19 lug 2016

Il mio carnevale era diverso perché non vidi mai uomini ragno, Batman, principesse e fate.

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Il carnevale di Vaglio (PZ) descritto da Rosario Angelo Avigliano
Era quello che accadeva a Vaglio ma anche in tanti paesi della Basilicata.

Il mio carnevale era diverso perché non vidi mai 
uomini ragno, Batman, principesse e fate. 
Era irriverente e per certi versi struggente. 
Donne travestite in irsuti uomini e uomini in femmine puttane. 
Le più audaci, per ammiccamenti e strusciamenti,  

erano le figlie di carnevale donne per un giorno e 
come ci stavano bene in quella parte. 
Andare per salsiccia nei giorni di carnevale
era una sorta di preparazione al grande 
concentramento della sfilata del martedì grasso. 
Il rigore dell'inverno dava poi, 
a quelle antiche donne e a quegli uomini di uva e grano, 
il piglio giusto per girovagare il paese in maniera
assolutamente irriconoscibili ed avere 
porte spalancate ovunque, anche nella casa del peggior nemico. 
A carnevale tutto si poteva. 
Volti imbruniti da sughero bruciato e nero di fuliggine di camini 
trasformavano pelli bianche in essere indefinibili, 
un pò carbonai e un pò clandestini. 
Quel travestimento poi, trasformava
anche caratteri più miti, in irriverenti e spocchiosi. 
Cantatori e suonatori di organetti, cupa cupa e tammore 
ad improvvisare rime e versi per riempire ceste di pezzente e salame, 
uova e formaggio da consumare nella sera 
dell'ultimo saggio del Martedì grasso. 
Asini e muli bardati e trasformati in portacisterne di succo d'uva. 
E via via tutti i personaggi ad accompagnare 
il feretro di carnevale per bruciarlo nella grande piazza. 
Infine, la grande attesa per l'irriverente, blasfema, divertente estrema unzione. 
Pagine e pagine di malefatte di quel carnevale
raccontate in una pubblica piazza dove 
in quel martedì ce n'era per tutti. Un martedì davvero difficile per alcuni.
Chi veniva citato si beccava lo sguardo divertito dell'intero paese. 
Le figlie disperate e trattenute a stento, ogni tanto strapazzavano la salma 
di Carnevale mentre Quaremma, sghignazzava felice perché 
stava per arrivare il suo tempo di vedova inconsolabile. 
La festa finiva in un grande falò che cremava Carnevale, 
il nero di sughero bruciato e fuliggine invece
restava per giorni sui volti di chi aveva fatto "li paratë". 
In quel carnevale non vidi mai una stella filante o una bomboletta spray. 
Ricordo solo il grande talento di attori e sceneggiatori popolari
prima di bruciare carnevale mentre il giorno dopo, tutto tornava come prima. 
Gli uomini a fare gli uomini, le donne a fare le donne. 
Gli irriverenti e spocchiosi tornavano ad essere miti e sottomessi. 
I malfattori tornavano malfattori. 

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