19 nov 2008

Che nome ha la terra in cui siete nato?

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« «Che nome ha la terra in cui siete nato?» mi domandò una vecchia signora che, nei suoi giovani anni, era stata nel Mezzogiorno d'Italia. «Sono di Napoli», risposi. «Proprio di Napoli?». «No, di una terra ancora più meridionale, della Basilicata». Mi accorsi che il nome riusciva nuovo e volli precisare. «È una terra», io dissi, «molto grande, grande la terza parte del Belgio, grande più del Montenegro: non ha città fiorenti, né industrie. La campagna è triste e gli abitanti sono poveri. È bagnata da due mari e l'uno e l'altro hanno costiere assai malinconiche; dintorno ha le Puglie, i Principati e le Calabrie». I nomi di queste terre dovettero produrre una certa impressione poiché la mia interlocutrice non mi fece quasi finire. «Il vostro», mi disse, «se è tra la Calabria e le Puglie, deve essere il paese dei briganti» ( Francesco Saverio Nitti, Eroi e Briganti , 1899) Share

11 nov 2008

Storie dal/del Sud

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A pagina 14 del quotidiano “La Stampa” del 19 ottobre 2008, è riportata la lettera del sindaco di Milano, del presidente della Provincia di Milano, del presidente della Regione Lombardia, inviata al presidente del Consiglio Berlusconi. Letizia Moratti, Filippo Penati, Roberto Formigoni, dicono al Governo: «Basta regali al Sud».La lagnanza prende a spunto gli stanziamenti che l’esecutivo ha deciso in favore di Roma e Catania, “per risanare i deficit prodotti da anni di cattiva gestione amministrativa”, (così dicono), delle due città.Certamente i ripiani dei risanamenti dei debiti delle amministrazioni, dovrebbero essere sottoposti ad una legislazione più responsabile e seria, dove chi
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2 nov 2008

Giù le mani dalla Basilicata

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Concordo con Astronik: E’ in atto contro la Basilicata un assalto senza precedenti da parte dello Stato che tende a minare la qualità della vita dei lucani autorizzando iniziative nel campo dello stoccaggio dei rifiuti pericolosi, per l’estrazione del petrolio, per la costruzione di centrali nucleari e per lo stoccaggio delle scorie, per la costruzione di centrali elettriche che utilizzeranno il legno degli alberi dei nostri boschi, per lo stoccaggio del gas proveniente dai paesi produttori.E’ di questi giorni la notizia di una legge dello stato che sottrae alle regioni il potere negoziale con le compagnie petrolifere per aprire nuovi pozzi. Una decisione gravissima in quanto consegna gran parte del territorio lucano alle multinazionali del petrolio e regala alla Basilicata inquinamento e danni alla salute e non certo sviluppo e benessere!Una notizia fresca fresca è che il Ministero dell’Ambiente avrebbe già pronta la VIA (Valutazione di impatto ambientale) per la costruzione di un megadeposito per lo stoccaggio del gas russo in Valbasento. Si attende la conferma da parte del nostro assessorato regionale all’ambiente.Dopo lo stop al progetto del mega stoccaggio di gas da 1 miliardo di metri cubi nei pozzi dismessi di petrolio e gas della Val Basento loc. Cugno Le Macine-Serra Pizzuta (Comuni di Salandra, Ferrandina e Pisticci) da parte dell'ex Ministro dell'Ambiente del 2007, con pubblicazione del nuovo annuncio VIA sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 14 marzo 2008 e l'integrazione per la procedura VIA da parte della Società Geogastock con sede a Parma nei mesi di maggio-giugno 2008, la Basilicata è sempre di più in mano ai grandi interessi delle multinazionali dell'energia, questa volta russe, confermandosi snodo energetico e di produzione di idrocarburi d'Italia e d'Europa. La regione sarebbe attraversata da oleodotti, condotte per lo smistamento del gas, uno scempio.Questa notizia giunge dopo che si è appreso che l’Enel procederà a riattivare la vecchia centrale del Mercure sul Pollino che brucerà tonnellate di legna rivenienti dal taglio dei boschi e forse la spazzatura prodotta nei paraggi. Per non dire del mega centro stoccaggio oli che sta sorgendo a Tempa Rossa nella valle del Sauro. Anche la questione nucleare con il governo che ha deciso di riprendere i progetti di costruzione di nuove centrali, con tecnologie non certo nuovissime (le centrali quarta generazione non sono ancora pronte per essere realizzate) e proprio sulla Basilicata si accentrano le attenzioni per impiantarne una. Vi ricordo che una centrale nucleare, secondo il vecchio piano degli anni '70 dell'allora Cnen, oggi Enea, al quale sembra attingere l'attuale governo, è prevista lungo la foce del nostro fiume Sinni e che, al di là di ogni discorso, questa centrale avrà bisogno anche di 180 milioni di mc di acqua all'anno, il 40 per cento della quantità di acqua contenuta a pieno regime nella diga di Senise.Per opporsi al ritorno del nucleare in Italia vi invito ad aderire ad una petizione on line che si trova a questo link http://www.perilbenecomune.org/index.php?mod=petition Avete capito perché lo spopolamento in atto nella nostra regione non è contrastato, anzi è in atto un disegno criminale per favorire lo svuotamento dei nostri territori per avere carta bianca per fare gli interessi di lobbies di tutti i tipi, di inquinare a piacimento. Altro che Basilicata verde! Basilicata pattumiera d’Italia! Dopo tanti anni di attesa era stato varato il Parco della Valdagri e degli Appennini lucani, in questi giorni il Governo, senza consultare la Regione, ha nominato un fidatissimo Commissario, ing. Totaro, esponente di spicco di Forza Italia, che sicuramente avrà ricevuto l’incarico di trasformare il Parco, la nuova denominazione potrebbe essere Parco del Petrolio lucano… dal blog di astronik: http://astronik.ilcannocchiale.it/2008/11/02/giu_le_mani_dalla_basilicata.html Share

