20 set 2008

Giorno triste nella casa Tra Cielo e Mandarini

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Igor e dietro Lola
Giorno triste nella casa tra cielo e mandarini.
Tra i campi, a lato di un albero, trovo Igor steso a terra. Morto da un paio di giorni, credo. Non lo vedevo da qualche giorno, non rispondeva al mio richiamo: IGOR, IGOR. Non rispondeva al mio fischio, un richiamo che  lui conosceva benissimo. Non ci ho fatto caso.
Era normale che sparisse. Lui era libero, senza catena, senza guinzaglio, senza collare,come tutti i cani nella casa TRA CIELO E MANDARINI.
Aveva l'abitudine di andare e venire. Credevo che si fosse allontanato in cerca di compagnia femminile. Ogni tanto scompariva per qualche giorno e poi ritornava magro, stanco, affamato ma felice e scodinzolante. Veniva vicino con la testa china sapendo che lo avrei rimproverato ma sapeva anche che lo poi avrei accarezzato. Lo sgridavo e gli davo qualche pacca sulla testa. Igor sapeva che quello era il prezzo che doveva pagare per quella fuga verso l'amore.
Lo si poteva rimproverare? Certo che no! Il mio era un rimprovero di forma più che di sostanza. In realtà era un carezza.
Anche ora, lì steso al suolo l'ho accarezzato. Lui,però, questa volta non ha scodinzolato e nemmeno roteato. Era solo disteso e immobile.
Igor è' stato compagno fedele, mai invadente, mai eccessivo. Era li, silenzioso, con gli occhi a seguire ogni movimento. Con il suo abbaiare forte e cavernoso era il primo ad avvisarti che qualcuno era al cancello. Era il primo ad accoglierti al rientro e l'ultimo a lasciarti quando andavi via.
Ora Igor era in silenzio, morto,  investito da un'auto. Questo era il suo destino. Doveva finire come era cominciato
Lo presi tanti anni fa, da un canile municipale dopo che era stato investito, anche allora, da un'auto. Erano lui e la sorella, mi dissero. Quella volta, Igor sopravvisse, la sorella no.Lo presi con me e lo portai nella casa Tra Cielo e mandarini.
Igor é, scusate, era un pastore maremmano, dolcissimo ma diffidente. Giocava con i gatti, divideva con loro il mangiare. Era il padrone indiscusso di quel territorio. Romeo, un piccolo meticcio, era la sua ombra e si sentiva al sicuro. Entrambi bianchi, entrambi girovaghi per il loro "feudo". Erano belli da vedere insieme. Lola, una pastore maremmano, li aspettava e quando ritornavano li ringhiava e li rimproverava. Come una donna rimprovera i suoi uomini quando non tornano presto a casa.
Quel giorno, proprio Lola mi ha accompagnato e indicato il corpo inerte di Igor. Mi prendeva la mano e mi tirava.
Seguendola ho visto da lontano la sagoma, Ho Chiamato:  "Igor, Igor." Ho fischiato. Già sapevo!
Portato da Lola , gli ho accarezzato il capo, ma lui non ha scodinzolato.
Romeo in lontananza guarda senza avvcinarsi.
C'è tristezza tra gli abitanti della casa tra cielo e mandarini.
Ashua e Byron
A Igor, ma anche a Byron, Ashua, ed altri fedeli amici che in passato mi hanno regalato momenti splendidi, dedico questa poesia di Pablo Neruda ODE AL CANE :
"Il cane mi domanda e non rispondo. Salta, corre pei campi e mi domanda senza parlare e i suoi occhi son due domande umide, due fiamme liquide interroganti e non rispondo, non rispondo perchè non so e niente posso dire. In mezzo ai campi andiamo uomo e cane. Luccicano le foglie come se qualcuno le avesse baciate ad una ad una, salgono dal suolo tutte le arance a collocare piccoli planetari in alberi rotondi come la notte e verdi, e uomo e cane andiamo fiutando il mondo, scuotendo il trifoglio, per i campi del Cile, fra le limpide dita di settembre. Il cane si arresta, corre dietro alle api, salta l'acqua irrequieta, ascolta lontanissimi latrati, orina su una pietra e porta la punta del suo muso a me, come un regalo. Tenera impertinenza per palesare affetto! E fu a quel punto che mi chiese, con gli occhi, perchè ora è giorno, perchè verrà la notte, perchè la primavera non portò nel suo cesto nulla per cani vagabondi, ma inutili fiori, fiori e ancora fiori. Questo mi chiede il cane e non rispondo. Andiamo avanti, uomo e cane, appaiati dal mattino verde, dall'eccitante vuota solitudine in cui solo noi esistiamo, questa coppia di un cane rugiadoso e un poeta del bosco, perchè non esistono uccelli o fiori occulti, ma profumi e gorgheggi per due compagni, per due cacciatori compagni: un mondo inumidito dalle distillazioni della notte, un tunnel verde e poi una prateria, una raffica di vento aranciato, il sussurro delle radici, la vita che cammina, respira, cresce, e l'antica amicizia, la gioia di esser cane e di esser uomo tramutata in un solo animale che cammina muovendo sei zampe e una coda intrisa di rugiada." Share

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