Noviello contadino di Montescaglioso. A don Marco Bisceglia. E mi rendevo conto che i nomi e le storie di resistenza sono tante e sottaciute. Storie di uomini che non hanno spezzato le radici ma hanno donato ali, esempi, visioni.
E scorrono i tanti nomi e visi di donne e uomini di amici e conoscenti che ogni giorno ci credono e resistono ma sopratutto rilanciano. Anche quando Matera non era 2019 e neanche 2000. Questo post lo dedico a loro. Sopratutto!
Beato colui che riesce a dare ai propri figli ali e radici. (Proverbio Arabo)
12 ott 2014
il paese di pietra che sa di ginestra
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Il paese di pietra che sa di ginestra
A Gorgoglione, come in tanti altri borghi appesi ai fianchi dell’Appennino, non ci si passa, si va. Si decide di andarci e basta.
A Gorgoglione, come in tanti altri borghi appesi ai fianchi dell’Appennino, non ci si passa, si va. Si decide di andarci e basta.
Ci andai che era primavera finita. A giugno precisamente.
In questo periodo a
Gorgoglione, la ginestra avvolge con il suo profumo le strade, le case, gli
anfratti, le facciate soleggiate e le scalinate nell'ombra.
E ingentilisce il carattere
severo della pietra.
Qui tutto è pietra. Il paese della pietra è anche
il paese in pietra.
Qui la pietra è di casa; qui la pietra ha una
storia, possiede una voce. Il rapporto con la gente è un rapporto forte, solido,
che si tramanda.
7 ott 2014
"Ho vista Nina Volare"
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
"Con De André giravamo il Sud in cerca di idee, presso Matera c'erano dei vecchi che separavano la cera dal miele masticandola : ci colpi' molto vedere usi secolari proiettarsi nel Duemila .
E fu cosi' che , in 40 minuti, nacque Ho visto Nina volare ".
Entrambi gli artisti sono stati rapiti dal gesto che compivano le donne anziane, le quali masticavano fettine di favo, preparate all’occorrenza, per ore ed ore, ottenendo in tal modo la separazione del miele dalla cera.
Queste due preziose sostanze venivano quindi espulse dalla bocca in appositi recipienti, pronte per l’uso.
E fu cosi' che , in 40 minuti, nacque Ho visto Nina volare ".
Ivano Fossati, Perugia, 14 febbraio 2000
E’ vero che la tua collaborazione con Fabrizio è nata da un viaggio che avete fatto insieme? Si è verissimo. La collaborazione che riguarda Anime Salve è partita da un viaggio. Una sera da Milano, in macchina, veramente in quel caso senza sapere dove andare. Non avevamo programmato nulla, sapevamo solo di voler andare al sud, verso la Basilicata, perché eravamo convinti - Fabrizio moltissimo ma anche io - che li avremmo potuto raccogliere delle storie, delle impressioni, parlare con delle persone semplici senza sovrastrutture, senza difficoltà. Ed in effetti fu cosi. Restammo li qualche giorno e con grandissima facilità incontrammo gente con cui parlare. Poi credo che di vicende e di storie che siano finite nelle canzoni ci sia ben poco, ma ugualmente il viaggio fu importante perché comunque, anche se non ricavammo il materiale in materia stretta, ricavammo il modo di raccontarle. In quei giorni era come se ci fossimo sintonizzati su un onda. Invece di metterci a tavolino e fare tanti progetti un po’ freddi, andare da quelle parti, stare insieme noi due e parlare con quelle persone fu come aver creato un codice di scrittura. Come dire: scriveremo storie come queste oppure parleremo in questo modo, ma non ce lo siamo nemmeno detto perché non serviva.(Il viaggio di Ivano Fossati intervista su Rai Storia)
Da una testimonianza di Carlo Bonanni, fondatore dell’associazione “Carodeandrè”:
Questa storia mi è arrivata direttamente da Ivano Fossati quando, ad un concerto di vari anni fa, ha introdotto la canzone "Ho visto Nina Volare", scritta insieme a Fabrizio De André.
E' stata una vera e propria Rivelazione. Lo stesso Fossati mi ha confessato di essere stato letteralmente rapito da quella terra e di avervi soggiornato a lungo, con Fabrizio, per alimentare il fiume di poesia portato da quegli enormi affluenti che sono le tradizioni orali di quel posto.
