09 set 2008

...dopo più di 10 anni.

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09.09.08, e viaggiavo sulla fondovalle dell'Agri direzione sud.
Come al solito ero affascinato dalle strade e dai panorami della Basilicata ma ad un certo punto, verso la fine della strada ho visto, anzi rivisto, un casello ferroviario che immediatamente mi ha rimandato indietro a dieci anni fa.
In passato avevo l'abitudine, la buona abitudine, di avere con me un diario di viaggio.
All'epoca viaggiavo quasi sempre in autostop. Ho cercato tra i vari cassetti e ho trovato gli appunti di quei giorni. Precisamente di quel giorno d'agosto di undici anni fa, era il 4.08.1997. Io e un mio collega universitario (Marco A.), avevamo appuntamento a San Brancato di Sant'Arcangelo. Di lì, poi, insieme ci saremmo dovuti recare da un certo Pasquale A., pastore e suoantore di uno strumento a fiato ( tipo flauto) da lui creato. Uno dell'ambiente universitario di antropologia culturale ed etnomusicologia parlò di lui al dipartimento. Ci mandarono immediatamente ,  a me e Marco, ad incontrare e intervistare Pasquale.
Arrivammo da lui come un troupe televisiva, armati di telecamere, faretti, registratori, macchine fotografica ecc. Immaginate dieci anni fa, appena dieci, quale ingombro potevano avere questi marchigegni. Meno male che Marco venne in auto. Passamo tre giorni tra le campagne e boschi,di Roccanova e Sant'arcangelo. Tre giorni con Pasquale, la sua musica, le sue pecore e suoi cani. Ma questa è un'altra storia.
Di quei giorni ho trovato, tra gli appunti, le note del viaggio di andata e qualche fotografia di Pasquale. Il resto credo sia conservato nell'archivio del dipartimento dell'Università.
 Ecco il racconto di quel pomeriggio caldo di agosto: 4/8/97 Sono partito da casa che erano quasi le tre, dopo trenta minuti più o meno, ed aver lasciato la Basentana, sono al bivio di Craco – Pisticci. C’è una fontana, un pilaccio; l’acqua è fresca e saporita e il suo gusto rimane nel palato. Mi sposto alla ricerca d’ombra. Alla mia destra si vede, lì su un colle, la torre della vecchia città di Craco, alla sinistra Pisticci.Tutto intorno non varia mai, il colore, la luce. Sono dentro i calanchi. Cammino nel suo cuore. Ogni tanto mi volto, mi sembra di sentire il rumore di un auto in arrivo. Non è sulla mia stessa strada. Il rumore è di un auto che percorre chissà quale strada vicina. Avverto di tanto in tanto odori d’animali morti, in stato di putrefazione. Vedo anche delle carcasse che qualche automobilista distratto e veloce ha lasciato dietro di se. Mi tolgo gli occhiali da sole per non avere filtri. Cerco un po’ di ombra, ma intorno solo calanchi e qualche arbusto bruciato dal sole. I calanchi mi fanno venire in mente le mani d’anziani contadini bruciate dal sole e indurite dai calli del lavoro. Alle 15.40 circa, un uomo si ferma con la sua auto e mi carica. Mi lascia dopo alcuni chilometri su un cavalcavia. Aliano- Santarcangelo a destra, Tursi a sinistra. “ Circa duecento, trecento metri in fondo, c’è una vecchia stazione d’autobus abbandonata. Però qualche auto si ferma ogni tanto.”- Mi dice l’automobilista. Sono sulla s.s. 598, fondo Val d’Agri. La stazione è molto più che a trecento metri. Alle mie spalle i calanchi s’allontanano con loro anche l’aria rarefatta dal calore. Un paesaggio più verde e ospitale s’estende ai lati della strada. Gli alberi e le colture rinfrescano l’atmosfera. Arrivo alla stazione abbandonata. C’è una fontana. L’acqua è fresca e piacevole, mi rinfresco il collo e mi bagno i capelli, sento l’acqua scivolare giù per la spalla. Oltre a me nel piazzale della stazione c’era un vecchio, mezzo cieco, mezzo zoppo e, mi accorsi dopo, mezzo rimbambito. Lancia bottiglie e carta sulla strada. Mi chiama a se e il suo interesse sono i