12 ott 2010

I Savoia in Basilicata: dipinto di un'epoca e della sua stampa.

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Nonostante il forte contributo dato dalla Provincia di Basilicata alla lotta risorgimentale i regnanti di Casa Savoia visitarono Potenza soltanto nel gennaio del 1881. Un dettagliato racconto di quella visita, avvenuta nei giorni 25, 26 e 27 gennaio, è contenuto nella “Cronaca potentina” di Raffaele Riviello il quale non dimentica di sottolineare come “il sentimento di ospitalità e di riverenza verso il Re Umberto prese il carattere di generoso dovere per l’attentato di Passannante, nativo di Salvia, oggi Savoia di Lucania, Comune della nostra Provincia”1, quasi a dimostrare al resto d’Italia la fedeltà della Basilicata ai Sovrani.
I Savoia a Potenza. 1881 ?
In città l’entusiasmo era alle stelle.
Nulla venne lasciato al caso per ricevere degnamente il Re Umberto, la Regina Margherita ed il principe Amedeo, di ritorno dal viaggio in Sicilia e nelle Calabrie. Il Palazzo della Prefettura venne tappezzato e decorato “con lusso di reggia”, le strade furono risistemate e adeguatamente illuminate. Furono piantati fiori ed alberi e i palazzi vennero addobbati con bandiere, drappi, lumi, festoni. Al Municipio vennero anticipate cospicue somme, nonostante il dissesto delle finanze.
Dalle singole amministrazioni (la sola Provincia spese lire 215.739,40) alle società private, dai negozianti ai singoli cittadini, tutti furono impegnati in
una interminabile gara per abbellire e migliorare il capoluogo, nonostante l’inclemenza del tempo. Infatti, al mese di dicembre stranamente mite e sereno era seguito un gennaio con pioggia, neve e vento gelido,
“sicché il cielo umido, grigio e pesante
pareva che volesse torturare la letizia
di un popolo”.
Il popolo potentino nulla obiettò all’arrivo di domestici e ministri della Casa Reale in carrozza e con
carri carichi di utensili da cucina per la mensa dei sovrani, sia pure infastidito da un controllo poliziesco di guardie e delegati di Pubblica Sicurezza giunti numerosi in città “fiutando di qua e di là per locande e per cantine”.
Tuttavia, nonostante il tempo inclemente, tutta la città era pronta a rendere onore ai sovrani ed al Principe Amedeo.
Così il Riviello:
“Fra la folla passano e ripassano le carrozze,
perché non bastando quelle della
città, n’erano venute quaranta da
Napoli per conto della Provincia, i
cui cocchieri dalle lunghe livree e dai
cappelli a tuba sgualciti sotto l’imperversare
del tempo piovoso e freddissimo formavano la nota più caratteristica
in quel movimento di gente festosa”.
Gli abitanti di Potenza aspettavano per strada, scrutando dai balconi, dalle finestre e dalle terrazze, “verso la Tiera” per vedere “il fumaiuolo della vaporiera” del treno reale.
Al suo apparire “un evviva immenso, fragoroso e prolungato” proruppe, sta scritto nella “Cronaca”, “da più di ventimila petti”.
Dopo il saluto delle autorità e la consegna di un mazzo di fiori, offerto dalle donne potentine e lucane, i sovrani presero posto in una carrozza chiusa. Scortati dai corazzieri, mossero verso la città, lasciandosi dietro le carrozze del corteo “a distanza ed in disordine”.
La folla riuscì a vedere ben poco perché tenuta lontano da carabinieri e soldati: il passaggio dei Sovrani
“fu per tutti una visione confusa,chiassosa, fantastica e fugace”.
Soltanto dopo i ripetuti richiami della piazza stracolma di folla, gli ospiti reali si affacciarono dal balcone della Prefettura per tre volte, tra il vento gelido, per ringraziare.
Nonostante la pioggia ed il vento, nel corso della serata le Società Operaie, “con musiche e bandiere, con fiaccole e lumi di bengala”, si riunirono in Piazza Prefettura.
Al manifestarsi di tanto entusiasmo, la famiglia reale si affacciò di nuovo al balcone, contraccambiando i saluti, gli “evviva” e gli applausi, mentre centinaia di razzi luminosi squarciavano il buio.
Il giorno dopo vi furono i preparativi per il ricevimento reale e in Piazza Prefettura giunsero gli invitati, chi in carrozza chi a piedi, “pettoruti e ciondolanti”: deputati, consiglieri provinciali, sindaci, magistrati ed altre autorità.
Dopo la cena, o meglio “il pranzo di corte”, si tenne nel Teatro Stabile (inaugurato per l’occasione) una serata di gala e la compagnia del S.Carlo di Napoli cantò la “Traviata” di Verdi che venne replicata il giorno dopo per l’impossibilità di poter ospitare quanti avevano pagato l’oneroso biglietto (lire 200, 180 e 150 per i palchi e lire 25 per la platea).
