15 feb 2010

Un Carnevale Lucano: Tricarico (MT)

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"... Il paese era svegliato, a notte ancora fonda, da un rumore arcaico, di battiti di strumenti cavi di legno, come campane fessurate: un rumore di foresta primitiva che entrava nelle viscere come un richiamo infinitamente remoto; e tutti salivano sul monte uomini e animali ...." Carlo Levi  
Il 17 gennaio, giorno di Sant’ Antonio Abate, protettore degli animali domestici, un frastuono di campanacci e sciami di nastri colorati invadono il paese sin dalle prime ore dell'alba. Si tratta delle maschere di Tricarico, figuranti travestiti da mucche e da tori che rappresentano unamandria in transumanza. 
In questa giornata le maschere si radunano intorno alla chiesetta di Sant’ Antonio Abate, ai margini
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17 gen 2010

La Madonna della Bruna - Matera

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La Madonna della Bruna- 2 luglio - Matera Atto finale Assalto al carro trionfale Share

7 gen 2010

I castelli della Basilicata

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I Castelli Molte le denominazioni e quindi molti i manieri; dei più sono rimasti soltanto ruderi, o torri isolate. In questo post vogliamo suggerire la visita di quelli meglio conservati e più interessanti. -------------------------------------------------------------------------------- Provincia di Potenza Avigliano-Lagopesole: se il castello di Melfi è il più noto, Castel Lagopesole è il più bello, magico e misterioso ove aleggia ancora lo spirito del grande Federico II. Andando da Potenza verso il Vulture appare e scompare
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21 dic 2009

I Cavalieri e la Basilicata

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2 dic 2009

La Madonna della Montagna

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Agli inizi di luglio pellegrini provenienti da Terranova di Pollino, San Severino Lucano, Rotonda, Viggianello, Cerchiara di Calabria, Cassano Ionio, Castrovillari, Amendolara, Alessandria del Carretto si recano al Santuario della Madonna del Pollino, situato ai confini tra Calabria e Lucania. Dopo il viaggio i fedeli si accampano nei pressi della chiesa e per oltre due giorni pregano, banchettano, ballano e cantano. La Madonna della montagna (1997) di Giovanni Sole e Gianfranco Donadio, documenta interessanti aspetti etnografici del pellegrinaggio alla Madonna di Pollino. UNICAL Share

30 ott 2009

Il rito della Spina o Battesimo della Spina

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Foto da EZUM VALGEMON
Il battesimo della spina

