03 ott 2013

Là dove osano le farfalle...

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Che la Basilicata stia diventando sinonimo di cielo e volo lo si sta intuendo da un pò. Tra voli dell'aquila, voli dell'angelo, Basilicata vista dal cielo, ecco spuntare le farfalle... coraggiose.
In tutti questi voli spero che la Basilicata non faccia la fine di Icaro...Meno male che Papaleo ci ha riportati costa costa , passo passo verso il mare!!!
Al di là delle battute il quotidiano Repubblica dedica una pagina a una delle risorse più affascinanti e maltrattate della regione, il Vulture con i suoi ancestrali  boschi e i suoi laghi e la sua storia senza tempo.
L'articolo titola: In riva ai laghi di Monticchio dove osano le antiche farfalle.
Repubblica, 2 ottobre 2013

Ecco il testo dell'articolo:
da Repubblica 2 ottobre 2013
"Le prime giornate d' ottobre colorano il Vulture con le sfumature brune dell' autunno, rendendo suggestivo uno dei paesaggi più nascosti e misteriosi della Basilicata. Siamo nella caldera di un vulcano spento, sulle rive
dei laghi di Monticchio, il piccolo e il grande, due specchi d' acqua formatisi dopo l' ultima eruzione di 125mila anni fa. In questo scenario unico convivono dieci habitat diversi a partire da quelli acquatici, con animali e piante mediterranee e alpine residui dell' ultima glaciazione europea, di 12mila anni fa. Troviamo l' acero cappadocicum, specie orientale importata dai monaci; la farfalla alpina parnassius mnemosyne; una roccia "tipica" come l' hauyna; oppure l' alburnus vulturius e un' alborella autoctona d' acqua dolce. E soprattutto la Bramea, una falena notturna che svolazza da cinque milioni di anni con le ali ricoperte da disegni arcaici. Il bosco è un' altra curiosa attrazione. Per un fenomeno d' inversione delle fasce fito-climatiche gli alberi interni alla caldera del Vulture non seguono la successione tipica della vegetazione di montagna, stratificata per specie e quote. Qui anzi è tutto mescolato e ribaltato: abeti bianchi in riva ai laghi a 700 metri, quando dovrebbero trovarsi in vetta (1.326 metri); oppure faggi accanto a querce, e così via. Possiamo ammirare tanta bellezza e varietà floreale arrampicandoci lungo uno dei sentieri dei briganti.
Quello di Carmine Crocco, ad esempio, ci porta oltre la rupe panoramica dove sorge la Badia di San Michele (XVI-XVII secolo), prima benedettina poi francescana. La struttura ingloba un convento ipogeo all' aperto dei monaci basiliani e la grotta-chiesa di S. Michele Arcangelo, con edicola bizantina del 1056. Ma dal 2009 ospita anche il Museo di Storia Naturale del Vulture, curato dall' entomologo Renato Spicciarelli, che racconta la storia geologica e naturalistica del pianeta e del vulcano. Una sezione è riservata alla Bramea, farfalla protetta così come la riserva di Grotticelle a lei dedicata e istituita nel 1971 dal Ministero dell' Agricoltura. La Bramea è una falena notturna unica al mondo scoperta nel 1963 da un entomologo altoatesino, Fred Hartig. Lontana parente delle farfalle asiatiche, le Bramee (il cui nome è dedicato dai cercatori orientali al dio Brahma) sono diffuse dall' Etiopia al Giappone, passando per India e Cambogia. Ma mai si sarebbe pensato di trovarne una sul Vulture. Così quando l' avvistò dapprima Hartig pensò a uno scherzo, poi la sorpresa diventò più grande quando fu accertata l' età dell' Acantho-Brahmaea Europaea Hartig, in pratica un fossile vivente arrivato fino a noi direttamente dalla preistoria; sopravvissuto sul Vulture grazie all' ambiente unico. Una specie di paradiso dei nostri antenati a mezz' ora d' auto da Potenza."

Fonte: Repubblica


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