La sala, scintillante per le mille fiammelle elettriche raffiguranti la stella d’Italia e la sigla dei Sovrani, pullulava di “numerosa ed eletta schiera di signore” che, nei palchetti, si disputavano “il vanto dell’eleganza, della bellezza e dei brillanti”.
La Sovrana, in abito color rosa ornato di pizzi e merletti e “filari” di “perle preziose” al collo, fu particolarmente ammirata.
Alla fine dello spettacolo, la Regina si avviò in Prefettura in carrozza per evitare la strada fangosa, mentre il Re ed il Principe tornarono a piedi, camminando su apposite tavole sistemate per consentire loro quella traversata. Il Sovrano, camminando quasi a salti, ebbe a dire a chi gli stava attorno: “Non fa nulla, ce la siamo cavati alla meglio!”
Il terzo giorno della visita apparve il sole e l’aria fu più mite, sicché la gente si assiepò ai bordi di via Pretoria e delle altre strade dove era previsto il passaggio della carrozza reale, questa volta scoperta in modo da consentire al popolo la vista dei Sovrani ed i reciproci saluti lungo il percorso verso la Stazione ferroviaria.
Dopo le cerimonie di ringraziamento e di addio, i Reali salirono sul treno “e finché furono a vista
della Stazione, se ne stettero diritti sulla loggetta”, a guardare ed a salutare il popolo plaudente, smentendo in tal modo le esagerate preoccupazioni di sicurezza della vigilia.
Si racconta che il Re prima di partire avesse chiesto al deputato Marolda notizie della madre di
Passannante, esprimendo un “pensiero di pietà e di soccorso per la donna infelice” ma anche il Riviello non scommette sulla veridicità di tale affermazione.
A distanza di tre anni fu stampato un “Album offerto dalla Provincia di Basilicata alle L.L.M.M. Umberto e Margherita di Savoia in occasione della loro venuta a Potenza a cura di Michele Lacava” (Napoli 1884).
La pubblicazione offerta ai Sovrani conteneva, tra l’altro, brevi cenni storici su ciascun Comune della Provincia.
I Savoia ritornarono in Basilicata durante il fascismo.
La domenica del 30 agosto 1925 il Re Vittorio Emanuele III, accompagnato dal figlio Principe di
Piemonte (il futuro Umberto II), giunse nel capoluogo lucano per inaugurare il monumento ai caduti, ubicato nella Caserma Lucania, e per assistere all’ inizio dei lavori dell’acquedotto del Basento.
La stampa dell’epoca diede ampio risalto a quella visita con i soliti toni enfatici voluti dal Regime.
Anche “La Basilicata nel Mondo”, giornale rivolto ai lucani emigrati all’estero, ne celebrò l’avvenimento, sottolineando l’entusiasmo della popolazione. Tutte le strade erano piene di gente proveniente dai più disparati paesi della Provincia: “una fiumana di popolo”, sosteneva l’articolista, si riversò “incontenibile” sulle vie, senza che fosse possibile “valutare numericamente la moltitudine convenuta”.
Negli alberghi, nelle locande e nelle case private non si trovava più posto e molti avevano
dovuto “bivaccare alla luna, nella dolce notte di agosto morente”. Era tutto un pullulare di bandiere e di stendardi e le bande attraversavano la città al “suono marziale dell’inno reale”.
Preannunciato da una “macchina staffetta”, il treno reale giunse nella stazione potentina nel primo pomeriggio. Preceduti dai valletti di corte e dal generale Cittadini, i Reali, il Re, nella sua divisa di generale dell’esercito, ed il Principe Amedeo, nella sua uniforme di sottotenente dei granatieri, scesero dal treno con al seguito uomini politici ed altre autorità tra cui, in rappresentanza del Governo, il deputato lucano Francesco D’Alessio, sottosegretario di Stato alle Finanze.
Dopo i saluti prescritti dal cerimoniale, la presentazione al Re delle autorità locali, l’offerta del consueto mazzo di fiori e la rivista del picchetto d’onore, i Reali mosseroverso la città, acclamati da “una imponente dimostrazione di contadini e ferrovieri”.
Il mastodontico corteo, composto da dieci vetture oltre a quella del Re e dalle vetture “staffetta”
e “di servizio”, percorse la strada che saliva tra due ali di folla, giungendo in Piazza “18 Agosto” dove tutto era pronto per la cerimonia di inaugurazione del monumento ai caduti.
Tennero i loro discorsi il Regio Commissario cittadino Antonucci che ricordò le glorie passate della città durante la lotta risorgimentale e quelle dei suoi figli nella grande guerra, e l’on. Nicola Sansanelli, in rappresentanza dei combattenti, che ne ricordò l’impegno ed il sacrificio.
Dopo la cerimonia il Re ed il Principe Ereditario scesero dalla tribuna per omaggiare il monumento
ai caduti con una corona di alloro.
Si recarono poi in automobile nel Municipio cittadino dove erano ad attenderli gli impiegati del Comune e 200 fanciulle con caratteristici costumi lucani.