miei occhiali da sole. Mi chiede se sono occhiali da sole. Gli piacciono. I suoi sono anche loro tutti neri ma sono da vista e con orgoglio mi racconta che gli sono costati duecentocinquanta mila e in più ha pagato settantacinque mila per la vista oculistica. C’è un suo amico che se li vuol comprare però gli vuole dare solo mille lire. Sono le 16: 30 circa. Alle 18: zero ho appuntamento con Marco a Sant’arcangelo. Penso di essere a trenta chilometri dal paese. Gioco con la mia ombra proiettata sull’asfalto.Il vecchio si è spostato all’altro lato della strada. Non so precisamente che cosa faccia qui. Mi ha detto che deve andare a Montalbano. Intanto, continua a lanciare oggetti in mezzo alla strada. Spezza dei rami e li scaraventa sull’asfalto. Ogni volta che un auto passa su qualcosa lanciata da lui si mette a ridere, e ride con soddisfazione. Ad essere sincero faceva ridere anche me. Questa strada è percorsa da molte auto ma nessuna finora si è fermata. L’aria è meno calda ed afosa Il passaggio dai calanchi ai frutteti è improvviso, per niente graduale. I colori anche qui sono forti e vivaci. Il contorno stride con la stazione, con le sue tinte, sbiadite dal passare del tempo e delle stagioni. Le lettere del nome della stazione, attaccate sul muro si stanno sbriciolando. Altre si sono staccate lasciando l’orma sul muro; ancora si riesce a leggere la scritta Montalbano J.co. Intorno alla costruzione, nel gran piazzale, giganteschi salici piangenti creano ombra. Ore 16: 30, un ragazzo con una Uno bianca si ferma. “Santarcangelo. Verso Santarcangelo?” Chiedo. Mi guarda, sorride, mi fa cenno con la testa di salire. “Ti ho visto sulla strada, prima ancora ho visto quel vecchio. Pensavo fosse successo qualcosa.” Dice. “Poco fa ho soccorso un tipo che s’è ferito, cosa da poco, in un piccolo incidente sulla strada. Poi sono ritornato in azienda, dove lavoro, ho preso il muletto e ho spostato la sua auto dal centro della strada.” Gli chiedo dove lavora. “In un azienda agricola”, risponde. “È grande oltre duemila ettari. Il proprietario possiede la maggior parte delle terre da qui fino a Policoro. Neanche lui sa precisamente dove finiscono ed iniziano” Il ragazzo è simpatico e sembra anche abbastanza sveglio. “Come ?!” Esclama quando gli dico di non conoscere questo De Ruggieri, padrone di tutte queste terre. “ Per farti un esempio. Il castello ed il borgo vecchio di Policoro sono di De Ruggieri.” Non riesco ad immaginare come si possano possedere duemila ettari di terra. Provo a visualizzare il viso ed il comportamento di questo feudatario del duemila. Cambio argomento e gli chiedo informazioni su Sant’arcangelo. “ Non c’è vita perché non c’è gioventù. E non ci sono giovani perché non c’è lavoro” Il ragazzo mi racconta storie già ascoltate e conosciute. È la storia di tutti questi paesi del sud e profondo centro sud, tagliati fuori dei programmi di sviluppo. “Solo nella provincia di Parma”, continua, “ ci sono circa sessanta ragazzi tra i venti ed i trent’anni. Poi ci sono altri che sono andato a Reggio Emilia, a Ferrara, Modena. Qualcuno è andato in Svizzera dove aveva dei parenti. La nuova America o Germania, oggi è l’Emilia Romagna. La c’è lavoro e anche il divertimento. Non è mica come qua.” Dopo un po’ di chilometri arriviamo in paese. Mi chiede se devo andare in un posto preciso nel paese. Gli dico che devo fermarmi a San Brancato, vicino alla stazione dei carabinieri, dove ho appuntamento con Marco. “ Io vado a Sant’arcangelo. Faccio il giro lungo e ti accompagno” Mi porta al luogo dell’appuntamento e scendo. “ Grazie”, dico e “ io mi chiamo Giuseppe” “Vito”. Sorride come quando s’è fermato e se ne va. Sono le 17: 00 passate. Dovrò aspettare un’ora prima che Marco arrivi Share

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