12 apr 2012

“U uattenniére" - Le cascate della Basilicata

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Le cascate di San Fele “U uattenniére”, si trovano lungo il corso del torrente Bradanello.Ancora oggi si notano resti di una dozzina di antichi mulini ad acqua e il sentiero che li collegava era parte di quella che veniva denominata la via del grano, che dalla Puglia portava il prezioso cereale verso la Campania.
Inoltre vi si trovano i resti di un'antica “gualchiera” - impianto preindustriale per la lavorazione, follatura e pulitura della lana. macchina utilizzata in antichi opifici costruiti a ridosso delle cascate proprio per sfruttare la forza dell'acqua, che cadendo su pale di legno mettevano in movimento dei magli che "battevano" la lana
grezza.Di qui il nome delle cascate: “U uattenniére”, che in dialetto sanfelese significa battere il nero, pulire il nero, pulire lo sporco. L'impianto è stato operante fino al 1945.

Attraversando il territorio del comune di San Fele il torrente è costretto ad effettuare dei particolari
salti di quota che danno origine alle caratteristiche cascate di San Fele. (Vedi carta sentieristica)
Il Quotidiano di Basilicata in un reportage di qualche anno fa, di seguito riportato,  titola : le cascate di san Fele- Il Salto dello Stupore.
Grazie al'impegno ed al lavoro dei volontari dell'associazione, costituita per valorizzare e promuovere il territorio di San Fele, oggi possiamo ammirare gran parte delle cascate de "U Uattenniere" riportate al loro antico ed affascinante splendore.
E' uno spettacolo mozzafiato quello offerto dalle cascate di San Fele. In dialetto antico si chiamano dell'Uattenniere. In realtà sono i salti che compie il fiume Bradanello, che sgorga sull'Appennino
che domina il piccolo comune che ha dato i natali a San Giustino De Jacobis. Sembra che siamo in
Trentino oin Umbria,invece siamosolo aventi minuti da Rionero, a trenta da Melfi, a cinquanta da
Potenza emeno di due oreda Matera. Un luogo tortuoso poco noto ai lucani stessi, ma che offre scenari imprevedibili. A farci da guida sono Tonino Troiano eil suo giovanissimo figlio Dario, Vincenzo
Ranauda e Michele Sperduto. Da ragazzi erano propensi nella stagione calda ad utilizzare le cascate
come piscine naturali. A centinaia si immergevano, pur sfidando i pericoli ed è una pratica che ancora qualche giovane tienein vita. Hanno persino messo su una Associazione di volontari ed un sito web per divulgare questo insolito angolo di nord-Basilicata. Il torrente scorre nelle prossimità di San Fele, per arrivare alle cascate si prende la strada San Fele-Rapone, dopo circa un chilometro dall'uscita da San Fele la statale ci conduce ad un incrocio sulla destra, con un tratturo comunale dove ci sono le indicazioni in legno (prima del ponte e della fontana ), cheindicano lecascate. Occorre addentrarsi a piedi e scendere alle cascate, per un percorso scosceso di circa 400 metri, usando scarpe da trekking o sportive; in ogni stagione dell'anno, assicurano i volontari delle cascate, lo spettacolo cambia conservando un fascino sempre inatteso.
Lungo l'intero corso fluviale del torrente Bradanello si conservano i ruderi di una dozzina di
antichi mulini ad acqua e di una “gualchiera”che domina una delle cascate ad "U” del corso d'acqua.
E' probabile che il termine arcaico “uattenniére" (tradotto: batti il nero) sia  una reminiscenza
del battere con forza. Infatti, i resti in pietra della gualchiera rimandano all'antica pratica di una
macchina rudimentale mossa dall'impeto dell'acqua per dare maggiore consistenza ad un tessuto,
comprimendolo tra magli. Questa gualchiera è statain uso-sostiene Sperduto- fino agli anni'40 del secolo scorso. Così come si è scoperto che a valle del torrente, nei pressi della superstrada Vitalba-Ofantina, ci siano i resti di un'antica centrale elettrica alimentata sempre con la forza delle acque del Bradanello, un tempo ben più rigoglioso......
Siamo dunque nei pressi di quella antica Via del grano composta di tratturi, mulattiere e strade di collina che fiancheggiava anche il corso fluviale, e che metteva in comunicazione nei secoli scorsi la Puglia e il Salernitano, attraversando l'Appennino lucanofra San F ele, Ruvo e Rapone,e quindi Bella, Muro Lucano e Castelgrande. Notizie approfondite le ha pubblicate (per la EditricErmes) don Francesco Masi, anziano sacerdote
e storico di Castelgrande. 
Alle Cascate del “Uattenniére” si è ispirato il poeta popolare Ernesto Grieco cui ha dedicato i versi in
dialetto, così tradotti:
Cascate di San Fele / Rilassante è il rumore del
tuo scroscio / tortuoso è il tragitto /
mentre corri salti e canti / ed un'eco soave / nell'aria
si spande.
Fra l'erba ti nascondi / in rivoli ti dividi e / a valle
scendi / gioioso ti ricongiungi, ti ingrossi
e ti assottigli. / La tua corsa piano freni a valle / e
nella Fiumara di Vitalba / placido ti adagi.

di  CHIARA LOSTAGLIO



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