Salutata la folla, il Sovrano si recò in Prefettura dove fu ricevuto dalla moglie del Prefetto, “elettissima dama”.
Si affacciò più volte per salutare dal balcone centrale, addobbato con “un sontuoso tappeto”.
Una volta lasciato il Palazzo del Governo, il Re e il suo seguito, dopo aver attraversato via Pretoria, furono al rione Santa Maria. Ad attenderli erano padre Semeria, padre Minozzi e gli orfani di guerra, ospiti dell’Associazione per il Mezzogiorno, e cento piccole ricoverate della colonia montana “Benito Mussolini”.
Così la cronaca: “I piccoli e le piccole” intonarono un inno patriottico e il Re ne accarezzò alcuni “con la mano” , tutti avvolgendoli con il “suo sguardo paterno, dimostrando il suo grande amore per i figli di coloro che tutto diedero alla Patria”.
Dopo aver visitato i locali dell’orfanotrofio, della colonia montana e la sede dell’ Opera Nazionale
per il Mezzogiorno ed aver fatto tappa al Museo Provinciale il Re in automobile si avviò verso la Caserma Basilicata dove si svolse un’altra cerimonia.
Lì, “in perfetto ordine e allineamento”, era schierato su tre lati un battaglione del 29° reggimento potentino.
Dopo la marcia reale il Re passò in rivista le truppe e venne scoperto il monumento “innalzato dai camerati memori della gloria dei Caduti”.
Il colonnello Mario Beccaccini pronunciò il discorso ufficiale, esaltando le glorie militari del reggimento, insignito di 2 medaglie d’oro, 113 medaglie d’argento e 191 di bronzo, e ricordando l’alto prezzo di sangue pagato alla Patria con ben 750 morti ed il riconoscimento alla bandiera del reggimento dell’ordine militare di Savoia.
Il Re fece deporre una corona, sostando davanti al monumento, e si recò poi nello spiazzale prospiciente la villa comunale di Santa Maria dove il Regio Commissario Antonucci gli presentò i rappresentanti dell’impresa dei lavori dell’acquedotto del Basento.
L’arcivescovo impartì la benedizione, mentre Francesco D’Alessio pronunciò il discorso ufficiale e la banda intonò, tra gli applausi, l’inno reale. Poi i Regnanti si avviarono “per lo stradale alberato” a Porta Salza, “seguiti dalle scroscianti ovazioni del popolo”.
Al momento della partenza il Re e il suo seguito ripresero posto sul treno, lasciando la città “fantasticamente” illuminata.
Cinque anni dopo i Savoia ritornarono in Basilicata in occasione del terremoto del 23 luglio 1930 che colpì duramente la zona del Vulture, provocando 214 morti e danni incalcolabili al patrimonio edilizio (specialmente a Melfi, Rionero in Vulture, Atella, Barile, Rapolla).
Il “Giornale di Basilicata”(Settimanale delle Province di Potenza e Matera) titolava “Terribile Visione di Sterminio”.
Il 26 luglio il Re ed Elena d’Aosta visitarono l’area colpita dal sisma. La loro visita nei centri di Melfi, Rapolla, Rionero, Barile, Atella, Acerenza e Venosa venne ripresa dalla stampa locale con accenti solenni e toni commoventi. Così il “Giornale di Basilicata”: “Mentre il Re Soldato ed Elena d’Aosta recano alle popolazioni il loro conforto la gente lucana, con ferma volontà, asseconda la pronta opera ricostruttrice del Governo Nazionale”.
Il “reportage” da Melfi sottolineava “Il Re fra le macerie di Melfi”, mentre a Rionero una folla di donne e bambini manifestava “piena soddisfazione per le pronte e copiose provvidenze elargite dal Governo nazionale”.
Fu questo l’ultimo viaggio dei Savoia, Re d’Italia, in Basilicata.
Aggiungerei , fu l'ultimo viaggio dei Savoia in Basilicata come Re

Bibliografia
  • Raffaele Riviello, Cronaca Potentina, Tip. Santanello, Potenza 1888, ristampa anastatica, Nicola Bruno Editore, Potenza 2002.
  • Tommaso Pedio, Saggio Bibliografico sulla Basilicata, Potenza 1962, ristampa anastatica del 1975 di Arnaldo Forni Editore.
  • La rivista, fondata e diretta da Giovanni Riviello, fu pubblicata dal luglio 1924 all’agosto 1927.
  • Articolo “Il Re e il Principe Ereditario inaugurano il Monumento ai Caduti di Potenza”, in “La Basilicata nel Mondo”, anno II, n. 3, maggio-giugno 1925.
  • Sul terremoto e sugli interventi del regime fascista cfr. Michele Strazza, Lucania 1930. Un terremoto fascista, Litostampa Ottaviano, Rionero 2001.
  • Il “Giornale di Basilicata “ del 26-27 luglio 1930.
  • Il “Giornale di Basilicata” del 2-3 agosto 1930.
fonte: Basilicata Regione Notizie n. 107/108 Share

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