28 ott 2008

Pasolini in Lucania su Repubblica

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A distanza di più di quarant'anni dal film di Pier Paolo Pasolini "Il Vangelo secondo Matteo" Giovanna Gammarota è andata in quei luoghi dell'Italia meridionale che il regista scelse per ambientarvi la vita di Gesù. Nasce così "Sopraluoghi in Lucania. Sulle tracce del 'Vangelo secondo Matteo' di Pier Paolo Pasolini", la mostra fotografica (dal 30 ottobre al 28 novembre 2008 alla Sala Santa Rita di Roma), che racconta in 35 fotografie scattate nel corso del 2006 la particolare esperienza artistica vissuta dalla Gammarota. Ciò che l'ha spinta a seguire le tracce del "Vangelo" non è stato il desiderio di mostrare le bellezze dei paesaggi ma il bisogno di verificare, fisicamente ed emozionalmente, se i luoghi avessero conservato la forza ancestrale che comunicavano nel film. Ne sono nate immagini volutamente semplici e dirette, che accolgono il trascorrere lento del tempo, ma proprio per questo si caricano di memorie, si rivelano capaci di ascoltare i silenzi della terra e il linguaggio delle cose. Immagini che dimostrano che "quel paesaggio è ancora lì intatto" come Giovanna Gammarota stessa racconta...CLICCA PER VEDERE LE IMMAGINI
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17 ott 2008

Film girati in Lucania

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1. NEL MEZZOGIORNO QUALCOSA È CAMBIATO, CARLO LIZZANI, 1949 2. LE DUE SORELLE, MARIO VOLPE, 1950 3. LA LUPA, ALBERTO LATTUADA, 1953 4. IL CONTE DI MATERA, LUIGI CAPUANO, 1957 5. LA NONNA SABELLA, DINO RISI, 1957 6. VIVA L’ITALIA, ROBERTO ROSSELLINI, 1958 7. A PORTE CHIUSE, DINO RISI, 1960 8. L’ITALIA NON È UN PAESE POVERO, JORIS IVENS, 1960 9. ITALIA ’61, JAN LENICA, 1961 10. ANNI RUGGENTI, LUIGI DI ZAMPA, 1962 11. I BASILISCHI, LINA WERTMULLER, 1963 12. IL DEMONIO, BRUNELLO RONDI, 1963 13. IL VANGELO SECONDO MATTEO, PIERO PAOLO PASOLINI, 1964 14. LA VEDOVELLA, SILVIO SIANI, 1964 15. MADE IN ITALY, NANNI LOY, 1965 16. C’ERA UNA VOLTA, FRANCESCO ROSI, 1967 17. IL DECAMERONE NERO, PIERO VIVARELLI, 1972 18. NON SI SEVIZIA UN PAPERINIO, LUCIO FULCI, 1972 19. ALLONSANFAN, P. E V.TAVIANI, 1974 20. ANNO UNO, ROBERTO ROSSELLINI, 1974 21. IL SOLE ANCHE DI NOTTE, P. E V.TAVIANI, 1974 22. IL TEMPO DELL’INIZIO, LUIGI DI GIANNI, 1974 23. L’ALBERO DI GUERNICA ,FERNANDO ARRABAI, 1975 24. VOLONTARI PER DESTINAZIONE IGNOTA, ALBERTO NEGRIN, 1978 25. CRISTO SI È FERMATO AD EBOLI, FRANCESCO ROSI, 1979 26. QUI COMINCIA L’AVVENTURA, CARLO DI PALMA, 1975 27. TRE FRATELLI, FRANCESCO ROSI, 1981 28. KING DAVID ,BRUCE BERESFORD, 1985 29. L’ UOMO DELLE STELLE, GIUSEPPE TORNATORE, 1995 30. DEL PERDUTO AMORE, MICHELE PLACIDO,1998 31. OGNI LASCIATO È PERSO, PIERO CHIAMBRETTI, 2000 32. IO NON HO PAURA, GABRIELE SALVATORES, 2002 33. LA PASSIONE DI CRISTO, MEL GIBSON, 2004 34. TERRA BRUCIATA, DI FABIO SEGATORI, 2004 35. IL RABDOMANTE, FABRIZIO CATTANI, 2005 36. THE OMEN - IL PRESAGIO, JOHN MOORE,2006 37. THE NATIVITY STORY, CATHERINE HARDWICKE ,2006 38. LO STALLO, SILVIA FERRERI, 2007 39. MINEURS, FULVIO WETZL , 2007 http://www.aptbasilicata.it/fileadmin/uploads/opuscoli_informativi/Brochures/Cineturismo_Monaci_ecc/Cineturismo_italiano.pdf http://www.sassiweb.it/films1/

