16 nov 2010

Basilicata, il paradiso italiano...secondo Repubblica (parte 1)

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Sembra che di colpo l'attenzione verso la regione lucana sia esplosa e abbia attirato le attenzioni di molti  che, a vario titolo,  ne descrivono il territorio e non solo. E in questo blog vi è una piccola serie articoli.
Alcuni hanno definifito tale fenomene come il PUNTO B. Ma superando le definizioni e classificazioni e rimanendo ai fatti, altra testata importante, Repubblica  si affaccia  alla finestra e si accorge che esiste una piccola regione che ha molto da mostrare, raccontare e scoprire. Merito dei Sassi di Matera di Papaleo, di Mariolina Venezia, di azioni politiche e di comunicazione, merito dei lucani che stanno scoprendo la loro regione
visitandola? Forse! Tutto vero; per le analisi è ancora presto ma bisogna, però, guardare attentamente il  fenomeno.
Se pensiamo al grande risalto che questa stessa terra qualche decennio fa ebbe. Ma non si parlava di paradiso, anzi il termine esatto era inferno!  In questi giorni, ricorre un anniversario triste. Una terremoto devastante colpì le zone della Basilicata e dell'Irpinia. Senzatetto, morti, ritardi. La cronaca di quei giorni e degli anni  a venire ha segnato i corpo e l'anima di molti lucani.
Guardare la Basilicata 30 anni dopo e leggere questi articoli fa piacere.
GM 

Leggi l'articolo:

Il cinema l'ha rilanciata, gli inglesi la stanno trasformando nel loro ultimo buen retiro, al posto del Chiantishire. Da Matera a Maratea, dal mare ai monti, il successo di una regione rimasta autentica
Basilicata, bella scoperta".(vedi il VIDEO) E' lo slogan di uno spot pubblicitario, di qualche tempo fa, per promuovere una delle regioni meno conosciute d'Italia con protagonista un curioso Leonardo da Vinci che, tentando di presentare la sua macchina volante ai forestieri, resta stupito e incantato dalle bellezze della sconosciuta Lucania. Oggi sono in tanti a scoprire quest'angolo del "Sud Italia", complice il recente film del lucano Rocco Papaleo, "Basilicata Coast to Coast" con i suoi 4 milioni di incassi e ancora in proiezione.  "La Basilicata è come il concetto di Dio o ci credi o non ci credi". Così esclama Rocco Papaleo per bocca di Nicola Palmieri, uno dei protagonisti. «La Basilicata, che ci crediate o no, esiste». Chi scrive, lo sa bene, essendo d'origine lucana, ma, di recente, se ne sono accorti anche gli inglesi che in un articolo del "Financial Times" hanno paragonato questa piccola regione niente meno che alla Toscana, spiegando come i sudditi di sua Maestà, che negli anni scorsi hanno cominciato ad affollare il cosiddetto Chiantishire, investendo anche in immobili, stanno ora facendo lo stesso nella regione del Sud Italia. Un nuovo eden, un Lucaniashire.

Si è attratti dai ritmi lenti, dall'atmosfera agreste, dal mare limpido, dai fitti boschi e dai gustosi prodotti della gastronomia. E così i centri lucani tornano a rivivere in un itinerario che conserva intatto il fascino del tempo. Si viene a contatto con città e paesi, lontani dal turismo di massa, ed è sempre il quotidiano britannico a tracciare la cartina dei luoghi più gettonati: Maratea, Matera, Bernalda, Irsina, San Mauro Forte. Alcuni sono più famosi, altri quasi sconosciuti. Tutti hanno un denominatore comune: le bellezze architettoniche e la natura incontaminata. E tutti rappresentano destinazioni vantaggiose anche per gli investimenti immobiliari: storici palazzi nobiliari e vecchie case (spesso vuote a causa dell'emigrazione), sono offerte a prezzi contenuti.


Come a Maratea, la perla del Tirreno, con un clima sempre mite, dove il costo degli immobili sul mare è, a causa della crisi, per il 10-15 per cento al di sotto del loro picco. C'è solo l'imbarazzo della scelta, sia sulle colline, in posizione privilegiata sulle acque cristalline, che nel grazioso e raccolto centro storico (preservato da una politica di cementificazione controllata) con vicoli strettissimi profumati di salvia, di fichi, di menta. Vivere o semplicemente fare una vacanza in questa bella cittadina regala sempre un'emozione, tra le stradine punteggiate di case variopinte, tra le deliziose piazzette animate da caffè o botteghe artigiane con produzioni locali di ceramica e di cesti di ginestra, tra le 44 chiese che costellano il territorio (molte custodi di tesori artistici, come la chiesa dell'Annunziata che conserva una pala d'altare raffigurante "l'Annunciazione", attribuita al pittore cinquecentesco Simone da Firenze).

E vale la pena spingersi fino al monte San Biagio dove svetta l'imponente statua di Cristo Redentore (alta 21 metri ed un'apertura di braccia di 19 metri) che, con il suo abbagliante biancore, domina la collina e ricorda, per dimensione, quella di Corcovado di Rio.

fonte Repubblica
www.tracieloemandarini.blogspot.com Share

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