Fabrizio De Andrè ed Ivano Fossati hanno soggiornato spesso a Matera per alimentare il fiume di poesia portato dagli enormi affluenti che sono le tradizioni orali dei territori del materano. Entrambi gli artisti sono stati rapiti dal gesto che compivano le donne anziane, le quali masticavano fettine di favo, preparate all’occorrenza, per ore ed ore, ottenendo in tal modo la separazione del miele dalla cera.
Queste due preziose sostanze venivano quindi espulse dalla bocca in appositi recipienti, pronte per l’uso.
5 ott 2014
Il fischio e i richiami al tempo delle cabine telefoniche
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Dalla rubrica domenicale, Quaderno di Campo, del Quotidiano un racconto sul Fischio e i richiami al tempo delle cabine telefoniche.
Non era uno squillo
di un cellulare.
No, assolutamente no! E nemmeno esisteva.
No, assolutamente no! E nemmeno esisteva.
A quel tempo i
telefoni avevano la rotella e dovevi aspettare che si completasse a ritroso il
giro prima di fare l'altro numero.
A quel tempo si entrava nelle cabine che sembravano dei confessionali e custodi di chissà quali segreti. Erano contenitori di lontananze, di amori sussurrati, di famiglie distanti. E la chiave per poter accedere nel mondo di quel confessionale era il gettone, di quelli marroni e con 2 strisce su una faccia e 1 sull'altra. E che con un gettone ci stavi le ore chiuso in quella cabina. E che non dovevi fare neanche il prefisso se chiamavi in provincia. E che quando si componeva il prefisso significava che era una telefonata importante a qualcuno lontano.
A quel tempo si entrava nelle cabine che sembravano dei confessionali e custodi di chissà quali segreti. Erano contenitori di lontananze, di amori sussurrati, di famiglie distanti. E la chiave per poter accedere nel mondo di quel confessionale era il gettone, di quelli marroni e con 2 strisce su una faccia e 1 sull'altra. E che con un gettone ci stavi le ore chiuso in quella cabina. E che non dovevi fare neanche il prefisso se chiamavi in provincia. E che quando si componeva il prefisso significava che era una telefonata importante a qualcuno lontano.
No! Non era il tempo delle suonerie e dei
cellulari. Era il tempo dei telefoni a disco e delle cabine a
1 ott 2014
Giuseppe Camillo Giordano, e del suo essere scienziato e naturalista, non può discostarsi dal suo essere uomo del Sud.
Pubblicato da
tracieloemandarini
,
Riprendo un articolo scritto dal Nuovo Monitore Napoletano
"... il bizzarro contraccolpo subito dal Sud, dopo aver fatto da traino per secoli, consiste proprio nel ritrovarsi a subire, oggi, la conseguenza più amara e pericolosa di una negligenza che aleggia in ogni ambito, come una spada di Damocle, rendendo ogni cosa proverbialmente di difficile attuazione.
"... il bizzarro contraccolpo subito dal Sud, dopo aver fatto da traino per secoli, consiste proprio nel ritrovarsi a subire, oggi, la conseguenza più amara e pericolosa di una negligenza che aleggia in ogni ambito, come una spada di Damocle, rendendo ogni cosa proverbialmente di difficile attuazione.
È un’indolenza che parla una lingua afasica e che apre le porte alla rassegnazione e all’oblio.
La ricostruzione della vita di Giuseppe Camillo Giordano, e del suo essere scienziato e naturalista, non può discostarsi dal suo essere uomo del Sud.
E questo, Gianni Palumbo, ornitologo e naturalista, che nella sua Basilicata ha deciso di tornare dopo aver mosso i primi passi professionali in diverse città del Nord, lo sa bene e altrettanto bene lo mette in evidenza nel caso specifico del suo compaesano.
Giuseppe Camillo Giordano nasce a Pomarico, in Basilicata, nel 1841 laddove, quasi 100 anni prima, era nato Nicola Fiorentino al quale era toccata la stessa sorte di quei tanti giovani intellettuali, tra cui ci preme ricordare in questa sede la direttrice e fondatrice del Monitore Napoletano Eleonora de Fonseca Pimentel che, in nome della libertà, dell’uguaglianza e della democrazia, avevano sacrificato la propria vita divenendo martiri per un ideale, nonostante quella libertà e quella breve parentesi, quale fu la Repubblica Napoletana del 1799, fu spazzata via in breve tempo lasciando un segno indelebile fatto di sangue e di ideali che muovevano i passi contro l’oscurantismo autoritario e rozzo del potere."
Iscriviti a:
Post (Atom)








