27 set 2010

Sarconi- PZ (basilicata) e la sagra del fagiolo

,
Sarconi nella valle dell'Agri, in Basilicata, è una della sagre più importanti di Italia. Ha avuto molti riconoscimenti ed è meta di visitatori, giornalisti, gastronauti - Ogni anno ad agosto, il 18 e 19, si svolge la manifestazione che Basilicatanet definisce così:
"I Fagioli di Sarconi, marchio IGP dal 1996, sono caratteristici poichè fortemente legati all’ambiente di questi territori dove la disponibilità di acqua, e particolari condizioni ambientali come le basse temperature estive permettono la produzione di fagioli di elevata qualità assolutamente distinguibili dalle altre varietà esistenti.

Un percorso tra le suggestive strade del centro storico per scoprire, aiutati dalle didascalie, tutte le 17 varietà ecotipiche del fagiolo locale, la loro storia e il legame col territorio. Un tour gastronomico per assaporare tutte le pietanze, rigorosamente a base di fagioli, preparate dai ristoratori della zona. In più in ogni piazza si potranno conoscere i segreti di un antico mestiere, dalla lavorazione della ceramica a quella del vimini e del legno."
Per intuire l'atmosfera della festa posto questo video:

The Beans' Place from Leonardo Dalessandri on Vimeo. Share

24 set 2010

Lingue e dialetti in Basilicata

,
Non esiste il dialetto lucano ma i dialetti lucani. Esiste cioè un pendolarismo tra vari universi linguistici che hanno coabitato per secoli, e che esprimono ancora oggi ciascuno una mentalità, una letteratura e condizioni sociali riconducibili alla stessa terra madre. Il profilo linguistico della Basilicata è sensibilmente frammentato, date le differenti vicende storiche che l’hanno attraversata, ma non esistono dei veri e propri confini dialettali: siamo in presenza, semmai, di un grande “ipersistema linguistico”, nel quale l’isolamento geografico e di conseguenza culturale hanno generato l’arcaicità ed insieme la vitalità delle forme. La loro individualità e molteplicità è una ricchezza per la regione, che ha saputo coltivare e tenere unite attraverso
Share

21 set 2010

Ghost Town

,

Ghost Town from Leonardo Dalessandri on Vimeo.

A causa di una frana di vaste proporzioni, nel 1963 Craco fu evacuata e l'abitato trasferito a valle, in località Craco Peschiera. Allora il centro contava oltre 2000 abitanti. La frana che ha obbligato la popolazione ad abbandonare le proprie case sembra essere stata provocata da lavori di infrastrutturazione, fogne e reti idriche, a servizio dell'abitato.
Paese fantasma
Ad onta di questo esodo forzato, Craco è rimasta intatta, trasformandosi in una specie di paese fantasma, caso raro nel suo genere. Oggi non è piu possibile percorrerne le strade; il comune prevede entro un anno la riapertura di 2 itinerari in zone ritenute sicure del paese fantasma. Inoltre, secondo gli appassionati di paranormale, a Craco ci sarebbero avvistamenti di figure spettrali e all'interno delle case abbandonate si sentirebbero rumori particolarmente inquietanti [2] .

Craco ha fatto da sfondo per vari film:

* La lupa di Alberto Lattuada
* Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, nell'episodio dell'arrivo di Volontè-Carlo Levi alla nuova destinazione di confino, Gagliano. Per l'occasione furono disposti sulle prime case del paese degli stendardi a lutto, per ricreare lo scenario descritto nel libro. Ancora oggi è possibile ammirarli. Nemmeno il tempo con le
Share

15 set 2010

Brilla ancora l'armatura del principe assassino

,
Se un giorno d'estate un viaggiatore si trovasse a passare dal castello di Konopiste, 50 chilometri a Sud-Est di Praga, farebbe una curiosa scoperta. Il castello è un pesante rifacimento ottocentesco, con gallerie tappezzate delle corna di migliaia di cervi che ebbero la sventura di trovarsi dalla parte sbagliata di una canna di fucile e soffocanti salotti e salottini vittoriani arredati all'insegna del più ce n'è e meglio è. Della grande attrazione bellépochiana del castello, i celebri roseti, resta poco. Ma, in mezzo al bric-à-brac, il turista avvertito troverà ciò che vale il viaggio. Si tratta di un'armatura «per giostrare alla palanca» che fu realizzata a fine Cinquecento da un grande artista, l'armoraro milanese Pompeo della Cesa (1537 circa - 1610) per un altro, il musicista Carlo Gesualdo (1566-1613). Che cosa ci faccia in un castello boemo è l'oggetto di questa storia, in cui compaiono un principe assassino, un altro assassinato, un delitto d'onore e uno politico, molti madrigali, un grande matrimonio, la nascita dell'Italia unita e quella della Cecoslovacchia. Il protagonista è Carlo Gesualdo, principe di Venosa, grande nobiltà meridionale, nipote di San Carlo Borromeo. E, soprattutto, uno dei massimi musicisti italiani della sua epoca e non solo di quella. Nei suoi madrigali, l'ultima grande stagione della polifonia sprofonda in complessità abissali, audacie armoniche, cromatismi allucinatori. Gesualdo è un musicista «da musicisti», forse, più che da grande pubblico. Ma, senza dubbio, un grandissimo musicista.