 “Il passaggio della spina”
Esplosione di devozione ed attaccamento filiale alla Madonna è il cosiddetto “Passaggio della Spina”, praticato il 25 Marzo e il Lunedì di Pasqua. E’ un rito propiziatorio, diffusosi a Baragiano intorno al XV sec. , sopravvivenza forse di antichi culti agresti , praticato all’inizio della primavera.
Può avere origini albanesi oppure aver tratto modello dall’area pugliese (questa usanza si incontra a BARILE- GINESTRA-MASCHITO).  
"...Al contrario, resistono al tempo molti riti tradizionali, le feste patronali, la liturgia bizantina, culti popolari arborei (recentemente l'Anspi di Barile ha rivitalizzato "il passaggio della spina" "shkuar nga drizet" presso la seicentesca Chiesa agreste di Costantinopoli." (1)
I protagonisti del rito sono i bambini nell’età compresa dai due ai dieci anni che i genitori intendono mettere sotto la protezione della Madonna. La cerimonia si svolge per tre anni consecutivi e consiste nel far passare i bambini nudi sotto un arco di spine, “la scocca” preparata precedentemente, dalle mani di un uomo a quelle di una donna che fungono da padrino e madrina, quando suona la campanella preannunciare che nella cappella dell’Annunziata ha luogo l’Elevazione.
Il bimbo viene passato sotto la spina per sei volte, tre con l’addome in su e tre con l’addome in giù,mentre il compare dice “teh, cummà” e la comara risponde “Mo, cumpà”. Al termine del rito i bambini, avvolti in un lenzuolo, vengono condotti in chiesa per essere rivestiti ai piedi della Madonna e invocare la benedizione. E’ cura poi dei partecipanti di innestare le spine che sono servite per formare l’arco proteggendole con muschio e corteccia di arboscelli, nella credenza che, in caso di attecchimento, la vita del bambino sarebbe assente da malumori, in coso di mancata presa, si verificherebbe il contrario. Dallo svolgimento della cerimonia si evince la commistione tra elementi ecclesiali e pagani, e fu proprio il profilo superstizioso della tradizione a provocare l’intervento dell’autorità ecclesiale che più volte volle mettere i fedeli in guardia dal prestarsi a simili pratiche che oltre a mettere in pericolo la salute dei bambini, producevano subbuglio in chiesa. Il primo intervento venne dal vescovo di Potenza Ignazio Maroldo nel 1890. Successivamente si chiese addirittura l’intervento della forza pubblica per impedire questa forma di devozione. Nonostante gli impedimenti il rito continua ad essere praticato, sia pure con più cautela, introducendo l’usanza di benedire i bambini alla sera nella cappella dell’Annunziata. E’ vero però che qualche bambino al mattino “si passa” e alla sera riceve la benedizione. L’usanza del “passaggio” non è dunque ancora del tutto sradicata. Altra descrizione di quel che avviene a Baragiano è questa: La sera di Pasqua... "la statua della Vergine viene portata in processione in spalle alla cappella dell’Annunziata dove rimane sino al 25 marzo dell’anno successivo. Durante la festa si svolge il rito del passaggio della spina. Lungo la strada detta Fontanella, nei pressi del santuario, ogni fedele sceglie un rovo, lo spacca a metà e attende il brillio del mortaretto che annuncia lo svolgimento in chiesa dell’Elevazione. A questo punto il padrino e la madrina fanno passare attraverso un arco di spine il figlioccio prescelto per suggellare il rito di comparatico".(2)
Comunque al di là delle descrizioni giunte Il passaggio della spina, ha origini iraniche, e non albanesi, esauritosi nll'altipiano dell' Iran, è sopravvissuto a lungo nelle aree balcaniche e slave. Gli arabi lo abolirono in Sicilia perchè lo trovarono osceno
La foto indica una variante, anzichè far passar il fanciullo sotto un arco, lo si fa attraversare in un ramo di rovi inciso a metà.
Fonte:
http://www.icbaragiano.it/progetti/PARTE%20II_file/page0010.html http://maschito.altervista.org/maschito/paese/storia/insediamenti/index.htm http://www.facebook.com/photo.php?pid=376363&id=1072450701
http://www.ilcomuneinforma.it/viaggi/3787/festa-della-madonna-di-costantinopoli/ http://forum.pizzicata.it/viewtopic.php?f=44&t=1432 http://www.basilicata.cc/lucania/baragiano/index0.htm
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17 ott 2009

La sorella italiana dell'Andalusia.

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Più della Calabria e, perchè no, anche maggiore della Sicilia: la Basilicata è la sorella italiana dell' Andalusia.
Punita per secoli a causa della sua povertà, la sua genta ha appreso dalla storia ad affrontare i problemi con l'umorismo e il sorriso sulle labbra.
I suoi campi odorano di macchia mediterranea, di pino, di terra bagnata col sudore del lavoro. Il suo clima mediterraneo, suoi ulivi, le sue montagne...
Se uno chiudesse gli occhi nella cordigliera Peniberica e li riaprisse tra queste terre continuerebbe a pensare di essere ancora in Andalusia.
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8 ott 2009

L'abicocca di Rotondella

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L'albicocco è una pianta originaria della Cina nordorientale, portato da Alessandro Magno dall’Armenia, da cui prese il nome botanico Prunus armeniaca, il seme dell'albicocca viene detto dell’armellina. I Romani la introdussero in Italia e in Grecia nel 70-60 a.C, ma la sua diffusione nel bacino del mediterraneo fu consolidata successivamente dagli arabi, infatti Albicocco deriva dalla parola araba Al-barquq, ridenominata in praecox, nel tardo latino nel senso di "precoce”, da qui anche il nome percoca.
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15 set 2009