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3 ott 2008

Il monachicchio

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Secondo la tradizione il Monachicchio era lo spirito di un bambino morto prima di ricevere il battesimo. Uno spiritello d’aspetto gentile, bello di viso, con in testa un berrettino di color rosso, “u cuppulicchii” (il cappellino). Appariva per lo più ai bambini come lui, e con questi trascorreva molto tempo a giocare, a ridere e a rincorrersi. Quest’ultima cosa era la più desiderata da lui, in quanto sapeva che i compagni di gioco facevano a gara per toglierli “u cuppulicchii” . Chi riusciva, infatti, a strapparglielo dalla testa, si metteva a raccogliere monetine d’oro che copiosamente cadevano a terra con un caratteristico tintinnio. Il Monachicchio, al contrario degli spiriti malefici, si mostrava ai bambini sia di giorno che di notte. La sua presenza non dava mai fastidio, anzi faceva piacere perché si presentava sotto le sembianze di un folletto ed era, quindi, molto vivace, scherzoso e giocherellone. I suoi lazzi preferiti erano: togliere le coperte dal letto, fare il solletico ai piedi e sussurrare dolci parole negli orecchi delle ragazzette. A queste, specie se erano paffutelle, leccava delicatamente le guance. Molte volte si posava come un incubo sul corpo delle persone, oppure s’introduceva nel letto per sollevare il cuscino dalla testa e soffiare nelle orecchie dei dormienti. Spesso si divertiva, durante la notte, ad annodare i peli della coda di asini e muli e la criniera dei cavalli, sotto la cui pancia si faceva trovare all’alba, quando i contadini si levavano dal letto. La mattina, mentre i padroni degli animali erano intenti allo scioglimento dei nodi, il Monachicchio assisteva divertito al paziente lavoro e rideva a crepapelle se non riuscivano a slegarli. Poi, tutto soddisfatto, battendo le mani, spariva nel suo fantastico mondo ove abitava in una grotta ricca di tesori. Carlo Levi nel suo libro "Cristo si è fermato ad Eboli" lo descrive così: «I monachicchi sono esseri piccolissimi, allegri, aerei, corrono veloci qua e là, e il loro maggior piacere è di fare ai cristiani ogni sorta di dispetti. Fanno il solletico sotto i piedi agli uomini addormentati, tirano via le lenzuola dei letti, buttano sabbia negli occhi, rovesciano bicchieri pieni di vino, si nascondono nelle correnti d’aria e fanno volare le carte e cadere i panni stesi in modo che si insudicino, tolgono la sedia di sotto alla donne sedute, nascondono gli oggetti nei luoghi più impensati, fanno cagliare il acre, danno pizzicotti, tirano i capelli, pungono e fischiano come zanzare. Ma sono innocenti: i loro malanni non sono mai seri, hanno sempre l’aspetto di un gioco, e, per quanto fastidiosi, non ne nasce mai nulla di grave. Il loro carattere è una saltellante e giocosa bizzarria, e sono quasi inafferrabili. Portano in capo un cappuccio rosso più grande di loro: e guai se lo perdono. Tutta la loro allegria sparisce ed essi non cessano di piangere e di desolarsi finché non l’abbiano ritrovato. Il solo modo di difendersi dai loro scherzi è appunto di cercarli di afferrarli per il cappuccio: se tu riesci a prenderglielo, il povero monachicchio scappucciato ti si butterà ai piedi, in lacrime, scongiurando di restituirglielo. Ora i monachicchi, sotto i loro estri e la loro giocondità infantile, nascondono una grande sapienza: essi conoscono tutto quello che c’è sottoterra, sanno i luoghi nascosti dei tesori. Per riavere il suo cappuccio rosso, senza cui non può vivere, il monachicchio ti prometterà di svelarti il nascondiglio di un tesoro. Ma tu non devi accontentano fino a che non ti abbia accontentato; finché il cappuccio è nelle tue mani, il monachicchio ti servirà. Ma appena riavrà il suo prezioso copricapo, fuggirà con un gran balzo, facendo sberleffi e salti di gioia, e non manterrà la sua promessa». http://www.associazionefinisterre.it/cinti/cintidellamemoria_storie_monachicchio.htm Share

