01 giu 2008

Stigliano e la leggenda del drago:

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Sulla memorabile e affascinante leggenda di un terribile drago che nei tempi passati terrorizzava le popolazioni delle convalli dell’Agri e del Sauro, Salvatore Agneta di Stigliano, scrive un interessante saggio dal titolo Il conte e la leggenda del drago. Uno studio sospeso tra storia e tradizione, tra leggenda e realtà.
Il mito del Drago affascinò persino Levi durante il confino ad Aliano, che volle dedicare a questa storia, due pagine del Cristo si è fermato a Eboli. In un libretto di 60 pagine, intriso di vicende e fatti storici, che si snodano in tutto il corso del basso medioevo, fino all’inizio del 1500, Salvatore Agneta cerca di ricostruire, tra memoria, fantasia popolare e documentazione scritta, le origini, i luoghi e i tempi di questo mito. I riferimenti storici sono tanti, oltre a Levi, anche Panetti, Molfese, Branco. Una serie di ricognizioni sul campo, di richiami e di rimandi poliedrici e sfaccettati, hanno consentito all’autore di giungere ad una esauriente e razionale ipotesi di questo mito.Riporto di seguito due stralci conclusivi del saggio:
“Una versione tramandata oralmente vuole che il drago vivesse in un lago sul monte Serra, presso Stigliano, e da lì si spostasse alla ricerca di uomini e bestie per soddisfare la sua fame, con particolare predilizione per le fanciulle di nome Margherita.La cosa andò avanti per molto tempo fino a quando “il principe” non lo uccise mozzandogli la testa con un colpo di spada. Gli stiglianesi riconoscenti gli donarono il bosco La Foresta”. (p.48 )“L’unica strada percorribile in tal senso è quella che conduce a questa conclusione: il drago altro non sarebbe che la rappresentazione simbolica del fiume.E’ questa dunque, la giusta chiave di lettura?Al di là delle tante versioni che la tradizione, nel tempo e attraverso vari relatori ha arricchito con particolari sempre più diversi e fantastici, a ben guardare fra il drago e il fiume si possono trovare, d’accordo con il Branco, delle analogie sorprendenti. Il drago, infatti, può essere lungo e sinuoso come il percorso di un fiume, impetuoso e travolgente come una piena, vorace e letale come la corrente dell’acqua, pestifero come l’aria di una palude.La fantasia popolare ha creato i draghi per simbolizzare forze naturali terrificanti. I dissodamenti e le bonifiche hanno assunto sovente, nell’agiofrafia e nella mitologia del cristianesimo, l’aspetto della lotta contro un drago.L’uccisore del drago è, da questo punto di vista, un eroe vincitore sul caos naturale; trionfando sulla palude, predispondendo un habitat più adatto all’uomo, egli si manifesta come benefattore.” (p.53)Salvatore Agneta, Il conte e la leggenda del drago, Collana i luoghi della memoria, Nicola Bruno Editore, 2003

Piu' in alto di Sant'Arcangelo esiste ancora una chiesa dove sono conservate le corna di un drago che infestava nei tempi antichi la regione. Tale drago abitava in una grotta vicino al fiume e riempiva le terre del suo fiato pestifero, rapiva le fanciulle, distruggeva i raccolti. I contadini avevano tentato di difendersi, ma non potevano far nulla contro quella bestiale potenza. Ridotti alla disperazione, pensarono, infine, di rivolgersi al piu' potente signore di quei luoghi: il Principe Colonna di Stigliano.Il Principe venne, tutto armato, sul suo cavallo; ando' alla grotta del drago e lo sfido' in battaglia. Ma la forza del mostro era immensa e la spada del Principe pareva impotente di fronte a lei. Ad un certo momento stava quasi per darsi alla fuga, quando gli apparve, vestita di azzurro, la Madonna che lo incoraggio' a proseguire la lotta. A questa visione l'ardimento del Principe si centuplico' e gli permise di avere la meglio.Bisognava ora ricompensare il Principe per il servizio reso. Si radunarono percio' gli abitanti di S.Arcangelo, reputati avari e astuti e dissero che dal momento che il dragoabitava nel fiume, era una bestia dell'acqua, il Principe doveva prendere in ricompensa il fiume e non le terre. L'Agri fu offerto al principe ed egli l'accetto'. I contadini credevano di aver fatto un buon affare e di aver cosi' ingannato il loro salvatore, ma avevano fatto male i loro conti, l'acqua dell'Agri serviva ad irrigare i loro campi e da allora bisogno' pagarla al Principe ed anche ai suoi discendenti.
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