10 apr 2008

Commenda Gerosolomitana o Cavalieri di Malta a Grassano

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La Commenda Gerosolomitana di Grassano (Basilicata)

Ancora oggi non è semplice ricostruire la storia della diffusione dei Cavalieri Gerosolomitani o di Malta in Basilicata e le vicende relative alla Commenda Gersolomitana di Grassano [1] poiché molta documentazione nel corso del tempo è andata distrutta o dispersa [2]. Solo nell'ultimo decennio è stato possibile ricostruire, per sommi capi, le vicende determinate dalla loro presenza e l'importanza della Commenda Gerosolomitana di Grassano [3] . Sono ancora pochi i lavori di ricerca che si propongono di tracciare un quadro esauriente sull'organizzazione di questa Commenda che era, ed è bene ricordarlo, una delle più importanti della Basilicata [4].
Ancora non del tutto risolti risultano i dubbi relativi all’insediamento dei Cavalieri gerosolomitani [5] nel feudo di Grassano. In un inedito manoscritto, dello storico ottocentesco Giuseppe Gattini [6], ricorda che Grassano nel 1277 era ancora un piccolo casale che apparteneva alla vicina cittadina di Tricarico e proprio dai Sanseverino, Signori di Tricarico, fu donato questo feudo [7] ai cavalieri . Un altro documento del 1368 ci da
notizia che il Papa del tempo chiedeva a Tommaso Sanseverino che la precettoria di Grassano fosse riportata al priore di Barletta dell’Ordine di Malta, a cui l'aveva usurpata [8] . Mentre, già nell’anno 1365, nell’elenco dei commendatori di Grassano, si menziona come suo Commendatore un certo Fra’ Troilo Sansone di Troia [9]. L’insieme di tutte queste notizie ci induce a credere che i Cavalieri di Malta si insediarono a Grassano fra il 1277 ed in 1320 e che da quel momento la storia e le vicende di questo piccolo casale furono fortemente influenzate dalla presenza dei cavalieri.
Dai Cabrei [10] la Commenda di Grassano risulta essere assai ricca. I suoi possedimenti erano ubicati quasi tutti in Basilicata e in Puglia. Ad essa, infatti, appartenevano appezzamenti di terreni e grancie (grandi fattorie) a Tricarico con la chiesa della SS. Trinità, a Tolve con la chiesa di S. Giovanni, ad Irsina con la chiesa di S. Giovanni, a Miglionico con la chiesa di Santa Maria, a Salandra con la chiesa di S. Margherita, a San Mauro con la chiesa di San Giovanni, a Pietrapertosa con la chiesa di Santa Maria Archimandita, a Calvello con la chiesa di San Giacomo, a Laurenzana con la chiesa della Beatissima Vergine Maria di Cielcalata, a Santarcangelo con la chiesa di San Giovanni, a Viggiano con la chiesa di San Giovanni, a Tursi con la chiesa di San Giovanni, a Ferrandina con la chiesa di Santa Maria di Civita Troyola o dello Spirito Santo, a Pomarico con la chiesa di San Giovanni Battista e a Pisticci con la chiesa di Santa Maria la Strada. Memntre a Grottole, Roccanova e Calciano possedeva solo terreni coltivati, mentre a Gravina, in Puglia, poseedeva alcuni terreni e la chiesa di S. Giorgio.
A Grassano la Commenda era proprietaria dell’intero paese e del suo territorio ed aveva sui suoi abitanti la giurisdizione civile e, per un certo periodo, anche quella spirituale. La dimora del Commendatore, dalle fonti denominata "castello, ossia Palazzo Commendale", si arroccava intorno alla chiesa di S. Giovanni e di S. Marco e si componeva di diversi membri. Fu restaurata in molte sue parti dal Commendatore Fra’ Domenico Antonio Chyurlia che resse la Commenda dal 1729 al 1744 [11]: fu sicuramente questo il momento di maggior splendore per la Commenda di Grassano. Il Cabreo fatto redigere dal Commendatore Chyurlia [12] nel 1737 rimane tra quelli meglio conservati e risulta particolarmente prezioso poiché in esso si sono ritrovate molte piante e rilievi della Commenda di Grassano ma anche di tutte le sue grancie [13], nel decennio seguente la grave crisi organizzativa e finanziaria dell'Ordine di Malta portarono alla vendita di diverse Grancie e alla cessione in affitto di tutta la Commenda che così fu gestita sino alla sua definitiva soppressione che avvenne a seguito del decreto del 18 Giugno 1807 con cui dal Murat furono abolite le Prelature, le Commende, i Legati, le Cappellanie e i Benefici ecclesiastici esistenti nel Regno delle due Sicilie [14].
Qui termina il breve quadro storico sui cavalieri di Malta a Grassano, in attesa che altri studi e scoperte che aiutino a comprendere l'importanza di questa Commenda Gerosolomitana nell'ambito più vasto della Basilicata e dell'Ordine di Malta. (Pontillo Innocenzo).

