10 mar 2011

ERA IL 1959 E IL METAPONTINO SCOMPARVE SOTTO L’ACQUA

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”Un fatto del genere in vita mia l’ho visto solo da bambino”-racconta il signor Cosimo oggi 60enne.

“Erano gli anni ’50 e i tempi erano diversi. Anche allora arrivò l’esercito e gli elicotteri. Ma erano altri tempi. Erano altre storie” ripete. Nunzio, 68 anni,perplesso di fronte a questa sciagura che mai avrebbe immaginato di rivivere.
La Basilicata e il metapontino non sono nuovi a questi eventi alluvionali ma di questa intensità e gravità si era sentito parlare solo dagli anziani che ancora ricordano il dramma che il territorio metapontino visse nel novembre del 1959. Caddero circa 400 millimetri di pioggia, i fiumi esondarono. Tra i poco più di 10 mila residenti ci furono quasi 2 mila gli sfollati e si contarono 11 morti. Oggi, almeno, il Metapontino che conta oltre 100mila abitanti fa la conta dei danni ma fortunatamente non deve piangere nessun morto .

Riporto alcuni articoli de LA STAMPA, novembre 1959, che trattarono la catastrofe in prima pagina.

Una nota polemica: almeno allora i media trattarono e diffusero la notizia. Oggi nessuno si è accorto della Basilicata. Evidentemente la Basilicata non esiste, nonostante molti guru strillano della grande notorietà raggiunta dalla nostra regione.