Tant'è: per tutti, rimane il principe assassino del delitto del secolo, protagonista cattivo di una storia d'amore e di morte cantata dal Tasso («Piangi, Napoli mesta, in bruno ammanto / Di beltà, di virtù l'oscuro occaso / E in lutto l'armonia rivolga il canto») ma anche nei lamenti popolari. Fra la prima moglie di Gesualdo, Maria d'Avalos, e Fabrizio Carafa, duca d'Andria, giovani bellissimi e innamoratissimi, nacque la più clamorosa relazione extraconiugale del secolo. Finché, un brutto giorno, il 16 ottobre 1590, il marito cornuto, che non
Share

21 lug 2010

La Basilicata di Andrea di Consoli (2)

,
Un reportage di viaggio apparso nei giorni scorsi sul Quotidiano della Basilicata. Un viaggio alla scoperta di un angolo di territorio che ha bisogno di uomini con grandi occhi e cuori leggeri per poter essere raccontato. Direzione San Paolo Albanese, in realtà la destinazione non esiste. E' solo un viaggio fatto di infinite tappe che non ha méta ma che è ogni volta un punto di partenza. L'autore/narratore/fascinatore è Andrea Di Consoli.


"Addentrarsi nella val Sarmento, specialmente per chi viene dal Materano o dal Metapontino, significa attraversare un luogo di confine tra due paesaggi caratteristici della Lucania; si passa cioè, nel giro di poche decine di chilometri, dai calanchi riarsi e desertici di Tursi o di Colobraro alla floridezza verde e rigogliosa del massiccio del Pollino. Nella val Sarmento ci sono però arrivato dal versante opposto, ovvero dopo aver attraversato in macchina il più grande Parco Nazionale europeo nei territori di Rotonda, Viggianello e San Severino, ovvero a partire dalla valle del Mercure. Uscire allo svincolo “Noepoli” della strada Sinnica (la lunga via che collega i due mari lucani, da Sapri a Metaponto) porta in paesi poco conosciuti quali Noepoli, San Paolo Albanese, San Costantino Albanese, Terranova di Pollino e Cersosimo; sono, questi, paesi “sfiniti”, arroccati, disabitati, posti su un confine geografico e culturale (alcuni di questi
Share

18 lug 2010

Edrisi, geografo arabo del XII secolo, e la Basilicata

,

Edrisi: Un reporter ante litteram, forse uno degli antichi cronisti più entusiasti della Basilicata. E' il geografo Abū Abd Allāh Muhammad ibn Muhammad ibn Abd Allah ibn Idrīs al-Siqillī meglio conosciuto come Edrisi.
Ricevuto da re Ruggero II di Sicilia il compito di scrivere un libro sui paesi e le città del suo Regno, Edrisi, anche autore d'una carta del mondo nel 1154,viaggerà in lungo e in largo la Basilicata ricevendone una impressione che Tommaso Pedio, nella sua "Storia della Basilicata" del 1993, sintetizza in poche righe come
"terra di gente laboriosa, ricca di boschi e campi coltivati. Costellata di vigneti, oliveti e bestiame".Terra ricchissima, insomma, la Basilicata che Edrisi descrive quasi rapito dallo stupore.
Nel suo libro "Kitab nuzhat 'al mustaq", (in italiano "Sollazzo di chi si diletta a girare il mondo") il geografo di re Ruggero racconta di Matera e Venosa annoverandole tra le "Castella famose" delle terre di Calabria e Longobardia. Della città dei Sassi aggiunge che ""è bella, estesa e molto popolata".
Potenza, dal canto suo, è definita "illustre per possanza, molto estesa e popolata, con un territorio abbondande di viti, alberi e campi".
Ma non solo delle città più importanti scrive Edrisi nel suo "Sollazzo".
Grottole, Montepeloso (oggi Irsina), l'antica Tursi e molte altre città della Basilicata sono ripercorse dall'attento estensore per offrire della nostra regione uno spaccato di "cose, condizioni, stati e costumi" di grande attualità e interesse.
La narrazione di Edrisi diventa un pretesto per far emergere le testimonianze della presenza storico-artistica della cultura araba in Basilicata e farne affiorare i segni sopravvissuti tra gli affreschi e gli oggetti; riportare all'attualità gli antichi rioni della "Rabatana" di Tursi, Pietrapertosa e Tricarico, ovvero gli acquartieramenti di Abriola, Castelsaraceno, Montepeloso e Pescopagano.
fonte: www.basilicata.travel
approfondimenti:
archivio storico pugliese
castelli medioevali
edrisi geografo arabo Share