29 set 2008

Pisticci TRIBUTO A ROCCO SISTO - Attore Occasionale

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Intervista a Rocco Sisto, attore occasionale nel film" Cristo si è fermato ad Eboli"e alla figlia.Le immagini credo siano state girate nel 1979. Share

Baragiano La terra di Basileus

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Un percorso a ritroso di una storia millenaria che, dall'Età del Ferro attraversogli splendidi fasti della Magna Grecia, qui custodisce autentici tesori solo in minima parte conosciuti. Alla scoperta degli interessanti siti archeologici dove è stata rinvenuta la tomba del "Basileus", oppure dei monumenti sacri o dei riti secolari che ancora si tramandano. Immagini suggestive ed inedite dei reperti archeologici della necropoli, delle chiese, delle feste patronali, del "passaggio della spina". La Baragiano di ieri ma anche quella di oggi, con le sue manifestazioni e la bellezza di una valle in cui abita ancora la leggenda. Share

27 set 2008

Il Sole e la luna

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IL SOLE E LA LUNA

Quando il Sole e la Luna si incontrarono per la prima volta,si innamorarono perdutamente e da quel momento cominciarono a vivere un grande Amore...
Allora il mondo non esisteva ancora e il giorno che Dio decise di crearlo, gli donò il tocco finale... la bellezza!
E decise anche che il Sole avrebbe illuminato il giorno e la Luna la notte, obbligandoli senza volerlo a vivere separati. I due si intristirono molto quando capirono che non si sarebbero mai più incontrati. La Luna diventava sempre più amareggiata malgrado la brillantezza che Dio le aveva donato, Lei soffriva di solitudine...Il Sole, a sua volta, aveva guadagnato un titolo di nobiltà "Re degli Astri", ma anche questo non lo rendeva felice... Dio li chiamò e li disse"non avete nessun motivo per essere tristi dopotutto avete una brillantezza che vi distingue l'uno dall'altra. Tu Luna, illuminerai le notti fredde e calde, incanterai gli innamorati e sarai molte volte motivo di poesia... Quanto a te Sole, sostenterai questo titolo perchè sei il più importante degli astri, illuminerai la Terra durante il giorno, fornirai calore agli esseri umani e la tua semplice presenza farà le persone felici... La Luna si intristì molto per il suo terribile destino e trascorreva i giorni piangendo. Il Sole soffriva per la tristezza della Luna, ma non poteva lasciarsi andare perchè doveva darLe la forza di accettare il destino che Dio aveva deciso per loro. La sua preoccupazione era tanto grande che pensò di chiedere un favore a Dio: "Signore, aiuta la Luna, per favore, lei è più fragile di me, non sopporterà la solitudine". E Dio con la sua bontà creò le stelle per tenere compagnia alla Luna. La Luna quando è molto triste ricorre all'aiuto delle stelle, che fanno di tutto per consolarla, ma quasi sempre non ci riescono. Tutt'oggi loro vivono così... separati. Il Sole finge di essere felice, e la Luna non riesce a nascondere la Sua tristezza. Il Sole è ancora caldo di passione per la Luna e Lei vive ancora nell'oscurità della solitudine. Il desiderio di Dio era che la Luna dovesse essere sempre piena e luminosa, ma lei non riusciva ad esaudirlo.. Perchè è una Donna e una Donna nella sua Vita ha delle fasi: quando è felice riesce ad essere piena e luminosa, ma quando è triste è calante, e quando è calante non è nemmeno possibile vedere la Sua brillantezza. Luna e Sole seguono il loro destino, Lui solitario ma forte, Lei in compagnia delle Stelle ma debole. Gli umani cercano in tutti i momenti di conquistarLa, come se questo fosse possibile. Ogni tanto alcuni uomini La raggiungono ma ritornano sempre soli, nessuno di loro è mai riuscito a portarLa fino alla Terra, nessuno di loro L'ha veramente conquistata, anche se pensavo di averlo fatto. Dio ha deciso che nessun Amore in questo mondo fosse del tutto impossibile, neanche quello tra la Luna ed il Sole ed è stato allora che ha creato l'eclissi. Oggi Sole e Luna vivono nell'attesa di questo istante, unico momento raro che li è stato concesso. Quando guarderemo il cielo e vedremo il Sole nascondere la Luna è perchè sdraiandosi su di Lei, incominciano ad amarsi.... La brillantezza della loro estasi è così grande che gli occhi umani non possono guardare l'eclissi... gli occhi potrebbero rimanere accecati... nel vedere tanto Amore.http://tracieloemandarini.blogspot.it/2008/09/il-sole-e-la-luna.html Share