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[1] La bibliografia sulle vicende dell’Ordine Gerosolomitano, detto anche Giovannita o dei Cavalieri di Malta, è molto vasta. Tra gli studi più recenti si segnalano due periodici "Rivista internazionale Ordine Sovrano Militare Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta" e “Studi Melitensi“ all’interno del quale segnaliamo gli articoli-saggio di A. ILARI, Il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni Battista di Gerusalemme detto di Rodi detto di Malta. Lineamenti storici, I, 1993, pp. 23-52; e C. D. FONSECA, Mezzogiorno ed Oriente: il ruolo del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, in Studi Melitensi, I (1993), pp. 11-22; ANTONELLA MANUPELLI, Storia e diffusione del Sovrano Militare Ordine di Malta in Basilicata , in Regione Basilicata notizie: Itinerari del Sacro in Terra Lucana. La Basilicata verso il Giubileo, n. 92, Anno 1999, pp. 199-204.
[2] G. ANGELINI, Note sull’Archivio dell’Ordine Gerosolomitano conservato nella Malta National Library, in Rassegna Storica Lucana, 12 (1990), pp.155-166.
[3] C. G. GATTINI., Dell’ordine Gerosolomitano in Matera e contorno, Archivio di Stato di Matera, Fondo Gattini, B. D fasc. 8b.
[4] In Italia il Sovrano Ordine di Malta aveva più larga diffusione rispetto agli altri stati: esistevano ben sette Gran priorati (Roma che includeva il Lazio, l’Umbria, le Marche e l’Abruzzo, Lombardia per il Piemonte e la Liguria, Venezia per il Veneto, il Trentino e l’Emilia Romagna, Pisa per la Toscana e la Sardegna, Capua per la Campania, il Molise e la Calabria, Barletta per la Puglia e la Basilicata, Messina per tutta la Sicilia) dai quali dipendevano le Commende e i Baliaggi con le grancie, gli ospedali e altri beni mobili e immobili.
[5] M. GATTINI, I Priorati, i Baliaggi e le Commende del Sovrano Militare Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme nelle provincie Meridionali d’italia prima della caduta di Malta, Napoli 1928, pp. 30-32.
[6] C. G. GATTINI., Dell’ordine Gerosolomitano ..., op. cit..
[7] Su Grassano si segnalano gli studi di G. BRONZINO, Fonti documentarie e bibliografiche per la storia di Tricarico e di al-tri centri viciniori (secc. XI-XX), in Bollettino Storico della Basilicata, 3 (1987), pp. 15-36 e in particolare pp. 23-25; IDEM, Codex diplomaticus Tricaricen-sis (1055-1342), in Bollettino Storico della Basilicata, 8 (1992), pp. 43-75.
[8] C. G. GATTINI., Dell’ordine Gerosolomitano ..., op. cit..
[9] Il Bronzino segnala il documento del 1368 pubblicato in F.P. RUSSO, Regesto Vaticano per la Calabria, Vol. III, Roma 1975, p. 23 n.7830 che nel regesto riporta “4 giugno 1368 – N.V. Thomae de Sanctoseverino, Militi Tricaricen., mandat ut praeceptoriam de Grassano, Hospit. S. Johann. Jerosol., restitui faciat Priore Barolo”.