15 lug 2010

Sguardi e parole su Matera

,

Sguardi e parole su Matera

Et altri abbandonò Melfi e Nocera,
E 'l culto pian, dove si sparge e miete
Di Troia e di Siponto, e di Matera...
(Torquato Tasso, 1593)

Sono costruite lungo i fi anchi di un avvallamento
di forma ellittica, dieci case una sull'altra
come i posti di un teatro...
(Giorgio Berkeley, filosofo, 1685 - 1753)

Delle città in cui sono stato Matera è quella
che mi sorride di più, quella che vedo meglio ancora,
attraverso un velo di poesia e di malinconia.
(Giovanni Pascoli, poeta, 1882)
Share

1 lug 2010

La Basilicata di Andrea di Consoli

,
E' da tempo che mi imbatto in una bella mente quasi tutta lucana, anche se è di Rotonda, un paese del Pollino nella sperduta provincia con ambizioni da metropoli qual'è Potenza. Lui che è figlio di quelle terre di mezzo in cui anche la lingua ha una sua originalità unita e confusa, con" elementi di isolamento e arcaicità" definita e catalogata da un tedesco (chi altri se non un tedesco?).

Uomo che conosce il silenzio dei borghi il cui sussurrare, insinuare, è più violento del canto delle sirene di Ulisse memoria:

le Sirene sedendo in un bel prato,
mandano un canto dalle argute labbra, 
che alletta il passeggier: 
ma non lontano d'ossa d'umani putrefatti corpi 
e di pelli marcite, un monte s'alza.
Omero, Odissea, Libro XII, verso 45-77


Non arretra di fronte alle solitudini e alle contraddizioni del paesaggio lucano che sono un graffio per l'anima. Non si nasconde nelle pieghe di una umanità silenziosa, pregnante e variegata, ultimo  eco  di un bestiario medioevale.
Tutto questo , Andrea Di Consoli , lo racconta, lo descrive e lo affronta . Accompagna i lettori,che per scelta
Share

26 giu 2010

La Madonna nella Barca (Tramutola, PZ)

,

Tramutola
Uno, due e tre spari.
E' quasi buio, circa le 20 e 30, quando la Madonna dei Miracoli esce dalla chiesa Madre su una barca di fiori, lunga circa sei metri, illuminata dall'interno. Immensa è la folla, fuori al luogo sacro. Tanta è che il servizio d'ordine a stento riesce a contenere. Molti sono giunti, anche da fuori Regione, per assistere alla ultracentenaria processione della “Madonna nella barca”. “Unica e suggestiva” nel suo genere, la cui devozione trae origine dall'esperienza drammatica vissuta da alcuni emigranti tramutolesi in America. La statua
Share

14 giu 2010

Anatomia dell'irrequietezza

,
More about Anatomia dell'irrequietezza
Bruce Chatwin,  spiega il forte fascino che la vita dei nomadi esercita su di lui, parla di una "Alternativa Nomade". Il nomade è un uomo di fede, che medita in solitudine, che conosce l'importanza della musica, che ama la danza e i colori vivaci, l'arte nomade è intuitiva e irrazionale, anziché analitica e statica. L'uomo che se ne sta quieto in una stanza chiusa rischia d'impazzire, di essere tormentato da allucinazioni e introspezione. Monotonia e regolarità di impegni tessono una trama che produce fatica, disturbi nervosi, apatia, disgusto di
Share

Alla scoperta di riti arborei

,
Culti arborei in Basilicata




I Riti Arborei sono una antichissima tradizione che si è mantenuta più o meno intatta in molte località del Sud e
particolarmente in Basilicata. Oltre al "Maggio" di Oliveto Lucano, si possono annoverare Accettura, Castelmezzano, Pietrapertosa, Rotonda, Terranova di Pollino, Viggianello, Pedali di Viggianello. In Calabria nella sola area del Pollino ricordiamo: Laino Borgo, Laino Castello e Alessandria del Carretto. Il fenomeno è però esteso anche verso Nord nel Lazio e nell'Umbria. Secondo alcuni studiosi la stessa Corsa dei Ceri di Gubbio era ancestralmente un rito arboreo.
I tratti comuni evidenti sono il taglio di un grosso albero, che nella piazza viene "maritato" con un "cima" generalmente sempreverde (abete, agrifoglio, pino) a seconda della disponibilità nel territorio. Generalmente le
Share