22 set 2008

Tricarico su Familylife TV

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M’ accompagna lo zirlio dei grilli e il suono del campano al collo d’un’ inquieta capretta. Il vento mi fascia di sottilissimi nastri d’ argento e là, nell’ ombra delle nubi sperduto, giace in frantumi un paesetto lucano. Rocco Scotellaro, Lucania, 1940(?)
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20 set 2008

Giorno triste nella casa Tra Cielo e Mandarini

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Igor e dietro Lola
Giorno triste nella casa tra cielo e mandarini.
Tra i campi, a lato di un albero, trovo Igor steso a terra. Morto da un paio di giorni, credo. Non lo vedevo da qualche giorno, non rispondeva al mio richiamo: IGOR, IGOR. Non rispondeva al mio fischio, un richiamo che  lui conosceva benissimo. Non ci ho fatto caso.
Era normale che sparisse. Lui era libero, senza catena, senza guinzaglio, senza collare,come tutti i cani nella casa TRA CIELO E MANDARINI.
Aveva l'abitudine di andare e venire. Credevo che si fosse allontanato in cerca di compagnia femminile. Ogni tanto scompariva per qualche giorno e poi ritornava magro, stanco, affamato ma felice e scodinzolante. Veniva vicino con la testa china sapendo che lo avrei rimproverato ma sapeva anche che lo poi avrei accarezzato. Lo sgridavo e gli davo qualche pacca sulla testa. Igor sapeva che quello era il prezzo che doveva pagare per quella fuga verso l'amore.
Lo si poteva rimproverare? Certo che no! Il mio era un rimprovero di forma più che di sostanza. In realtà era un carezza.
Anche ora, lì steso al suolo l'ho accarezzato. Lui,però, questa volta non ha scodinzolato e nemmeno roteato. Era solo disteso e immobile.
Igor è' stato compagno fedele, mai invadente, mai eccessivo. Era li, silenzioso, con gli occhi a seguire ogni movimento. Con il suo abbaiare forte e cavernoso era il primo ad avvisarti che qualcuno era al cancello. Era il primo ad accoglierti al rientro e l'ultimo a lasciarti quando andavi via.
Ora Igor era in silenzio, morto,  investito da un'auto. Questo era il suo destino. Doveva finire come era cominciato
Lo presi tanti anni fa, da un canile municipale dopo che era stato investito, anche allora, da un'auto. Erano lui e la sorella, mi dissero. Quella volta, Igor sopravvisse, la sorella no.Lo presi con me e lo portai nella casa Tra Cielo e mandarini.
Igor é, scusate, era un pastore maremmano, dolcissimo ma diffidente. Giocava con i gatti, divideva con loro il mangiare. Era il padrone indiscusso di quel territorio. Romeo, un piccolo meticcio, era la sua ombra e si sentiva al sicuro. Entrambi bianchi, entrambi girovaghi per il loro "feudo". Erano belli da vedere insieme. Lola, una pastore maremmano, li aspettava e quando ritornavano li ringhiava e li rimproverava. Come una donna rimprovera i suoi uomini quando non tornano presto a casa.
Quel giorno, proprio Lola mi ha accompagnato e indicato il corpo inerte di Igor. Mi prendeva la mano e mi tirava.
Seguendola ho visto da lontano la sagoma, Ho Chiamato:  "Igor, Igor." Ho fischiato. Già sapevo!
Portato da Lola , gli ho accarezzato il capo, ma lui non ha scodinzolato.
Romeo in lontananza guarda senza avvcinarsi.
C'è tristezza tra gli abitanti della casa tra cielo e mandarini.
Ashua e Byron
A Igor, ma anche a Byron, Ashua, ed altri fedeli amici che in passato mi hanno regalato momenti splendidi, dedico questa poesia di Pablo Neruda ODE AL CANE :
"Il cane mi domanda e non rispondo. Salta, corre pei campi e mi domanda senza parlare e i suoi occhi son due domande umide, due fiamme liquide interroganti e non rispondo, non rispondo perchè non so e niente posso dire. In mezzo ai campi andiamo uomo e cane. Luccicano le foglie come se qualcuno le avesse baciate ad una ad una, salgono dal suolo tutte le arance a collocare piccoli planetari in alberi rotondi come la notte e verdi, e uomo e cane andiamo fiutando il mondo, scuotendo il trifoglio, per i campi del Cile, fra le limpide dita di settembre. Il cane si arresta, corre dietro alle api, salta l'acqua irrequieta, ascolta lontanissimi latrati, orina su una pietra e porta la punta del suo muso a me, come un regalo. Tenera impertinenza per palesare affetto! E fu a quel punto che mi chiese, con gli occhi, perchè ora è giorno, perchè verrà la notte, perchè la primavera non portò nel suo cesto nulla per cani vagabondi, ma inutili fiori, fiori e ancora fiori. Questo mi chiede il cane e non rispondo. Andiamo avanti, uomo e cane, appaiati dal mattino verde, dall'eccitante vuota solitudine in cui solo noi esistiamo, questa coppia di un cane rugiadoso e un poeta del bosco, perchè non esistono uccelli o fiori occulti, ma profumi e gorgheggi per due compagni, per due cacciatori compagni: un mondo inumidito dalle distillazioni della notte, un tunnel verde e poi una prateria, una raffica di vento aranciato, il sussurro delle radici, la vita che cammina, respira, cresce, e l'antica amicizia, la gioia di esser cane e di esser uomo tramutata in un solo animale che cammina muovendo sei zampe e una coda intrisa di rugiada." Share

