8 feb 2011

Basilicata, terra d’asilo e di confino

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GLI EBREI IN FUGA DAL NAZISMO E GLI ANTIFASCISTI

Sembrerà inverosimile a molti, persuasi da una informazione parziale veicolata da romanzi e cinema, ma l’Italia mussoliniana era un rifugio per esuli ebrei che scappavano dalla Germania e dalla sua politica antisemita. Molti usavano l’Italia come luogo di passaggio per recarsi verso la Palestina; altri ancora erano diretti verso l’America Latina o il Nord America.Verso la fine del 1934 le prefetture italiane contavano circa 1100 “rifugiati di fede ebraica provenienti dalla Germania” (e di cittadini polacchi) e nel maggio del 1936 il numero degli “ebrei cittadini tedeschi” ammontava a incirca 1500. Con il “censimento degli ebrei stranieri” del settembre 1938 in vista della promulgazione delle leggi razziali italiane si schedarono più di 4100 ebrei rifugiati: 2800 tedeschi, 280 polacchi di Germania, 400 austriaci e
640 cittadini di stati ignoti. All’entrata in vigore dei provvedimenti per la difesa della razza in Italia si contavano in totale, secondo la Direzione Generale per la Demografia e la Razza, quasi 10.000 ebrei stranieri. Con l'entrata in guerra il governo fascista varò una serie di misure di sicurezza tra cui per l’internamento dei cittadini delle nazioni nemiche e dei sovversivi. Seguirono provvedimenti a difesa della razza, si procedette con gli arresti di uomini ebrei di età compresa tre il 18 e i 60 anni, di nazionalità tedesca, polacca e ceca oppure apolidi. Le donne e i bambini, invece,vennero concentrati in luoghi isolati sotto il controllo della polizia nel cosiddetto "internamento libero”. La Basilicata ebbe il privilegio di essere luogo di “accoglienza” di molti oppositori politici del regime, sovversivi a vario titolo, delinquenti definiti “mafiosi”, di allogeni ( soprattutto minoranze etniche, in questo caso soprattutto slave e balcaniche),di ebrei italiani e di ebrei stranieri. Il suo storico isolamento fece si che la regione e molti paesi interni, poco e male serviti da ferrovie o mezzi di trasporto pubblici e difficilmente collegabili con il mondo esterno, diventassero meta ideale per la creazione di campi di confino, campi di lavoro e luoghi di detenzione particolari. Accettura, Garaguso, Grassano, Grottole, Craco, Pisticci, Montescaglioso, Pisticci, Nova siri erano i luoghi in cui finirono i “mafiosi”. Altri centri si aggiunsero: Aliano, Colobraro Montalbano Ionico, Pomarico, Rotondella, San Giorgio Lucano, Tursi. Si presume che in queste località giunsero oltre 2.500 confinati politici e quasi 200 tra confinati comuni e “mafiosi”. Alcune le storie di uomini e luoghi conosciute, raccontate e studiate. Il personaggio Carlo Levi ha ampiamente descritto e dipinto il suo periodo di confino in Basilicata. Speciale colonia di confino, definita “colonia di lavoro”era il luogo dove oggi sorge la cittadina di Marconia, che accolse centinaia di confinati provenienti da isole di deportazione come Pantelleria, Ustica, Lampedusa, Ponza. Ma alcune località furono anche luogo di internamento per ebrei stranieri di varie nazionalità, tra cui austriaci, polacchi, greci, jugoslavi, cecoslovacchi, ungheresi, russi, vennero internati nei comuni di Ferrandina, Matera, Pisticci, San Giorgio Lucano. Ultimamente nuove ricerche indicano nuove tracce e informazioni. Dagli archivi appaiono nomi e cognomi dal suono lontano e indeterminato, Bluhweiss, Bojm, Eisler, Frischer, Ickovic, Kafka, Salomon, Steiner, Wittenberg solo per citarne alcuni. Nomi e storie che la grande storia e la letteratura hanno messo in ombra. Forse, un giorno, quando si parlerà di confino in Basilicata non si parlerà solo di Carlo Levi.

Giuseppe Melillo
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