Tra Cielo e Mandarini
...a questo punto ne esiste uno reale ( e anche faticoso a volte), uno spirituale ed ora anche virtuale. E' semplicemente e nient'altro che una DIMENSIONE; solo che io la chiamo Tra Cielo e Mandarini!
mercoledì 2 dicembre 2009
La Madonna della Montagna
La Madonna della montagna (1997) di Giovanni Sole e Gianfranco Donadio, documenta interessanti aspetti etnografici del pellegrinaggio alla Madonna di Pollino. UNICAL
venerdì 30 ottobre 2009
Il rito della Spina o Battesimo della Spina
“Il passaggio della spina”
Esplosione di devozione ed attaccamento filiale alla Madonna è il cosiddetto “Passaggio della Spina”, praticato il 25 Marzo e il Lunedì di Pasqua. E’ un rito propiziatorio, diffusosi a Baragiano intorno al XV sec. , sopravvivenza forse di antichi culti agresti , praticato all’inizio della primavera. Può avere origini albanesi oppure aver tratto modello dall’area pugliese (questa usanza si incontra a BARILE- GINESTRA-MASCHITO).
"...Al contrario, resistono al tempo molti riti tradizionali, le feste patronali, la liturgia bizantina, culti popolari arborei (recentemente l'Anspi di Barile ha rivitalizzato "il passaggio della spina" "shkuar nga drizet" presso la seicentesca Chiesa agreste di Costantinopoli." (1)
I protagonisti del rito sono i bambini nell’età compresa dai due ai dieci anni che i genitori intendono mettere sotto la protezione della Madonna. La cerimonia si svolge per tre anni consecutivi e consiste nel far passare i bambini nudi sotto un arco di spine, “la scocca” preparata precedentemente, dalle mani di un uomo a quelle di una donna che fungono da padrino e madrina, quando suona la campanella preannunciare che nella cappella dell’Annunziata ha luogo l’Elevazione. Il bimbo viene passato sotto la spina per sei volte, tre con l’addome in su e tre con l’addome in giù,mentre il compare dice “teh, cummà” e la comara risponde “Mo, cumpà”.
Al termine del rito i bambini, avvolti in un lenzuolo, vengono condotti in chiesa per essere rivestiti ai piedi della Madonna e invocare la benedizione. E’ cura poi dei partecipanti di innestare le spine che sono servite per formare l’arco proteggendole con muschio e corteccia di arboscelli, nella credenza che, in caso di attecchimento, la vita del bambino sarebbe assente da malumori, in coso di mancata presa, si verificherebbe il contrario. Dallo svolgimento della cerimonia si evince la commistione tra elementi ecclesiali e pagani, e fu proprio il profilo superstizioso della tradizione a provocare l’intervento dell’autorità ecclesiale che più volte volle mettere i fedeli in guardia dal prestarsi a simili pratiche che oltre a mettere in pericolo la salute dei bambini, producevano subbuglio in chiesa.
Il primo intervento venne dal vescovo di Potenza Ignazio Maroldo nel 1890. Successivamente si chiese addirittura l’intervento della forza pubblica per impedire questa forma di devozione. Nonostante gli impedimenti il rito continua ad essere praticato, sia pure con più cautela, introducendo l’usanza di benedire i bambini alla sera nella cappella dell’Annunziata. E’ vero però che qualche bambino al mattino “si passa” e alla sera riceve la benedizione. L’usanza del “passaggio” non è dunque ancora del tutto sradicata.
Altra descrizione di quel che avviene a Baragiano è questa:
La sera di Pasqua... "la statua della Vergine viene portata in processione in spalle alla cappella dell’Annunziata dove rimane sino al 25 marzo dell’anno successivo. Durante la festa si svolge il rito del passaggio della spina. Lungo la strada detta Fontanella, nei pressi del santuario, ogni fedele sceglie un rovo, lo spacca a metà e attende il brillio del mortaretto che annuncia lo svolgimento in chiesa dell’Elevazione. A questo punto il padrino e la madrina fanno passare attraverso un arco di spine il figlioccio prescelto per suggellare il rito di comparatico".(2)
http://www.icbaragiano.it/progetti/PARTE%20II_file/page0010.html
http://maschito.altervista.org/maschito/paese/storia/insediamenti/index.htm
http://www.facebook.com/photo.php?pid=376363&id=1072450701http://www.ilcomuneinforma.it/viaggi/3787/festa-della-madonna-di-costantinopoli/
http://forum.pizzicata.it/viewtopic.php?f=44&t=1432
http://www.basilicata.cc/lucania/baragiano/index0.htm
sabato 17 ottobre 2009
La sorella italiana dell'Andalusia.

