07 gen 2008

Catasto grotte naturali e aree carsiche della Basilicata

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Catasto grotte naturali e aree carsiche della Basilicata
Molti non lo sanno ma esiste anche un catasto per le scoperte speleologiche E? una struttura nata nel 1923 grazie all'opera del Professore Franco Anelli all'epoca in cui lo stesso era presidente delle Grotte di Postumia, allora Italiane. Le prime schede catastali scritte in quell'epoca portano impressa l'intestazione "Regio Catasto delle Grotte d'Italia".
Solo in epoca più recente il catasto è stato spostato da Postumia a Castellana Grotte, dove a tenerne custoditi i dati continuò il professor Franco Anelli, direttore delle famose grotte turistiche da lui scoperte. Successivamente, il suo assistente, Franco Orofino ebbe l'incarico dal professore Anelli di prendersi cura del
Catasto delle Grotte della Puglia della Basilicata e della Calabria.
E dal 1975, grazie anche alla collaborazione attiva dei soci del sodalizio trecchinese, il numero delle grotte lucane inserito nell'elenco crebbe notevolmente. Alle prime 14 grotte se ne aggiunsero altre 100 in pochi anni. Sempre Orofino, insieme agli speleologi di Trecchina condusse uno studio sulla costa e sulle grotte della costa Marateota. Ma, come avvenuto per il gruppo trecchinese, quasi contemporaneamente, venne a mancare a tutti gli speleologi della zona l'esperienza, la schiettezza, la professionalità di Franco. Circa due anni passarono per la ricerca di un curatore anche perché nel frattempo a Trecchina si vivevano momenti di pausa dopo la morte di Filippo Marotta.
Nell'agosto 1987 il Catasto lucano veniva trasferito a Trecchina. Fu festa grande fra gli speleologi locali, anche se nel cuore di tutti si avvertiva la mancanza di coloro che avevano dedicato tanto alla speleologia lucana.
Il numero delle grotte catastate lievita nel tempo fino a raggiungere nel 1992 quota 200. Per festeggiare la meta raggiunta, fu pubblicato, a cura della sede regionale del Catasto un opuscolo con l'elenco completo delle prime 200 grotte catalogate in Basilicata.
Attualmente la sede regionale del catasto speleologico di Basilicata si avvale del lavoro certosino di sei speleologi locali e dell'appoggio esterno del responsabile del catasto speleologico di Calabria: Felice Larocca e di suo cugino Nino.
Dai dati, attualmente in possesso del Catasto Grotte della Basilicata, risulta che a Maratea vi sono oltre il 50 % delle grotte catastate, mentre le rimanenti sono distribuite quasi tutte nel territorio del Lagonegrese, circa il 5 % è ubicato sul Pollino e circa il 3 % nel resto della Basilicata. Sono 51 le grotte marine, tutte ubicate sulla costa tirrenica di Maratea, caratterizzate da una doppia azione genetica: marina e carsica.
Al momento la grotta più profonda della Basilicata risulta essere la Grotta di Castel di Lepre di Marsico Nuovo con 146 metri di dislivello dall'ingresso, al secondo posto in graduatoria la Festola Grande con 136 metri (a Trecchina).
La cavità più estesa, invece, è la Grotta del Dragone di Maratea con oltre due chilometri di gallerie, cunicoli, pozzi e meandri.
Al 31 dicembre 2001, data dell'ultimo aggiornamento catastale, risultano iscritte 251 grotte. Di questo elenco ancora non fanno parte le numerose cavità della Murgia Materana, oggetto di studio e catalogazione, ma non ancora inserite nel catasto.
Hanno operato in territorio lucano numerosi gruppi provenienti da altre regioni: Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Toscana, Liguria, Piemonte, Friuli e Veneto.
Numero Grotte Catastate per Comune di Appartenenza (a cura della sede regionale della Basilicata del Catasto Grotte d'Italia al 31/12/2001): Maratea 131,
Trecchina 22,
Rivello 14,
Latronico 12,
Lagonegro 9,
Viggianello 6,
Matera 5,
Rotonda 5,
Terranova del Pollino 5,
Venosa 5,
Lauria 4,
Marsico Nuovo 4,
Melfi 4, Viggiano 4,
Castelsaraceno 3,
Muro Lucano 3,
Brindisi di Montagna 2,
Colobraro 2,
Tramutola 2,
Acerenza 1,
Chiaromonte 1,
Filiano 1,
Laurenzana 1,
Marsicovetere 1,
Monticchio 1,
Pisticci 1,
Rapolla 1,
San Chirico Raparo 1.
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