Calendario astronomico preistorico

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Il complesso megalitico delle “Petre de la Mola” sul Monte Croccia è un sofisticato calendario di pietra preistorico. Un gruppo di ricerca interdisciplinare composto da archeologi, geofisici, geologi ed astronomi dell’Università degli Studi della Basilicata, della Faber Srl di Matera, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e dell’Università La “Sapienza” di Roma ha iniziato lo studio del complesso megalitico chiamato “Petre de la Mola”, non lontano dalla cima del Monte Croccia, nel Parco di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane. (--->vedi foto del parco) Sofisticati rilevamenti, effettuati attraverso l’impiego delle più avanzate tecnologie attualmente in uso anche nel
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31 ago 2009

Matera- video anni 60

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Hanno tanti occhi. Rughe che tagliano il viso. Un’identità millenaria. Erano uomo e vita, intimo e quotidiano. I Sassi, dimora di uomini e del sacro, abbagliano per il biancore del tufo di cui sono fatti. Architettura e natura si sono compenetrate fino a confondersi e crearli. Aggirandosi tra questi antichissimi quartieri, tra vicoli e viuzze, patrimonio Unesco dal 1993, sembra di risentire l’eco delle voci della gente, della vita lenta ma produttiva, cristallizzando il tempo e lo spazio come in un’eterna attesa di rinascita... leggi tutto Straordinario materiale in pellicola! Film amatoriale in 8mm. a colori, girato nei Sassi di Matera, ambientato negli anni Sessanta. Filmato della Galleria Foma di Bernalda che mette a disposizione, a titolo gratuito, il film trasferito in DVD ad Enti ed Associazioni culturali interessati a divulgarne il filmato. Share

29 ago 2009

Metaponto- Tavole palatine 1963

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...Dei vari templi i resti più imponenti appartengono a quello dedicato alla dea Hera, con le sue quindici colonne meglio conosciute come “Tavole palatine”. Alle famose tavole dell’Heraion di Metaponto, oggi frazione del comune lucano di Bernalda, restano legate varie leggende che le collegano a Pitagora, all’imperatore Ottone II e agli invincibili paladini di Carlo Magno. continua ---> Questo straordinario materiale in pellicola amatoriale in 8mm. a colori, girato a Metaponto, ambientato negli anni Sessanta, costituisce una preziosa testimonianza ! Il video è opera di galleriaforma. Share

4 ago 2009

RADIO FRECCIA - CREDO, le parole di Ivan Benassi a Radio Raptus

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« Buonanotte.
Quì è Radio Raptus, e io sono Benassi - Ivan.
Forse lì c'è qualcuno che non dorme. Beh, comunque che ci siete oppure no io c'ho una cosa da dire.
Oggi ho avuto una discussione con un mio amico.
Lui è uno di quelli bravi: bravi a credere in quello cui gli dicono di credere.
Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente.
Beh, non è vero: anch' io credo.
Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards;
credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese;
credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi;
credo che un Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa;
credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò primo o poi in qualche Dio;
credo che semmai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con 300.000£ al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose;

credo che c'ho un buco grosso dentro ma anche che il Rock 'n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro e le stronzate con gli amici, beh, ogni tanto questo buco me lo riempiono;
credo che la voglia di scappare da un paese con 20.000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx;
credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.
Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia. » Share

16 lug 2009

Geografia emozionale e la Basilicata

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Può la Basilicata essere luogo di emozioni? In che senso i luoghi di questa terra hanno e danno emozioni? Si può definire un atlante delle emozioni?O addirittura mapparle? Una mappa è un insieme di luoghi e linee fisiche, con attinenza al reale comune e condiviso.
Tutti sanno dove andare e come fare per andare. La mappa delle emozioni è uno spazio non condiviso, solitario ma ugualmente condiviso da esperienze comuni. Una cartina fisica non ha bisogno di esperienze condivise
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8 lug 2009