14 set 2008

LE BRIGANTESSE- I MASSACRI DEI SAVOIA

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Drude Brigantesse Ancora un altro video sui Savoia sulla vera storia della conquista del Sud Share

Grottole: il castello e Abufina

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Una notizia, non ancora verificata, narra che il castello di Grottole fu fatto costruire nell'851 da Sichinulfo, un duca longobardo principe di Salerno. Fatto edificare con materiale calcareo e difeso da una serie di merli e feritoie, per i numerosi arcieri, difendeva la città di Grottole, che anticamente, come si legge nei Registri Angioini, era cintata di mura con vallo e ponte levatoio. Probabilmente il duca Sichinulfo aveva voluto questa fortezza soprattutto per difendere i territori venuti in suo possesso. Oggi non rimane che un colossale torrione, con una sola finestra spalancata verso il paese e, se la si osserva con attenzione nelle notti di luna e nei mesi da aprile a giugno, è facile vedervi una figura di una donna, Abufina, la più bella e la più sfortunata ragazza mai vissuta a Grottole. E’ la storia di un grande amore che inizia così. Un giorno Abufina, bellissima dama, ricamava seduta accanto alla finestra del torrione: ella possedeva la pelle bianca come latte e pensava al suo amore, Selepino, che combatteva in terra lontana. All’improvviso, mentre era intenta ai lavori domestici, avvertì lo scalpitio di un cavallo; era un messaggero che portava un plico che così recitava: “Vieni, Abufina, vieni da me; io che uccido i nemici, me l'amore mi uccide; vieni, Abufina, vieni da me: insieme con te al castello di Grottole sol tornerò; fà presto, fà presto...”. E Abufina partì, ma il bianco cavallo, distratto dalle pietre luccicanti e scivolose del fiume Basento, s’impennò, e la bella fanciulla fu travolta nei vortici del fiume. La leggenda narra che il signore del castello, per onorare la memoria di una fanciulla, Abufina, morta per andare incontro al suo amore vi collocò una lapide (di cui era possibile vedere fino agli inizi del secolo scorso dei frammenti) con una scritta: “Ad Abufina la bella, che corse, cui fu dolce morire d'amore; questa torre che fu tua dimora, parli sempre alle genti di te. Ogni amante ti porga un saluto, e si stringa al suo cuore l'amata...”. Ancora oggi il Basento, pentitosi per aver distratto il cavallo bianco, pare che mormori ogni tanto il nome di Abufina. fonte:http://www.icastelli.it/regioni/basilicata/matera/grottole.htm Share

9 set 2008

...dopo più di 10 anni.