LA STAMPA, 25 novembre 1959;
NUMEROSE VITTIME, VASTE ZONE ALLAGATE, COMUNICAZIONI INTERROTTE

DEVASTATE DA UN URAGANO SENZA PRECEDENTI LE COSTE DELLA CALABRIA E DELLA BASILICATA Particolarmente colpita dal nubifragio è stata la piana di Metaponto, il «fertile giardino» dell'Ente riforma – Centinaia di ettari sommersi da oltre un metro d'acqua - Tutti i fiumi e i torrenti sono in
piena - Onde alte 20 metri si abbattono sulle spiagge - Danni ingenti alle strade, alle linee ferroviarie, al bestiame - Bloccato un treno con 100 viaggiatori
Un uragano di violenza assolutamente eccezionale è imperversato sull'intera costa Calabro-lucana che si affaccia al Mar «Jonio dalle due di lunedi notte, e per tutte le ventiquattro ore successive. …Il disastro è senza precedenti anche nella piana di Metaponto. Sì tratta del " fertile giardino" della Lucania dell'Ente Riforma, che
è divenuto uno squallido lago di melma giallastra ove spuntano le case coloniche al centro dei campi allagati. Centinaia di ettari di terreno sono sommersi sotto un metro e trenta centimetri d'acqua e centinaia di famiglie sono state costrette ad abbandonare le loro case a Scanzano e Policoro; erano bloccate nei campi e seno state costrette a salire sui tetti per salvarsi. Squadre di vigili del fuoco e di carabinieri sono al lavoro per il ricupero delle persone e del bestiame. A Policoro uno zuccherificio e la centrale elettrica sono rimasti invasi dalle acque. Policoro e Scanzano, inoltre, sono al buio. Un treno con cento viaggiatori a bordo è rimasto bloccato, fra Salandra e Ferrandina, dall'acqua e dalle frane: solo con l'intervento degli elicotteri militari, che si attendono di momento in momento, sarà possibile recare soccorso ai passeggeri del convoglio. Tutti i fiumi ed i torrenti sono in piena e minacciano nitri danni. Il traffico stradale è pericoloso e la stata'e n. 175 è interrotta. I danni — che per il momento è impossibile valutare con esattezza — raggiungono centinaia di milioni. A Pisticci la pioggia ha prodotto alcune piccole voragini nelle vie Gioberti, Risorgimento, Mazzini, Principessa di Piemonte e Ruggero VII. Sulla provinciale una frana minaccia l'interruzione del traffico. L'autobus di linea per lo scalo non funziona. Le comunicazioni telefoniche e stradali con Craco, Marconia, S. Basilio e Bosco Salice sono interrotte. Altri allagamenti vengono segnalati un po' dovunque. Le strade sembrano dei fiumi in piena. Mentre tutti i corsi d'acqua del Materano sono straripati con danni ingenti alle campagne, al bestiame ed alle strade, a Matera l'abbondante pioggia ha provocato numerosi ' allagamenti nei bassi e nei nuovi rioni di Serra Venerdì e Pio Decimo. I vigili del fuoco hanno ricevuto chiamate ininterrotte. Numerosissimi ponti, fra i quali quello ferroviario sul Sinni, sono stati distrutti dalla furia delle acque. Il fiume Agri è straripato tra Scarnano e Policoro, così pure il Basento, che ha isolato completamente la stazione di Grassano. Il vice-prefetto di Matera, dottor Carneglia, si trova isolato nella zona alluvionata insieme con un gruppo di tecnici con i quali stava cercando di studiare i possibili rimedi alla situazione. Una squadra di soccorso è partita verso lo scalo ferroviario di Grassano sperando di trarre in salvo le persone che vi si trovano.
LA STAMPA, 26 Novembre 1939; Salite a otto le vittime del maltempo nell'Italia dei Sud Un treno con 100 passeggeri isolato Salvataggi con elicotteri nelle zone allagate Ponti crollati, strade e ferrovie interrotte - Nel Metaponto i danni maggiori - Una bimba fulminata, un'altra annegata; un uomo inghiottito da una voragine - Aumenta il numero dei senzatetto
L'ondata di maltempo che la notte scorsa aveva colpito in modo particolare la Sicilia e la Calabria, oggi è risalita investendo le Puglie, la Basilicata e specialmente la zona di Metaponto. Le vittime accertate sono tre. Altre cinque si sono avute in Calabria per cui il numero complessivo sale a otto. Sono crollati ponti ferroviari e stradali; le comunicazioni sono in molti punti bloccate. La ferrovia è sempre interrotta sulla linea jonica, da Taranto a Reggio Calabria. Numerose stazioni sono imprigionate dal fango. Circa cinque chilometri di strada ferrata sono stati divelti nei pressi di Metaponto. Interi pezzi di strada sono stati trascinati in mare lungo la litoranea jonica, nei pressi di Scanzano, Ginosa Marina e altrove. Il treno 1952, con 100 viaggiatori a bordo, è bloccato fra Ferrandina e Salandra. Durante il giorno si è tentato di rifornire i passeggeri con elicotteri e aerei anfibi, ma date le cattive condizioni atmosferiche e di visibilità", non si sa se i lanci siano riusciti. Soltanto in serata il convoglio è stato raggiunto da squadre di soccorso. Complessivamente la zona alluvionata supera i quattromila ettari. I treni in partenza da Matera verso il sud, sulle ferrovie calabro-lucane (Matera è il solo capoluogo italiano non servito dalle Ferrovie dello Stato) sono stati sospesi. Si spera che domattina un convoglio possa spingersi fino a Pisticci. Le linee telegrafiche e telefoniche sono in gran parte interrotte. Il ponte sulla ferrovia Taranto-Napoli è gravemente danneggiato e la sottostante massicciata ferroviaria è franata sotto la furia delle acque, interrompendo la linea. Un'arcata del ponte sul fiume Basento è crollata. Anche un'arcata del ponte sul Cavone è ceduta. Interi sostegni sono sommersi dalle acque. Il tratto di strada che precede il ponte sul Basento si è abbassato di livello. Paracarri e pali telegrafici sono stati abbattuti. Fotoelettriche della Marina militare sono state adoperate per individuare i contadini rifugiatisi sui tetti delle case. Frane ed interruzioni sono segnalate in tutta la zona ma ormai le squadre di soccorso possono lavorare più speditamente per il deflusso delle acque. Nelle zone allagate, l'opera di salvataggio e di rifornimento viveri avviene attraverso le imbarcazioni e con l'uso di elicotteri. Tra le vittime del maltempo finora accertate nella zona del Potentino figurano la bambina Assunta Rago di 4 anni, uccisa da un fulmine abbattutosi sulla casa paterna sita nel comune di Guardia Perticara, e un giovane non ancora identificato, che ha perduto la vita precipitando in un crepaccio in agro di Grassano per ripararsi dalla pioggia. Una bimba di 9 anni, Angela Rocco è annegata a Policoro. Un autocarro carico di mattoni, colto dal nubifragio mentre attraversava la località Torre del comune di Satriano di Lucania, è sbandato precipitando in una scarpata. Nell'incidente sono rimasti feriti l'autista Raffaele Grosso ed il proprietario del carico Franco Sappaturo, oltre a Silvio Pepe che viaggiava con loro. Tutti e tre i feriti sono stati ricoverati con prognosi riservata all'ospedale provinciale di Potenza. La zona lucana maggiormente colpita dal nubifragio, come abbiamo detto, è quella del Metapontìno ove migliaia di ettari sono stati invasi dalle acque straripate dai fiumi Sinni, Agri e Basento e dal torrente Terzo Cavone. I danni sono nell'ordine di miliardi, ma al momento attuale è impossibile fare un bilancio anche soltanto approssimativo.
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