Le Rabatane in Basilicata

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Le RABATANE in Basilicata 
Nel corso dei secoli IX e X da Bari, sede di un emirato arabo dall'847 all'871, gli Arabi si spinsero all'interno dell'Italia meridionale, quindi anche della Basilicata, per compiere saccheggi e catturare prigionieri da vendere come schiavi nei centri dell'impero islamico, in quel periodo in una fase di massima espansione. Secondo alcuni cronisti del tempo e secondo le fonti disponibili, gli stanziamenti arabi furono consistenti e di lunga durata in molti centri del medio bacino del Bradano e del Basento, nel Basso Potentino e nella Val d'Agri. Le numerose tracce architettoniche che ancora si possono leggere in molti centri storici e le tracce linguistiche nei dialetti locali, fanno ritenere che non si trattò esclusivamente di insediamenti militari, ma di vere e proprie comunità articolate, dove un ruolo di rilievo era svolto da mercanti ed artigiani. Senza entrare nel merito del fenomeno storico, gli Arabi impiantarono comunque dei veri presidi, ancora oggi leggibili in modo eclatante nel tessuto urbano. Si tratta di quartieri che la tradizione e le fonti scritte connotano come Rabatana, Rabata, Ravata richiamando il fascinoso ribàt maghrebino. Le tracce degli insediamenti arabi sono ancora perfettamente leggibili a Tursi, a Tricarico e a Pietrapertosa: si tratta di quartieri che la tradizione appella come Rabatana, Rabata o Ravata, richiamando etimologicamente il termine ribat, che in arabo significa luogo di sosta o anche posto fortificato. Sono per esempio ancora leggibili a Tricarico i due quartieri della Rabata e della Saracena, con le porte di accesso e le rispettive torri, risalenti all'XI secolo. L'abitato è diviso in due da una stretta strada principale, l'araba shari, da cui si dipartono le vie secondarie (darb), che si intrecciano tra loro e si concludono in vicoli ciechi (sucac), che definiscono unità di vicinato ben distinte l'una dall'altra; i singoli nuclei abitativi, spesso ipogei, se da un lato tendono a chiudersi in difesa rispetto all'esterno, dall'altro con questo comunicano attraverso i terrazzamenti degradanti, coltivati ad orti o a frutteto, disposti a corona lungo il perimetro del tessuto edilizio. La Rabatana di Tursi coincide con la parte più alta dell'abitato altomedievale, in ottima posizione difensiva. L'intrico edilizio che ancora caratterizza questo quartiere era dominato dalla presenza del castello, di cui attualmente restano poche tracce. La Rabatana è collegata al corpo del paese per mezzo di una strada ripida (in dialetto "a pitrizze" -ascolta-). L'antico borgo saraceno è indissolubilmente legato alla poesia dialettale di Albino Pierro. Anche il centro storico di Abriola, fondata dai saraceni, è cosmposto da strette stradine, vicoli e gradinate si insinuano in un tessuto edificato dalle chiare connotazioni di antico borgo medievale di origine araba, in cui sono ancora facilmente riconoscibili gli elementi tipologici stratificatisi nel tempo
Per saperne ancora: Pietrapertosa: la rabata Tricarico Tursi Il castello Arabo di Abriola: una leggenda inventata

Leggi anche:

Gli orti Saraceni di Tricarico e i quartieri arabi in Basilicata


Consiglio di leggere:
  • A.PELLETTIERI, “… et per Sarracenos casali S. Jacopi”: gli insediamenti islamici in Basilicata, in La Rabatana di Tursi. Catalogazione multimediale integrata dei Beni Culturali, a cura di C.D.FONSECA, ed. Altrimedia, Matera 2004, pp.15-27
  • Alle Origini dell'Europa Mediterranea
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6 lug 2009

Bella Italia- Basilicata

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Un viaggio di 5 minuti, ma che attraversa secoli e storie. Pochi minuti per salire sulle vette o immergersi nei fondali. Qualche minuto per percepire gli odori e sapori, per svelare paesaggi. Pochi minuti di buona Basilicata, quella che piace a noi!
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