giovedì 8 ottobre 2009
L'abicocca di Rotondella
Una delle prime testimonianze precise della presenza di albicocchi in Sud Italia è dovuta a Gian Battista Della Porta, scienziato napoletano, che, nel 1583, nell'opera “Suae Villae Pomarium” distingue due tipi di albicocche: bericocche e crisomele, più pregiate.
Da questo antico termine deriverebbe, quindi le “crisomole” ancora oggi usato per indicare le albicocche da cui sarebbero derivate.
Nel secolo scorso il testo ad opera di autori vari, ”Breve ragguaglio dell'Agricoltura e Pastorizia del Regno di Napoli”, del 1845, riconosce l'albicocco come l'albero più diffuso, dopo il fico, nell'area del Regno “dove viene meglio che altrove e più maniere se ne contano, differenti nelle frutta …”. L'albicocca possiede elevate qualità organolettiche, con polpa soda e di colore giallo, acidità bassissima, ottima succosità e dolcezza. È di forma rotondeggiante, di colore giallo intenso con sfumature rossastre alla maturazione, resiste ottimamente sia alle manipolazioni che al suo trasporto.
La valle del Sinni, soprattutto nella Trisaia di Rotondella (MT), é da tempo area di coltivazione di albicocche, ed in particolare di alcune specie che prendono nome proprio dal territorio
Tra le tipologie di albicocche più pregiate ricordiamo: la Cafona, la Palummella, la Vitillo e la San Castrese.
Alle profumate albicocche é dedicata la Sagra di Rotondella (Mt) che si tiene il 7 e 8 luglio.
Il basso impiego di prodotti chimici fa dell’albicocca un frutto sano e di qualità superiore e ciò ha spinto i produttori a chiedere l’Indicazione Geografica Protetta.
A ciò contribuirà non poco l'annullo filatelico che permetterà la creazione e distribuzione di un apposito francobollo della Sagra dell'Albicocca e dei prodotti tipici. L'annullo significa un percorso per arrivare un giorno, sempre in collaborazione con Poste Italiane, alla realizzazione di un francobollo rappresentativo dell'albicocca di Trisaia quindi valorizzazione e promozione del territorio.
L’albicocca aiuta la pelle a rimanere giovane, ecco perché sembra che il tempo ...!
fonte:
http://www.mondodelgusto.it/2007/08/07/l-albicocca-di-rotondella/
http://www.rotundamaris.net/index.php?view=details&id=1%3Aalbicocca&option=com_eventlist&Itemid=133
http://agricolturaonweb.imagelinenetwork.com/agripiazza/albicocca-a-alimentazione-08076.cfm
approfondimenti:
http://www.mondodelgusto.it/2007/08/07/l-albicocca-di-rotondella/
martedì 15 settembre 2009
Calendario astronomico preistorico
Il complesso megalitico delle “Petre de la Mola” sul Monte Croccia è un sofisticato calendario di pietra preistorico.Un gruppo di ricerca interdisciplinare composto da archeologi, geofisici, geologi ed astronomi dell’Università degli Studi della Basilicata, della Faber Srl di Matera, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e dell’Università La “Sapienza” di Roma ha iniziato lo studio del complesso megalitico chiamato “Petre de la Mola”, non lontano dalla cima del Monte Croccia, nel Parco di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane.