[10] I Cabrei, denominati nell’Italia meridionale anche Platee, erano registri contenenti l’inventario dei beni appartenenti alle grandi amministrazioni ecclesiastiche o signorili. Sin dal 1319 l’Ordine Gerosolomitano emanò le prime disposizioni riguardo alla stesura dei Cabrei che ebbero la funzione di censire i beni, le rendite e le giurisdizioni al fine di impedire dispersioni ed usurpazioni. Questo problema fu avvertito particolarmente dall’Ordine che oltre a condividere i rischi comuni a tutte le istituzioni ecclesiastiche, che in quell’epoca vedevano erodere continuamente il loro patrimonio da parte dei Signori feudali e dalle comunità, era esposto ad un pericolo “interno” per l’appartenenza di tutti i suoi membri a famiglie della nobiltà feudale o cittadina. Nel Regno di Napoli la redazione dei Cabrei avveniva in forma pubblica e veniva autorizzata dal delegato dell’Ordine che sedeva nel Sacro Regio Consiglio. Alla sua stesura era delegato un notaio che generalmente si avvaleva di uno o più agrimensori o periti di campagna per la misurazione dei terreni. I Cabrei erano spesso corredati da mappe che non raffiguravano solo i fondi rustici ma anche, in alcuni casi, il patrimonio edilizio ed in particolare i luoghi dove l’Ordine esercitava la giuristizione feudale. La stesura di ogni Cabreo era realizzata secondo uno schema molto preciso, iniziava con la trascrizione del carteggio tra il titolare del beneficio, o il suo procuratore, ed il delegato dell’Ordine, seguivano l’atto di nomina del notaio, gli atti preliminari rogati dal notaio (emanazione e notifica dei bandi alle università interessate, ai possessori dei beni dell’ordine e ai proprietari confinanti, ecc...), quindi l’inventario e la descrizione dei beni, delle giurisdizioni, degli obblighi ecc...Una volta realizzato, due copie del Cabreo venivano inviate al Priorato dove, dopo un accurato esame, veniva approvato in assemblea. Successivamente una copia veniva conservata nell’archivio Priorale, mentre l’altra veniva inviata al Convento di Malta. Gli statuti Gerosolomitani prevedevano che i Cabrei fossero rinnovati ogni 25 anni a spese del commendatario. Cfr. Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, I.P.Z.S., Roma, 1949, vol.VIII, pp.203; ANGELINI G., Note sull’Archivio dell’Ordine Gerosolomitano..., op. cit., pp.101-102.
[11] Su Domenico Antonio Chyurlia leggasi: O. SAPIO - A. PAGANO, I Chyurlia di Lizzano Cavalieri di Malta, in “Studi Melitensi”, n. II, 1994, pp. 137-207.
[12] Custodito presso la National Library of Malta.
[13] Con questo termine si indicò a partire dal medioevo le proprietà terriere di proprietà ecclesiastica o monastica, dove spesso erano presenti anche insediamenti rurali il cui nucleo centrale era un gruppo di edifici, abitazioni o servizi utili al funzionamento e allo sfruttamento della proprietà agricola appartenente alla grancia.
[14] Tutti i beni dell’Ordine di Malta e relative rendite furono incamerati dallo Stato a seguito del Decreto del 18 Giugno 1807 con cui furono abolite le Prelature, le Commende, i Legati, le Cappellanie e i Benefici ecclesiastici. In seguito al decreto del Murat, datato 5 Nov. 1808, tali beni furono così destinati: “Art.1. I beni dell’Ordine di Malta e quelli del Ordine Costantiniano situati nel Regno formeranno la dotazione dell’Ordine delle Due Sicilie; Art.2. L’eccedente de’ beni mentovati nell’art. precedente, dopo formata la dotazione dell’Ordine R. delle Due Sicilie, sarà riunito a’ Demani dello Stato per essere impiegato all’estinzione del debito pubblico o a dare delle pensioni a quei Cavalieri del soppresso Ordine di Malta che giudicheremo degni della nostra munificenza...”.





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