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09.09.08, e viaggiavo sulla fondovalle dell'Agri direzione sud.
Come al solito ero affascinato dalle strade e dai panorami della Basilicata ma ad un certo punto, verso la fine della strada ho visto, anzi rivisto, un casello ferroviario che immediatamente mi ha rimandato indietro a dieci anni fa.
In passato avevo l'abitudine, la buona abitudine, di avere con me un diario di viaggio.
All'epoca viaggiavo quasi sempre in autostop. Ho cercato tra i vari cassetti e ho trovato gli appunti di quei giorni. Precisamente di quel giorno d'agosto di undici anni fa, era il 4.08.1997. Io e un mio collega universitario (Marco A.), avevamo appuntamento a San Brancato di Sant'Arcangelo. Di lì, poi, insieme ci saremmo dovuti recare da un certo Pasquale A., pastore e suoantore di uno strumento a fiato ( tipo flauto) da lui creato. Uno dell'ambiente universitario di antropologia culturale ed etnomusicologia parlò di lui al dipartimento. Ci mandarono immediatamente ,  a me e Marco, ad incontrare e intervistare Pasquale.
Arrivammo da lui come un troupe televisiva, armati di telecamere, faretti, registratori, macchine fotografica ecc. Immaginate dieci anni fa, appena dieci, quale ingombro potevano avere questi marchigegni. Meno male che Marco venne in auto. Passamo tre giorni tra le campagne e boschi,di Roccanova e Sant'arcangelo. Tre giorni con Pasquale, la sua musica, le sue pecore e suoi cani. Ma questa è un'altra storia.
Di quei giorni ho trovato, tra gli appunti, le note del viaggio di andata e qualche fotografia di Pasquale. Il resto credo sia conservato nell'archivio del dipartimento dell'Università.
 Ecco il racconto di quel pomeriggio caldo di agosto: 4/8/97 Sono partito da casa che erano quasi le tre, dopo trenta minuti più o meno, ed aver lasciato la Basentana, sono al bivio di Craco – Pisticci. C’è una fontana, un pilaccio; l’acqua è fresca e saporita e il suo gusto rimane nel palato. Mi sposto alla ricerca d’ombra. Alla mia destra si vede, lì su un colle, la torre della vecchia città di Craco, alla sinistra Pisticci.Tutto intorno non varia mai, il colore, la luce. Sono dentro i calanchi. Cammino nel suo cuore. Ogni tanto mi volto, mi sembra di sentire il rumore di un auto in arrivo. Non è sulla mia stessa strada. Il rumore è di un auto che percorre chissà quale strada vicina. Avverto di tanto in tanto odori d’animali morti, in stato di putrefazione. Vedo anche delle carcasse che qualche automobilista distratto e veloce ha lasciato dietro di se. Mi tolgo gli occhiali da sole per non avere filtri. Cerco un po’ di ombra, ma intorno solo calanchi e qualche arbusto bruciato dal sole. I calanchi mi fanno venire in mente le mani d’anziani contadini bruciate dal sole e indurite dai calli del lavoro. Alle 15.40 circa, un uomo si ferma con la sua auto e mi carica. Mi lascia dopo alcuni chilometri su un cavalcavia. Aliano- Santarcangelo a destra, Tursi a sinistra. “ Circa duecento, trecento metri in fondo, c’è una vecchia stazione d’autobus abbandonata. Però qualche auto si ferma ogni tanto.”- Mi dice l’automobilista. Sono sulla s.s. 598, fondo Val d’Agri. La stazione è molto più che a trecento metri. Alle mie spalle i calanchi s’allontanano con loro anche l’aria rarefatta dal calore. Un paesaggio più verde e ospitale s’estende ai lati della strada. Gli alberi e le colture rinfrescano l’atmosfera. Arrivo alla stazione abbandonata. C’è una fontana. L’acqua è fresca e piacevole, mi rinfresco il collo e mi bagno i capelli, sento l’acqua scivolare giù per la spalla. Oltre a me nel piazzale della stazione c’era un vecchio, mezzo cieco, mezzo zoppo e, mi accorsi dopo, mezzo rimbambito. Lancia bottiglie e carta sulla strada. Mi chiama a se e il suo interesse sono i miei occhiali da sole. Mi chiede se sono occhiali da sole. Gli piacciono. I suoi sono anche loro tutti neri ma sono da vista e con orgoglio mi racconta che gli sono costati duecentocinquanta mila e in più ha pagato settantacinque mila per la vista oculistica. C’è un suo amico che se li vuol comprare però gli vuole dare solo mille lire. Sono le 16: 30 circa. Alle 18: zero ho appuntamento con Marco a Sant’arcangelo. Penso di essere a trenta chilometri dal paese. Gioco con la mia ombra proiettata sull’asfalto.Il vecchio si è spostato all’altro lato della strada. Non so precisamente che cosa faccia qui. Mi ha detto che deve andare a Montalbano. Intanto, continua a lanciare oggetti in mezzo alla strada. Spezza dei rami e li scaraventa sull’asfalto. Ogni volta che un auto passa su qualcosa lanciata da lui si mette a ridere, e ride con soddisfazione. Ad essere sincero faceva ridere anche me. Questa strada è percorsa da molte auto ma nessuna finora si è fermata. L’aria è meno calda ed afosa Il passaggio dai calanchi ai frutteti è improvviso, per niente graduale. I colori anche qui sono forti e vivaci. Il contorno stride con la stazione, con le sue tinte, sbiadite dal passare del tempo e delle stagioni. Le lettere del nome della stazione, attaccate sul muro si stanno sbriciolando. Altre si sono staccate lasciando l’orma sul muro; ancora si riesce a leggere la scritta Montalbano J.co. Intorno alla costruzione, nel gran piazzale, giganteschi salici piangenti creano ombra. Ore 16: 30, un ragazzo con una Uno bianca si ferma. “Santarcangelo. Verso Santarcangelo?” Chiedo. Mi guarda, sorride, mi fa cenno con la testa di salire. “Ti ho visto sulla strada, prima ancora ho visto quel vecchio. Pensavo fosse successo qualcosa.” Dice. “Poco fa ho soccorso un tipo che s’è ferito, cosa da poco, in un piccolo incidente sulla strada. Poi sono ritornato in azienda, dove lavoro, ho preso il muletto e ho spostato la sua auto dal centro della strada.” Gli chiedo dove lavora. “In un azienda agricola”, risponde. “È grande oltre duemila ettari. Il proprietario possiede la maggior parte delle terre da qui fino a Policoro. Neanche lui sa precisamente dove finiscono ed iniziano” Il ragazzo è simpatico e sembra anche abbastanza sveglio. “Come ?!” Esclama quando gli dico di non conoscere questo De Ruggieri, padrone di tutte queste terre. “ Per farti un esempio. Il castello ed il borgo vecchio di Policoro sono di De Ruggieri.” Non riesco ad immaginare come si possano possedere duemila ettari di terra. Provo a visualizzare il viso ed il comportamento di questo feudatario del duemila. Cambio argomento e gli chiedo informazioni su Sant’arcangelo. “ Non c’è vita perché non c’è gioventù. E non ci sono giovani perché non c’è lavoro” Il ragazzo mi racconta storie già ascoltate e conosciute. È la storia di tutti questi paesi del sud e profondo centro sud, tagliati fuori dei programmi di sviluppo. “Solo nella provincia di Parma”, continua, “ ci sono circa sessanta ragazzi tra i venti ed i trent’anni. Poi ci sono altri che sono andato a Reggio Emilia, a Ferrara, Modena. Qualcuno è andato in Svizzera dove aveva dei parenti. La nuova America o Germania, oggi è l’Emilia Romagna. La c’è lavoro e anche il divertimento. Non è mica come qua.” Dopo un po’ di chilometri arriviamo in paese. Mi chiede se devo andare in un posto preciso nel paese. Gli dico che devo fermarmi a San Brancato, vicino alla stazione dei carabinieri, dove ho appuntamento con Marco. “ Io vado a Sant’arcangelo. Faccio il giro lungo e ti accompagno” Mi porta al luogo dell’appuntamento e scendo. “ Grazie”, dico e “ io mi chiamo Giuseppe” “Vito”. Sorride come quando s’è fermato e se ne va. Sono le 17: 00 passate. Dovrò aspettare un’ora prima che Marco arrivi Share