(--->vedi foto del parco)
Sofisticati rilevamenti, effettuati attraverso l’impiego delle più avanzate tecnologie attualmente in uso anche nel campo dei Beni Culturali, hanno rivelato che il complesso presenta allineamenti diretti alla posizione del Sole al mezzogiorno ed al tramonto del solstizio d’inverno ed altri che segnalano quella agli equinozi ed al solstizio d’estate. ( ---> vedi immagini)
E’ quindi probabile che il megalite sia stato utilizzato dagli antichi abitanti del Monte Croccia come un “calendario di pietra” per segnalare date particolari dell’anno, a scopo rituale ed a fini pratici.
L’intera area archeologica, frequentata dal neolitico al IV secolo a.C., copre una superficie di circa 60000 mq ed include, oltre al megalite, un insediamento fortificato lucano (IV secolo a.C.), posto sulla cima della montagna.
Questo insediamento è circondato da più cinte murarie realizzate in blocchi perfettamente squadrati; il tratto meglio preservato della cinta, variamente restaurata, ha una lunghezza di oltre 2 km e la sua porta principale traguarda, attraverso il megalite, il punto dell’orizzonte ove sorge il Sole agli equinozi. (Vedi il video con la ricostruzione in 3D del sito archeologico).
L’eventuale conferma di questo dato indicherebbe la conservazione di una memoria e del valore sacro del megalite fino alla fine dell’occupazione del sito. --->leggi fonte
lunedì 31 agosto 2009
Matera- video anni 60
Straordinario materiale in pellicola!
Film amatoriale in 8mm. a colori, girato nei Sassi di Matera, ambientato negli anni Sessanta.
Filmato della Galleria Foma di Bernalda che mette a disposizione, a titolo gratuito, il film trasferito in DVD ad Enti ed Associazioni culturali interessati a divulgarne il filmato.
sabato 29 agosto 2009
Metaponto- Tavole palatine 1963
Alle famose tavole dell’Heraion di Metaponto, oggi frazione del comune lucano di Bernalda, restano legate varie leggende che le collegano a Pitagora, all’imperatore Ottone II e agli invincibili paladini di Carlo Magno. continua --->
Questo straordinario materiale in pellicola amatoriale in 8mm. a colori, girato a Metaponto, ambientato negli anni Sessanta, costituisce una preziosa testimonianza !
Il video è opera di galleriaforma.
martedì 4 agosto 2009
RADIO FRECCIA - DISCORSO DI FRECCIA - " IO CREDO "
« Buonanotte. Quì è Radio Raptus, e io sono Benassi - Ivan. Forse lì c'è qualcuno che non dorme. Beh, comunque che ci siete oppure no io c'ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico. Lui è uno di quelli bravi: bravi a credere in quello cui gli dicono di credere. Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Beh, non è vero: anch' io credo. Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards; credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese; credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi; credo che un Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa; credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò primo o poi in qualche Dio; credo che semmai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con 300.000£ al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose; credo che c'ho un buco grosso dentro ma anche che il Rock 'n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro e le stronzate con gli amici, beh, ogni tanto questo buco me lo riempiono; credo che la voglia di scappare da un paese con 20.000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx; credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia. Ecco, vedete un po' di ricaricare le vostre scorte con questo. »
giovedì 16 luglio 2009
Geografia emozionale e la Basilicata
Può la Basilicata essere luogo di emozioni?In che senso i luoghi di questa terra hanno e danno emozioni?
E' un atlante delle emozioni?
Una mappa è un insieme di luoghi e linee fisiche, con attinenza al reale comune e condiviso.
Tutti sanno dove andare e come fare per andare.
La mappa delle emozioni è uno spazio non condiviso, solitario ma ugualmente condiviso da esperienze comuni.
Una cartina fisica non ha bisogno di esperienze condivise per essere letta e pur avendo un codice linguistico universale è paradossalmente individuale, non c'è comunione.
Un atlante emozionale nella sua individualità di emozioni è un percorso condiviso dalle esperienze simili che creano in quest'ottica una comunità esperenziale.
In questi giorni ho seguito delle lezioni di Dario Pinton storico dell'arte e consulente per la Biennale d'Arte di Venezia e tra i docenti del Peggy Guggenheim Collection a Venezia ,u n percorso mentale sullo sguardo, sul territorio sulle mappe reali e concettuali e sono venuto a conoscenza, o per meglio dire ho incontrato, "L'atlante delle Emozioni" di Giuliana Bruno.