1 giu 2010

I turchi, San Gerardo, la iàccara, Potenza... e i catari

,
 

COMMEMORAZIONE DI SAN GERARDO
Parate e rievocazioni storiche in onore del Santo Patrono della Città di Potenza
Le parate e le rievocazioni storiche del giorno 29 maggio 2010, in occasione della commemorazione di San Gerardo, patrono della città di Potenza, prevedono tre ambientazioni che vanno a rappresentare tre periodi storici ben precisi, e cioè il XIX, il XVI e il XII secolo.
Il primo ambiente fa riferimento ad una nota descrizione che Raffaele Riviello riporta in un suo libro dedicato alle tradizioni del popolo potentino: in essa, il
Share

24 mag 2010

Basilicata: ciak si viaggia. Lo sguardo di una cinepresa!

,

fonte: brucomela design Share

17 mag 2010

S. Antonio Abate fra religione e arte

,
di Angelo Lucano Larotonda
L’UOMO - Si era nei primi secoli della nostra era quando in Egitto vi furono molti giovani desiderosi di diventare “perfetti” in Cristo. Per farlo scelsero la via della solitudine.
A Bisanzio primeggiava l’Impero col suo sangue, la sua porpora, i suoi ori, la sua lussuria. A fianco gli marciava la Chiesa alla conquista delle anime, dei cuori e delle menti. Ai giovani di simile mondo così organizzato il Vangelo proponeva, in alternativa, la follia dell’ eremita o il silenzio del convento posto in luoghi spesso inaccessibili. Il valore dell’ anima, il pericolo della sua perdizione, le molteplici potenzialità del corpo appesantito dai desideri della carne e perciò teso a subissare l’anima, erano le preoccupazioni di molti di quei giovani.
La prima virtù da acquisire era l’umiltà, che, come si sa, per realizzarsi incontra sempre il suo nemico principale, l’orgoglio. Questo si manifesta con molte parole, quella esige il silenzio. Non è il parlare che rompe il silenzio, ma la smania di essere ascoltati. Le parole dell’orgoglioso impongono il silenzio agli altri affinché possa far udire soltanto la propria voce. L’umiltà è invece silenziosa in tutto.
E venne un uomo che volle vincere il proprio orgoglio e vivere in umiltà assoluta. Il suo nome era Antonio. Nato da una buona famiglia di Coma (oggi Qeman), in Egitto, conobbe il mondo e le sue passioni. Si era nel 270 quando lui aveva vent’anni e si pose una domanda: “Vidi tutte le reti del Maligno distese sulla terra, e dissi gemendo - Chi mai potrà salvarmi? - E udii una voce che mi disse: - L’umiltà -” . Fece allora una scelta radicale: vivere in assoluta povertà, in assoluta solitudine, in assoluto silenzio e sperare così di poter cogliere un giorno i sussurri soffiati del silenzio di Dio. Vendette tutti i suoi beni e cominciò i suoi giorni da eremita. Successivamente si trasferì in una tomba e vi restò vent’anni. Poi passò in una grotta del deserto della Tebaide. Vicino c’era il Mar Rosso..
Dentro la grotta, Antonio viveva col carico della sua fragilità umana e con la tenacia di non impazzire. Quella grotta divenne il suo speciale sepolcro in cui giacere “morto” al resto del mondo e nel contempo “vivo” a
Share

4 mag 2010

Scoperto a Potenza antico edificio stile Ikea

,
Reggia del VI secolo a.C. costruito con pezzi con iscrizioni che rimandano ad istruzioni per il montaggio

ROMA - Una reggia del VI secolo avanti Cristo assemblata come un mobile dell'Ikea. E' la scoperta fatta a Torre Satriano, alle porte di Potenza, dove gli archeologi, -secondo quanto riporta la rivista 'Storica' National Geographic - hanno riportato alla luce un edificio sfarzoso, dotato di un tetto a falde i cui pezzi sono quasi tutti segnati con iscrizioni che rimandano ad istruzioni per il montaggio. Si tratta di un edifico "simile ad un tempio", anticipano dal periodico, con un corpo centrale sormontato dal tetto a due falde con decorazioni rosse e nere, e un volume laterale con un porticato che valorizzava l'ingresso della lussuosa
Share