7 set 2008

Brienza: il castello Caracciolo e la leggenda di Bianca

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LA leggenda di Bianca e il castello Caracciolo di Brienza A Brienza (PZ) si racconta che nel castello che domina il borgo, tra i tanti ospiti che qui hanno trovato accoglienza e animato le sue stanze e i suoi saloni , una in particolare abbia lasciato un segno indelebile. Un segno rimasto vivo tra le mura del castello che sussurrano storie di uomini valorosi e di dame bellissime. Su tutte risuona la storia dei Bianca da Brienza. In questo castello, verso la metà del 1300, pare, vi vivesse unadonna di nome Bianca, bella e lussuosa. Ella era solita dare delle feste alle quali prendeva parte vestita dai soli gioielli di cui era fiera; intratteneva i suoi ospiti danzando languidamente e tuffandosi in un mastello pieno di monete d'oro. Si narra che il suo tesoro fosse custodito in una stanza segreta del castello che possedeva 365 stanze, tanti quanti i giorni dell'anno. La stanza in cui il tesoro fosse nascosto è la 366, una stanza segreta. Tanto segrata che i soli a conoscerne il tragitto fossero Bianca e la sua fedele ancella. Ma il destino eveva in serbo per lei una percorso diverso dal lusso e dagli agi del castello di Brienza. Durante un viaggio verso Amantea fu catturata dai pirati e portata ad Algeri; qui un pascià se ne invaghì e la volle con sè. Da quel momento non si seppe più nulla di lei e del suo tesoro. Tutt'oggi la 366 stanza non è stata scoperta e, secondo la leggenda, chi troverà questa stanza diventerà ricco e padrone del tesoro. Share