Ha attirato la mia attenzione in maniera violenta e subito ho collegato la Basilicata con questo Atlante.
A questo punto mi sono domandato:
" la realtà che ci circonda quanto è influenzata dalle emozioni, gli sguardi i paesaggi, quanto influiscono sui nostri percorsi e quanto nella trasformazione da cartina stradale a mappa emozionale?
E i pensieri diventano immagini: i calanchi di Aliano, i boschi del Pollino, i sentieri di Gallipoli Cognato, o l'apparente infinita Bradanica, la violenza della mutazione paesaggistica della Basentana, i borghi picchettati quà e là, l'ordine imposto alla natura dei campi coltivati nel Metapontino o del Vulture.
O penso alle storie di ogni luogo, alla cultura immateriale che da voce a manufatti, altrimenti silenti e invisibili, degni di Italo Calvino :
« Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura.
D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. »
(Marco Polo)
Subentra la sensibilità tattile, visiva, percettiva in ogni sua forma, in ogni sua dimensione.
Una sensibilità molto personale e al contempo condivisibile.
Una nuova frontiera del viaggio e delle'esplorazione.
Un viaggio che esalta nella mappatura la dimensione geo-conoscitiva di un territorio.
Un viaggio che si integra con la dimensione del cinema, dell'immateriale, della storia, dell'esperienza dell'abitante; tutto viene mischiato e violentemete frullato con la propria personale esperienza.
Per questo dico personale e condivisibile, poichè la condivisione finisce nel punto in cui tutto, come una ricetta magica dell'alchimista medioevale Roger Bacon, inizia il personale.
E' diventare l' Hobo tanto descritto da Jack Kerouac o immergersi negli appunti di Chatwin.
Ritorno al punto iniziale, la geografia emozionale entra fortemente in contrasto con il nonluogo, definito da Marc Augè in contrapposizione ai luoghi antropologici, quindi tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici.
Fanno parte dei nonluoghi sia le strutture necessarie per la circolazione accelerata delle persone e dei beni (autostrade, svincoli e aeroporti), sia i mezzi di trasporto, i grandi centri commerciali, i campi profughi, eccetera. Spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione sospinti o dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane o come porta di accesso ad un cambiamento (reale o simbolico). I nonluoghi sono prodotti della società della surmodernità, incapace di integrare in sé i luoghi storici confinandoli e banalizzandoli in posizioni limitate e circoscritte alla stregua di "curiosità" o di "oggetti interessanti".
Quindi la geografia emozionale diventa IL LUOGO dove ognuno si ritrova o si trova.
Una bella definizione è data da Laura Broggi di Aria:
"In un'epoca di sovraccarico visivo, proprio le immagini sembrano non bastare. La città, il paese, tornano a essere uno spazio da percorrere. Si desidera riscoprire un luogo per l'emozione che trasmette piuttosto che per il tempo, inutilmente accelerato, che costringe a scandire. Lo si desidera ascoltare anziché guardarlo come semplice catalogo di superfici esteriori: palazzi, oggetti, abiti o atteggiamenti che dir si voglia. Geografia emozionale vuol dire guardare a cose e persone e ascoltare ciò che riaffiora alla mente magari anche in relazione alle cose più improbabili. Pensare a persone mentre si guarda un pianoforte, una vetrina, un'opera d'arte, una strada".
La Basilicata è un'opera d'arte che suscita delle emozioni?
Io ne sono fortemente convinto; la Basilicata è una dimensione sensoriale.
Poi, forse, per convenzione e vivibiltà ordinata, evitando l'anarchia dei sensi, la Basilicata è anche un territorio con due province e 131 comuni, con due mari e alcune montagne,ecc, ecc.
Ma in nessuna cartina , neanche con l'aiuto dei cartografi cinesi, raccontati da Borges in Storia Universale dell'Infamia , troverete le indicazioni per la Basilicata Emozionale.
Bisogna esserci dentro!
Appunti di lettura:
mercoledì 8 luglio 2009
Le RABATANE
Nel corso dei secoli IX e X da Bari, sede di un emirato arabo dall'847 all'871, gli Arabi si spinsero all'interno dell'Italia meridionale, quindi anche della Basilicata, per compiere saccheggi e catturare prigionieri da vendere come schiavi nei centri dell'impero islamico, in quel periodo in una fase di massima espansione.
Secondo alcuni cronisti del tempo e secondo le fonti disponibili, gli stanziamenti arabi furono consistenti e di lunga durata in molti centri del medio bacino del Bradano e del Basento, nel Basso Potentino e nella Val d'Agri.
Le numerose tracce architettoniche che ancora si possono leggere in molti centri storici e le tracce linguistiche nei dialetti locali, fanno ritenere che non si trattò esclusivamente di insediamenti militari, ma di vere e proprie comunità articolate, dove un ruolo di rilievo era svolto da mercanti ed artigiani.
Senza entrare nel merito del fenomeno storico, gli Arabi impiantarono comunque dei veri presidi, ancora oggi leggibili in modo eclatante nel tessuto urbano.
Si tratta di quartieri che la tradizione e le fonti scritte connotano come Rabatana, Rabata, Ravata richiamando il fascinoso ribàt maghrebino.
Le tracce degli insediamenti arabi sono ancora perfettamente leggibili a Tursi, a Tricarico e a Pietrapertosa: si tratta di quartieri che la tradizione appella come Rabatana, Rabata o Ravata, richiamando etimologicamente il termine ribat, che in arabo significa luogo di sosta o anche posto fortificato.
Sono per esempio ancora leggibili a Tricarico i due quartieri della Rabata e della Saracena, con le porte di accesso e le rispettive torri, risalenti all'XI secolo. L'abitato è diviso in due da una stretta strada principale, l'araba shari, da cui si dipartono le vie secondarie (darb), che si intrecciano tra loro e si concludono in vicoli ciechi (sucac), che definiscono unità di vicinato ben distinte l'una dall'altra; i singoli nuclei abitativi, spesso ipogei, se da un lato tendono a chiudersi in difesa rispetto all'esterno, dall'altro con questo comunicano attraverso i terrazzamenti degradanti, coltivati ad orti o a frutteto, disposti a corona lungo il perimetro del tessuto edilizio.
La Rabatana di Tursi coincide con la parte più alta dell'abitato altomedievale, in ottima posizione difensiva. L'intrico edilizio che ancora caratterizza questo quartiere era dominato dalla presenza del castello, di cui attualmente restano poche tracce. La Rabatana è collegata al corpo del paese per mezzo di una strada ripida (in dialetto "a pitrizze" -ascolta-). L'antico borgo saraceno è indissolubilmente legato alla poesia dialettale di Albino Pierro.
Anche il centro storico di Abriola, fondata dai saraceni, è cosmposto da strette stradine, vicoli e gradinate si insinuano in un tessuto edificato dalle chiare connotazioni di antico borgo medievale di origine araba, in cui sono ancora facilmente riconoscibili gli elementi tipologici stratificatisi nel tempo
Pietrapertosa: la rabata
Tricarico
Tursi
Il castello Arabo di Abriola: una leggenda inventata
Consiglio di leggere:
- A.PELLETTIERI, “… et per Sarracenos casali S. Jacopi”: gli insediamenti islamici in Basilicata, in La Rabatana di Tursi. Catalogazione multimediale integrata dei Beni Culturali, a cura di C.D.FONSECA, ed. Altrimedia, Matera 2004, pp.15-27
- Alle Origini dell'Europa Mediterranea
CommunityWalk Map - Map 402702

Flickr/giuseppemelillo
Facebook/Giuseppe Melillo
Linkedin/giuseppe melillo
Twitter/giuseppemelillo
YouTube/giuseppelucano
Del.icio.us/giuseppemelillo
Wikipedia/giuseppe melillo
GMail/Giuseppe Melillo
Technorati/giuseppemelillo






